Venerdì 20 Aprile 2007 - Libertà
Il bandito Pelloni, quel "passator cortese" narrato in un volume da Mario Biagini
Oggi la presentazione in Fondazione della pubblicazione edita da Berti
Il bandito Stefano Pelloni, più conosciuto con il soprannome pascoliano di "Passator cortese", inneggiato nella Romagna di primo '800 come un eroe che vendicava le angherie subite dai più deboli, è diventato ora protagonista dell'ultimo romanzo del medico Mario Biagini. Il libro "Il Passatore. Una voce nel vento" verrà presentato oggi alle 17.30 all'auditorium della Fondazione, in via Sant'Eufemia 12, da Paolo Dosi, che per i tipi della piacentina Berti aveva pubblicato il precedente romanzo di Biagini, "Storia di Alina"; Luigi Galli, presidente dell'associazione Amici dell'Arte, e Lia Iengo, insegnante al liceo scientifico "Respighi". Con quest'opera, Biagini, già responsabile del Servizio di igiene pubblica, ritiratosi in pensione dal 2001, torna nella natia Romagna. Pur avendo vissuto a Piacenza dal 1974, il medico è infatti originario di Viserbella, sulla riviera adriatica. «Non ho mai dimenticato le mie radici romagnole. Vi torno di frequente, ma soprattutto penso che i ricordi dell'infanzia restino impressi per sempre» spiega. Di questo libro, romagnolo è il soggetto, il mitico Passatore; romagnolo è l'editore, Pazzini di Verucchio, che nel suo catalogo, oltre alla narrativa, ha pregiati libri d'arte.Opere particolarmente studiate nel loro aspetto tipografico, delle quali a Piacenza si era visto un interessante saggio con le "Illuminations" di Arthur Rimbaud, reinterpretate graficamente da Maurizio Osti. Il libro di Biagini incrocia la storia con riflessioni personali e aggiunte originali. Immagina infatti di incontrare il Passatore morente, il quale ripercorre la sua breve, quanto intensa esistenza, da subito avvolta in un alone leggendario, che perdura ancora. «I vini, le trattorie, i ristoranti, le proloco portano il nome del Passatore». Biagini rievoca le emozioni provate da bambino, al sentire le gesta di un bandito che, «nonostante non fosse certo un perfetto esempio di galantuomo, era molto ammirato».
I motivi di questa fascinazione? «Osava opporsi all'autorità. Si diceva che rubava soltanto ai ricchi e ai potenti». La fedina penale di Stefano Pelloni, venuto alla luce a Boncellino, vicino a Russi (Ravenna) nel 1824, inizia a macchiarsi presto, poco più che ventenne. Per scrivere questo romanzo, oltre a leggere la discreta bibliografia disponibile, Biagini ha ricalcato l'itinerario compiuto dal Passatore (così chiamato dal mestiere del padre, che faceva il traghettatore), rivisitando i luoghi legati al celebre bandito: Forlimpopoli (dove, salendo sul palco del teatro, compì una delle sue azioni più clamorose), Longiano, Brisighella, S. Alberto, dove si trovava la tomba di Anita Garibaldi (che, pensando fosse ricca, il Passatore tentò di depredare) e Boncellino, dove Pelloni fu ucciso dai gendarmi pontifici nel 1851
ANNA ANSELMI