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Martedì 24 Aprile 2007 - Libertà

Il vedutista Canaletto e la ritrattista Carriera nella Venezia del '700

Una conferenza di Elena Sichel

Canaletto e Rosalba Carriera, due fra le maggiori personalità artistiche nella Venezia del '700, eppure diversissime tra loro sia per stile e tecnica, che per carattere ed inclinazioni personali. Rosalba Carriera divenne infatti famosa per i suoi ritratti a pastello, Canaletto per i suoi capricci e per le sue celebri vedute dipinte utilizzando la camera ottica; colta, affabile, raffinata, la Carriera condusse vita mondana, frequentando le principali corti europee e circondandosi, nel suo salotto sul Canal Grande, tappa d'obbligo per il bel mondo veneziano, di uno stuolo di intellettuali e fini intenditori d'arte.
Canaletto, all'opposto, noto a tutti per il suo carattere impossibile, abbandonato ben presto il mondo del teatro da cui proveniva - il padre era infatti uno scenografo - visse in pianta stabile a Venezia, ove condusse un'esistenza ritirata. Un approfondito paragone fra i due tanto sul fronte meramente artistico che facendo riferimento alla loro vicenda personale, è stato tracciato all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano dalla professoressa Elena Sichel, autrice del ciclo di incontri Artisti e artiste a confronto dal '600 al '900. Titolo di questo secondo appuntamento "Canaletto e Rosalba Carriera, due artisti veneziani ai tempi del Grand Tour": sebbene fosse già iniziato il suo lento declino, infatti, nel Settecento la Serenissima conservava ancora intatto il suo fascino aristocratico e mondano.
Nata nel 1675 in una famiglia di origini modeste, padre fattore e madre ricamatrice, Rosalba muove i primi passi sotto la guida del pittore Baratta, specializzandosi nella realizzazione di raffinate miniature. Scoperte le innate potenzialità della tecnica a pastello, se ne servirà per creare i celebri ritratti, effigi di estenuata eleganza, aggraziati e vivaci al tempo stesso, e pertanto congeniali al gusto rococò del tempo. La spontaneità e la freschezza dei visi infantili, la bellezza piena e sensuale di una donna nel fiore della giovinezza, la sofisticata eleganza delle signore dell'alta società, l'autorità di un alto dignitario o di un personaggio politico, il potere e l'altezzosità di un reale, qualità particolarmente apprezzate nei suoi lavori, ne fanno lo specchio, il ritratto ufficiale di un'epoca.
Di quasi una generazione più giovane Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, nato a Venezia nel 1697, e fra i maggiori vedutisti del Settecento italiano, anche se, come abbiamo visto, i suoi esordi avvengono a teatro, realizzando ad esempio le scenografie di opere musicali (nel 1920 è a Roma con il padre per allestire un'opera di Scarlatti). E' di questi anni il cambio di indirizzo intrapreso dalla sua pittura, dapprima realizzando capricci, cioè composizioni di paesaggio in cui elementi reali convivono accanto a elementi di fantasia o comunque non precisamente pertinenti al luogo fisico della raffigurazione (ad esempio archi di trionfo e piramidi, veduta lagunare e monumenti romani). Lavori in cui predominano ancora tinte cupe e contrastanti, e che successivamente, soprattutto nelle "lagune" disegnate con la camera ottica (strumento che attraverso un gioco di specchi e rifrazione permette di schizzare correttamente e rapidamente dal vero la prospettiva di un paesaggio o di uno scorcio architettonico, già in uso da Vermeer nel Seicento), condurranno l'autore ad un graduale schiarimento della tavolozza, facendone il diretto e degno erede del Tiepolo.

ALESSANDRA GREGORI

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