Mercoledì 25 Aprile 2007 - Libertà
«Cento assunzioni per la sede piacentina»
Fassati, presidente Cariparma: abbiamo un progetto di rafforzamento
L'incontro con autorità e forze economiche. Confermato il Centro di Formazione Bancaria. Allo studio nuovi servizi
Un progetto di assoluto rilievo nella seconda città più importante per la "Cassa": è l'impegno che Ariberto Fassati, responsabile del Crédit Agricole in Italia e presidente di Cariparma e Piacenza, ha assunto con il mondo economico e istituzionale piacentino, confermando la nascita già annunciata di un centro di alta formazione bancaria nella nostra città e parlando del probabile trasferimento all'ombra del Gotico di alcuni servizi bancari di Crédit Agricole oggi concentrati a Milano. Un progetto, quest'ultimo, inedito e che si tradurrebbe in un centinaio di assunzioni.
Ieri Fassati è venuto a Piacenza («città di bellissimi palazzi») per la sua prima visita all'interno della sede bancaria locale dopo la nascita del nuovo istituto di credito ufficializzata un mese fa. Per l'occasione, ha incontrato il sindaco Roberto Reggi, il presidente della Provincia Gian Luigi Boiardi, quindi Sergio Giglio, presidente di Confindustria Piacenza e Giuseppe Parenti, presidente della Camera di Commercio. Aveva già potuto confrontarsi con Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Nel pomeriggio Fassati ha dedicato una visita anche a Libertà - a fianco di Mauro Balordi, capo area di Piacenza e provincia - accolto dall'editrice Donatella Ronconi e dal direttore Gaetano Rizzuto.
Quali le attese del mondo istituzionale ed economico piacentino verso la nuova Cassa?
«Anzitutto sono venuto a complimentarmi con le persone che lavorano su questa città, perché siamo riusciti lo scorso anno ad aumentare la nostra quota di mercato, ormai superiore al 40 per cento, un dato veramente importante. Ne ho approfittato per incontrare le personalità cittadine che hanno espresso apprezzamento per la vita della Cassa. Oltre a presentarci, abbiamo detto cosa rappresenta per noi Piacenza, seconda piazza della Cassa. Per questo vogliamo inserire qui il centro di formazione e farlo insieme all'Università, sull'esempio di quanto è stato realizzato in agricoltura per la facoltà di Agraria, conosciuta e apprezzata. Alla Cattolica abbiamo trovato grande apertura su questo progetto. La decisione è presa. La banca cambia, da banca interregionale diventa banca nazionale inserita in un gruppo internazionale e le persone che lavorano per questa banca e i giovani che vi entrano dovranno essere adatti ad evolvere in questo senso. Per questi giovani poter continuare a lavorare nella propria città ai più alti livelli europei può essere un'opportunità molto interessante».
Altri progetti piacentini?
«Stiamo studiando con attenzione la possibilità di rafforzare su Piacenza alcuni settori, Crédit Agricole era presente essenzialmente su Milano, in parte su Torino per il credito automobilistico. Cam, Caylon, Agos sono concentrate su Milano, l'acquisizione di Cariparma fa sì che Piacenza, a metà strada tra Parma e Milano, abbia una posizione privilegiata, stiamo vedendo se portare a Piacenza alcuni servizi di back office, titoli, servizi che possano prevedere assunzioni di giovani in maniera importante, più di cento persone».
Nei suoi incontri ha avuto rimostranze per il nuovo marchio dove si perde il nome "Piacenza" accanto a quello di Parma?
«Il nome resta Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, il marchio è per forza qualcosa di abbreviato, del resto la banca veniva già chiamata Cariparma e bisognava aggiungere Crédit Agricole. Ma ritengo che bisogna guardare ai fatti, il Crédit ha nominato all'interno del consiglio e del collegio sindacale due rappresentanti di Piacenza (rispettivamente Germano Montanari e Umberto Tosi, ndr), persone di grande valore nella città, scelte da Crédit Agricole e non da Fondazione Cariparma. E' stata una nostra volontà avere rappresentanti che fossero nostri ambasciatori nella città e devo dire che stanno svolgendo con grande interesse questo compito. Credo, infine, che tutte le personalità incontrate abbiamo ben compreso l'importanza di avere una banca radicata nel territorio ma con un respiro internazionale».
pat.sof.