Sabato 28 Aprile 2007 - Libertà
Tre anni fa diresse il Requiem di Verdi al Municipale
«Rimpianti? Non aver potuto suonare con Toscanini»
Le sue passioni in un'intervista concessa a libertà
PIACENZA - Anche Piacenza piange Rostropovich. E' infatti ancora vivo il ricordo di quella bellissima Messa di Requiem di Verdi che il grande violoncellista diresse al Municipale nel gennaio del 2004 per la stagione lirica nella versione scenica di Pier'Alli, con cantanti come Dimitriu, Barcellona, Machado e Parodi, l'Orchestra della Fondazione Toscanini e il Coro del Municipale diretto da Corrado Casati.
La profondità misteriosamente presaga di tanta musica del '900 che ritrovava in Verdi, i suoi amatissimi Sibelius, Hindemith, Sostakovic e Britten, gli incontri importanti e quel rammarico espresso con grande commozione («Ho lavorato davvero coi più grandi. Il mio grande rimpianto è di non aver fatto in tempo a suonare con Toscanini, ma ho avuto la fortuna di farlo, ad esempio, con Bruno Walter»), molti furono gli aspetti toccati nell'intervista, compreso il gusto per la musica contemporanea («per me, negli ultimi anni, ci sono stati soprattutto tre compositori: Gubajdulina, Schnittke, Lutoslavskij. Ah, dimenticavo il migliore: Henri de Tillieux, uno straordinario "ragazzo" di 85 anni. Amo molto quello che fa»).
L'ultima domanda fu politica, sul futuro della Russia con a capo Putin. «Oh, cielo. Sono nervoso!» rispose Rostropovich fingendo comicamente il tremolio delle mani. e Riprendendo: «Vede, la Russia è un Paese che, sotto il regime comunista sovietico, è stata in prigione per oltre 70 anni: quando ha riavuto la libertà, non essendovi abituata, non ha saputo intenderla correttamente. La libertà individuale deve basarsi sull'autocontrollo della coscienza. La Russia si è ritrovata così con le risorse dello Stato depredate a beneficio di pochi oligarchi miliardari. Ora, Putin sta limitando lo strapotere degli oligarchi e capisce che certi settori, come la cultura, non possono essere sottratti all'intervento dello Stato. Ora, finalmente, gli artisti di teatri come il Bolshoj e il Marinskij prendono stipendi regolari e non devono più scegliere tra la fame e l'espatrio. Sono ottimista sull'avvenire della Russia. La coscienza vincerà».
Ieri messaggi di cordoglio sono arrivati tra tutti anche dalla Fondazione Toscanini («Con Rostropovich - ha detto il presidente Maurizio Roi - il mondo e la cultura del nostro tempo perdono una delle loro figure più alte. Siamo stati onorati dalla sua presenza e lo ricordiamo con grande affetto») e da Riccardo Muti, direttore dell'Orchestra Cherubini («il violoncellista e il direttore d'orchestra erano una cosa sola con l'impegno in una strenua ricerca della fratellanza e della libertà. Non potrò mai dimenticare Slava con il suo violoncello di fronte al muro di Berlino in pezzi. Personalmente perdo un amico carissimo con cui ho avuto l'onore di collaborare»).
Stefania Nix