Lunedì 30 Aprile 2007 - Libertà
Fabrizio Garilli è il direttore del "Nicolini"
Da musicista a dirigente
A Piacenza esiste una scuola di alta formazione musicale che proviene da lunga tradizione: il conservatorio "Nicolini". Un Istituto ormai conosciuto a livello internazionale nonché frequentato da molti studenti provenienti da Paesi lontani e da docenti di fama internazionale, che vi tengono importanti masterclass.
Negli ultimi anni - quelli della sperimentazione dei Conservatori, in base alla Riforma - a dirigere il "Nicolini" c'è Fabrizio Garilli, succeduto al compianto maestro Giuseppe Zanaboni. Garilli, giunto quasi alla fine del suo mandato, prima del ruolo di direttore è stato un ottimo concertista e un grande didatta, come molti ancora ricordano al "Verdi" di Milano, conservatorio in cui ha sfornato giovani talenti della musica. Il maestro ha inoltre composto brani, eseguiti e premiati in molti contesti prestigiosi.
Incontrare Fabrizio Garilli, nativo di Monticelli, dove è cresciuto in una famiglia in cui la musica godeva di grande considerazione, è dunque doveroso sia per conoscerlo un po' di più sia capire dove sta andando la musica a Piacenza e quale programma per il futuro ha in serbo il conservatorio "Nicolini".
Maestro Garilli, a quando risale il suo incontro con la musica?
«L'interesse per la musica nasce nella mia famiglia. Mio padre suonava il flauto, il nonno il clarinetto e la fisarmonica. All'epoca, a Monticelli d'Ongina, vi era una scuola di musica particolarmente quotata: a suo tempo vi operò Amilcare Zanella, pianista e compositore monticellese».
Quindi è stato il primo della sua famiglia e compiere studi accademici?
«Sì. I miei familiari, papà e nonno erano musicalmente molto dotati, ma non ebbero la fortuna di compiere gli studi musicali in Conservatorio. Il nonno, in particolare, era anche compositore autodidatta».
Come si è trovato, da studente, al "Nicolini"?
«Mi sono diplomato sotto la guida di Gemma Cappelletto Vasquez d'Acugno, didatta di particolare valore e allieva di Attilio Brugnoli, uno dei capiscuola della scuola pianistica italiana. A quel corso, oltre ai successivi perfezionamenti, devo la mia formazione di pianista e docente. Se il mio amore è rappresentato dal pianoforte e dalla musica in generale è comunque con grande passione che ho svolto la mia attività di didatta. L'attività artistica l'ho iniziata giovanissimo con il Gruppo musicale "Ciampi" diretto dal maestro Giuseppe Zanaboni. In questo contesto ho avuto molte opportunità di fare musica. Ricordo con particolare nostalgia le tante serate musicali a Palazzo Trattenero. Mi sono dedicato alla didattica, contemporaneamente all'attività concertistica, come docente al Conservatorio di Piacenza e successivamente al "Verdi" di Milano. In quegli anni ho avuto la fortuna di formare pianisti che si sono esibiti con orchestre della Rai, dei Pomeriggi Musicali e dell'Angelicum».
Il conservatorio di Milano, qualche tempo fa, pullulava di grandi talenti...
«Milano ha rappresentato per me un'esperienza molto importante, soprattutto perché ho vissuto il periodo in cui insegnavano docenti quali Mozzati, Vidusso, Canino, Perrotta, Pastorelli e Colombo, massimi rappresentanti del concertismo italiano e della didattica. Lavorare al loro fianco mi ha infuso il senso della professionalità e dell'impegno a raggiungere risultati di eccellenza».
La musica oggi vive un periodo più buio rispetto al passato. Che differenza nota, da allora?
«La musica vive oggi un momento difficile in Italia. Gli anni in cui ero docente al Conservatorio di Milano erano ancora caratterizzati da un forte interesse per la musica classica. Frequentavo i concerti all'Auditorium della Rai, che registravano spesso il tutto esaurito. Vi erano inoltre maggiori opportunità occupazionali per i giovani musicisti. I rivolgimenti sociali, culturali, nonché il ruolo dei massmedia (che hanno sostenuto sempre più certi generi musicali), hanno determinato una progressiva emarginazione della musica d'arte. Ritengo anche che in Italia, a differenza degli altri paesi europei, sia fortemente penalizzante il mancato inserimento della disciplina musicale nella scuola primaria e secondaria. Appelli in tal senso, sono stati ripetutamente lanciati dai maggiori rappresentanti del mondo musicale italiano: Pollini, Accardo, Ughi, Abbado, Muti, ma la situazione rimane per ora immutata e le occasioni per avvicinare i giovani alla musica in modo adeguato sono sempre scarse e insufficienti. Conseguentemente, le opportunità di insegnamento musicale nei vari ordini di scuole sono sempre più ridotte. Tale situazione rappresenta una grave lacuna nell'iter formativo delle future generazioni. Lo studio della musica favorisce infatti un armonico sviluppo della personalità e dovrebbe accompagnare i giovani in tutto il cammino scolastico. Ritengo sia questo il punto focale di un disagio che la musica vive da tempo in Italia. Naturalmente sono determinanti anche i tagli ai fondi destinati a Conservatori, Teatri, Associazioni concertistiche ecc.»
Il conservatorio "Nicolini", d'altro canto, vive negli ultimi anni un grandissimo afflusso di studenti, molti dei quali provengono da lontano. Penso, ad esempio, agli studenti di canto. Come lo spiega?
«Contrariamente alle condizioni in cui vive la musica d'arte, oggi vi è un crescente interesse dell'utenza per gli studi musicali. Il Conservatorio di Piacenza, per insufficiente disponibilità di posti, non riesce a soddisfare tutte le richieste che vengono dal territorio nazionale ed internazionale. Da parte delle famiglie vi è sempre più la consapevolezza che la musica rivesta un ruolo determinante nella formazione della persona. Da parte della classe politica, si esigerebbe di conseguenza una maggiore attenzione alle richieste della gente. In questi decenni i Conservatori italiani si sono fatti carico anche dell'aspetto formativo ed educativo oltre che a quello professionale».
Pollini recentemente ha detto che i politici in Italia non sono abbastanza sensibili nei confronti della musica d'arte perché non hanno avuto un'educazione musicale. Cosa riserverà il futuro alla musica in Italia, a suo avviso?
«Posto che la musica oggi non occupa quel posto che gli spetta, solo da una generazione educata a certi valori potrà arrivare un miglioramento futuro».
Direttore, so che la musica fa parte della vita di tutti i suoi familiari. Quasi un'eredità, dal nonno che suonava a Monticelli a suo figlio.
«La mia famiglia, da generazioni, si dedicava alla musica. Quindi era evidente che anch'io fossi coinvolto con una studentessa del Conservatorio, che è poi diventata mia moglie. E così mio figlio: avendo vissuto nel contesto familiare esperienze analoghe a quelle che ho vissuto nell'infanzia, ascoltando musica si è appassionato e si è avviato agli studi musicali. Ora insegna in una Scuola Media Indirizzo Musicale a Cremona. E anche mia nuora è diplomata in violoncello. Questo testimonia quale valore abbia la musica nella nostra famiglia: la musica è lavoro e passione insieme. Io non mi vedrei a fare nient'altro».
Prima di diventare direttore, lei ha avuto una ricca attività concertistica.
«Sì. Conservo tanti bei ricordi. Ho suonato in importanti sale e teatri. L'esperienza concertistica si è temporaneamente interrotta: dirigere il conservatorio "Giuseppe Nicolini" assorbe in senso completo, sia per quanto riguarda l'aspetto organizzativo che artistico. Ho vissuto inoltre la fase della Riforma dei Conservatori, un cammino evolutivo importante. L'attuazione completa della legge 508 richiederà ancora tempi lunghi. Attualmente sono attivati corsi sperimentali triennali e biennali che consentono il conseguimento di un diploma accademico equiparato alla Laurea universitaria di 1° e 2° livello - un adeguamento agli altri Paesi europei. Contemporaneamente a tali percorsi di studio, il Conservatorio, oltre ad una intensa attività concertistica propone da più di un decennio incontri con esecutori di fama internazionale. Ho fondato inoltre l'Orchestra Sinfonica "Amilcare Zanella" per la formazione professionale dei futuri orchestrali. Negli ultimi anni, grazie ai nuovi percorsi biennali di specializzazione, vi è stato un forte salto qualitativo nella preparazione dei futuri strumentisti che possono ora avviarsi alla professione in modo più adeguato e completo».
Dalla sua posizione, come vede la musica a Piacenza? C'è sufficiente sensibilità e attenzione?
«Direi che, negli ultimi anni, a Piacenza stiamo vivendo un momento di crescita grazie a soggetti quali la Fondazione Arturo Toscanini, la Società dei concerti, l'Orchestra giovanile Luigi Cherubini e le associazioni filoliriche che supportano in modo degno le attività del Teatro Municipale. Per il Conservatorio, l'apertura sempre più evidente e marcata verso questi soggetti è un auspicio per il futuro. L'unione di queste forze sostiene la formazione dei giovani».
E per i prossimi anni, quale programma ha il "Nicolini"?
«Anche se giunto quasi al termine del mio mandato, il mio obiettivo è che il Conservatorio di Piacenza si specializzi sempre più in settori specifici che abbiamo e stiamo individuando (canto verdiano, opera buffa, violino barocco, tecnologia ecc.) al fine di offrire agli studenti provenienti dai vari Paesi percorsi completi e anche inediti. Se vogliamo che il Conservatorio rimanga un'istituzione di alta formazione artistica e musicale e che questi corsi a livello universitario riscuotano consensi, occorre potenziarli. E per questo è necessario un concreto aiuto dalla città. Un grazie, in particolare, va alla Fondazione di Piacenza e Vigevano che ci degna di grande attenzione. Si pensi alla nuova sede della scuola media annessa al Conservatorio. La collaborazione della Fondazione Arturo Toscanini e del Teatro Municipale, che ospita i concerti degli studenti e le rappresentazioni di opere come Il geloso sincerato, La serva padrona e La finta semplice con l'Orchestra "Zanella", amplia il raggio di azione del Conservatorio come luogo deputato allo studio della musica a livello professionale».