Giovedì 19 Aprile 2007 - Libertà
«Noi medici, uniti contro l'isolamento»
Cinque dottori, un ambulatorio e il sogno di tagliare le liste d'attesa
La storia del primo polo cittadino di medicina di gruppo che verrà inaugurato dal ministro Livia Turco il 24 aprile
Non sono "eroi" del pronto soccorso alla E.R., non esibiscono la carica di irritante misantropia del pur fantastico Dr. House, ma forse hanno molto in comune con i tirocinanti di Grey's Anatomy che lottano anche per costruire un'amicizia in un ambiente stressante in cui è continuamente questione di vita o di morte. A chiunque assomiglino, i cinque medici piacentini che stanno dando vita ad un polo di medicina di gruppo in città sono in prima linea per migliorare la cura del malato, per dare un volto nuovo all'assistenza di base. Più vicina ai pazienti, con orari ampi di servizio (almeno 7 ore al giorno) e collaborando fianco a fianco con specialisti. Se il sistema funzionerà, verranno riassorbite dal loro ambulatorio anche prestazioni che gravano sulla routine del pronto soccorso e saranno tagliate le liste d'attesa per alcuni esami. I cinque si chiamano Michele Argenti, Luigi Cella, Maurizio Contini, Giorgio Gatti, Marco Zanetti. Assistono 8mila piacentini.Il 24 aprile il ministro della Sanità Livia Turco sarà a Piacenza anche per inaugurare la nuova sede del gruppo di "pionieri", in via Melchiorre Gioia n.20. Un viatico migliore è difficile immaginarlo e del resto, l'esperienza potrebbe diventare un modello virtuoso per altri. Ieri abbiamo incontrato i cinque protagonisti poco prima che discutessero nel dettaglio i termini della convenzione che li legherà all'Ausl.
I traguardi per i pazienti? Un filtro agile sulle prescrizioni, meno burocrazia, tempi più veloci nel difficile e a volte tortuoso contatto con gli specialisti ospedalieri alcuni dei quali potranno essere presenti una volta alla settimana all'ambulatorio, si può ragionevolmente sperare - ad esempio - di accorciare i tempi d'attesa per le ecografie. Per piccoli interventi come cisti o lipomi il chirurgo può agire nel centro. Più facile e diretto il passaggio dei referti che implicano talvolta trafile notevoli e una dilatazione dei tempi.
In quanto alla storia di questi medici, parte da lontano. Nasce nel 2005 l'idea di far nascere un'esperienza di medicina di gruppo (altrove, per esempio in Valdarda, c'è e funziona bene, in una sede dell'Ausl), dando così corpo alla convenzione regionale che già la contempla. «Ma abbiamo dovuto cercare una sede in centro - riassume Argenti - fino a trovarla in via Gioia nell'edificio acquisito dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, da cui abbiamo avuto in affitto i locali, e si è dovuto superare il via-libera della Soprintendenza perché l'edificio è del '400, quindi vincolato». Si tratta di ambienti annessi al complesso dell'antico collegio dei Gesuiti. Fuori il palazzo è di un bel giallo acceso, la targhetta alla porta elenca tutti i medici in servizio, ma ci sono ancora alcuni lavori da terminare, e per esempio la parte legata al collegamento dei computer.
E veniamo ai contenuti. Perché nasce questo ambulatorio che rivoluziona l'immagine della medicina di base? «Il medico di base - argomenta Giorgio Gatti - è un po' isolato nel suo studio con i suoi mille pazienti e c'è l'esigenza di superare questo isolamento, condividere le esperienze». E poi la medicina è sempre più tecnologica, il poliambulatorio avrà a disposizione «tecnologie di informatizzazione e apparecchiature d'avanguardia». Ma va sgombrato il campo da confusioni: chi è legato al proprio medico continuerà ad esserlo.
«Ogni paziente - viene spiegato - deve rivolgersi in prima istanza dal medico che ha scelto, che ne ha la responsabilità terapeutica, solo in caso di necessità e urgenze, oltre che di malattia o ferie del titolare, potrà trovare disponibile un altro medico del team. Esiste anche un regolamento per cui all'interno del team i pazienti non possono cambiare medico».
Naturalmente l'intento è di offrire un servizio migliore - spiegano Cella, Contini e Zanetti - meglio organizzato, anche se ognuno rimane con il proprio carattere e le proprie capacità cercando però di mettersi in équipe con la sua specialità: «è un grande cambiamento nel modo di far medicina di base». E c'è un lievito di autonomia, sottolinea Cella. Non ci si sente "dipendenti" rispetto all'azienda sanitaria, si rifiuta la «spersonalizzazione» del proprio ruolo: «Noi dovremmo fare da filtro, essere semplici prescrittori, saper contenere le spesa. Metterci insieme forse consentirà di fornire un servizio che supera questo rapporto con l'Ausl. E' molto difficile per la nostra professionalità avere solo il concetto fisso che dobbiamo risparmiare, spesso sulla pelle dei nostri pazienti. Non è giusto. Metterci insieme è un modo per dire alla gente che siamo corretti, che cerchiamo di risolvere quelle mancanze, spero piccole, che ognuno di noi ha nella sua attività privata».
Patrizia Soffientini
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