Mercoledì 18 Aprile 2007 - Libertà
I Gentileschi: padre e figlia artisti
nella Roma del '600
Conferenza di Elena Sichel
Orazio e Artemisia Gentileschi: padre e figlia, maestro e allieva, collaboratori, artisti affermati. La parabola artistica, ancora prima di quella esistenziale, sperimentata dai due celebri pittori nella Roma caravaggesca d'inizio Seicento, è stato l'argomento centrale dell'erudita conferenza tenuta dalla studiosa Elena Sichel all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. L'appuntamento ha inaugurato il ciclo di incontri dedicato ad "Artisti e artiste a confronto dal '600 al '900", interessante proposta di confronto tra le diverse o consimili modalità d'espressione di uomini e donne nelle diverse epoche storiche, perché, come ha commentato Sichel introducendo il discorso «è giusto che le donne abbiano il "diritto alla differenza", cioè al confrontarsi con mestieri per tradizione considerati maschili».
Stretti in un sodalizio professionale certamente insolito in un'epoca in cui le discipline artistiche restavano sempre e comunque esclusivo appannaggio del sesso forte, Orazio e Artemisia si trovarono spesso a collaborare in un clima di grande fioritura artistica delle arti, culturalmente dominato da due principali tendenze estetiche: da un lato l'assunto naturalistico dei Carracci di idealizzazione del dato reale, dall'altro il vivido realismo di Caravaggio. Giunto a Roma nel 1576 o nel 1578, Orazio, che raggiungerà l'apice della fama nei primi anni del secolo successivo, fonderà le due "scuole", pur restando molto legato alla lezione del Merisi. Al contrario Artemisia, approdando nel 1612 alla corte medicea di Firenze, mitigherà il vivido realismo dei suoi esordi, rivestendolo con una patina di affettazione d'impronta tardomanierista, non ancora affrancata dal principio di idealizzazione del reale. Del resto, la genialità dei Gentileschi così come di tanti altri grandi maestri prima di loro, consiste proprio in questa dote di versatilità, nella capacità di adattare il proprio linguaggio artistico alle "mode" e alle esigenze della committenza. Non dobbiamo infatti dimenticare che nel 1616 Artemisia viene accolta nell'Accademia di disegno fondata dal Vasari.
Un percorso ricostruito da Sichel attraverso le numerose immagini proiettate nel corso dell'incontro, non dimenticando di fornire alla platea anche una dettagliata bibliografia sui Gentileschi, che da sempre risulta essere un poco sbilanciata verso Artemisia, soprattutto in ragione delle sue vicissitudini familiari: all'età di 18 anni, infatti, la giovane pittrice subì un atto di violenza sessuale da parte di un collaboratore del padre, il pittore Agostino Tassi, al quale Orazio l'aveva affidata affinché le insegnasse le regole della prospettiva. Seguì regolare processo, di cui rimangono gli atti, che spesso hanno ispirato le biografie romanzate di Artemisia a firma di famose scrittrici.
ALESSANDRA GREGORI