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Mercoledì 11 Aprile 2007 - Libertà

Municipale - Stasera debutta l'opera verdiana che chiude la stagione lirica, Humburg sul podio della "Toscanini"

E' l'ora di Attila, canta il re barbaro
In passerella un cast di stelle: Pertusi, Theodossiou, Servile

PIACENZA - Ritorna al Teatro Municipale Attila di Giuseppe Verdi in coproduzione con i Teatri di Modena e Ferrara.
Dopo l'anteprima di ieri andata in scena con molto successo finalmente arriva in scena anche l'ultimo titolo di una stagione lirica particolarmente ricca.
Stasera dunque alle 20.30 (per il turno di abbonasmento A) l'atteso incontro con il re unno ma soprattutto con un cast di grande impatto che da giorni sta provando questa nuova produzione (repliche venerdì alle ore 20.30 fuori abbonamento, e domenica alle 15.30 per il turno B.
L'Orchestra della Fondazione Arturo Toscanini è diretta dal maestro tedesco Will Humburg. Il cast, come si diceva, è composto da star di provata esperienza come il basso Michele Pertusi (Attila), il baritono Roberto Servile (Ezio), il soprano Dimitra Theodossiou (Odabella), il tenore Walter Fraccaro (Foresto), il tenore piacentino Giovanni Maini (Uldino) e il basso Alberto Rota (Leone).
Il Coro del Teatro Municipale è diretto dal maestro Corrado Casati. Scene e regia sono di Pier Luigi Pizzi. Per questa tournée sono state riprese da Paolo Panizza.
Le prime rappresentazioni di Attila al Municipale si ebbero a seguito del primo successo al debutto dell'opera a Venezia nel marzo 1846, quindi nel 1847, ancora nel 1849 e nell'autunno 1868 insieme ai Due Foscari. L'esito fu lusinghiero, annotava il cronista. Poi però l'opera fu del tutto dimenticata. La proposta odierna ha particolare valore per l'impegno produttivo profuso con due compagnie di canto e soprattutto per il fatto che i piacentini potranno soddisfare la loro curiosità godendo di un'opera verdiana praticamente inedita per il palcoscenico piacentino.
Originariamente organizzata in un prologo e tre atti, ora l'opera viene presentata in questo allestimento in due tempi con un solo intervallo per una durata complessiva della rappresentazione vicina alle due ore e mezzo.
L'azione teatrale prende avvio ad Aquileia, quindi nella Laguna veneta, per concludersi nei pressi di Roma. Attila festeggia la vittoria con i suoi (Eroi levatevi), dopo la presa e distruzione di Aquileia. Odabella ha guidato la difesa della città, ha visto uccidere il padre, invoca fieramente la restituzione della spada. Attila le offre la sua.
Il generale romano Ezio viene a proporre un accordo per la spartizione del regno. Attila rifiuta e si prepara a marciare su Roma (Vanitosi). In laguna, intanto un gruppo di eremiti, guidato da Foresto, canta lodi di scampato pericolo e si impegna a costruire una nuova città (Cara patria). Foresto apprende che Odabella, sua promessa sposa, è prigioniera di Attila (Ella in poter del barbaro).
L'azione si sposta nell'accampamento di Attila. Odabella piange il padre e Foresto (Oh, nel fuggente nuvolo). Foresto le si presenta travestito ("Si, quell'io son) e l'accusa di tradirlo con Attila. Odabella riesce a convincerlo della sua fedeltà e gli rivela il piano per assassinare Attila. Un sogno premonitore tormenta il condottiero Unno.
Sfidando la premonizione Attila chiama i suoi alla battaglia, mentre un canto di fanciulle annuncia l'eremita Leone (per ragioni di censura non era possibile mettere in scena un Papa).
Attila riconosce il vecchio del sogno e cade a terra (No, non è sogno). Nell'accampamento romano, Ezio riceve l'ordine dell'imperatore Valentiniano di rientrare a Roma. Giungono schiavi con Foresto a portare l'invito di partecipare ad un banchetto offerto da Attila. Foresto rivela il piano per uccidere Attila. Ezio accetta di prendervi parte (E' gettata la mia sorte). Nell'accampamento di Attila, Foresto convince Uldino ad avvelenare il re Unno. Odabella sventa il piano. Foresto si convince del tradimento di Odabella con Attila. Tuttavia Odabella intercede per Foresto. Attila perdona, ringrazia Odabella di avergli salvato la vita e le propone il matrimonio, mentre si prepara all'assedio di Roma (Oh, miei prodi).
Bosco nei dintorni di Roma. Uldino informa Foresto delle prossime nozze. Con Ezio Foresto progetta un'imboscata. Odabella si difende dalle accuse di infedeltà (Te, tu sol quest'anima). Sopraggiunge Attila che comprende di essere stato da tutti abbandonato. Odabella lo trafigge con la sua stessa spada (Tu, rea donna). Così si conclude la parabola di Attila. E così si chiuderà la stagione lirica piacentina.

Gian Carlo Andreoli

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