Giovedì 5 Aprile 2007 - Libertà
Attila, ecco l'"estremismo" di Verdi
Una partitura tra tempi velocissimi e lentezze esasperanti
Municipale - Al Ridotto conferenza del critico Gualerzi sull'opera, presenti concertatore e cast
PIACENZA - Al Ridotto del Municipale per Ante..Primeil critico musicale Giorgio Gualerzi del settimanale Famiglia Cristiana, ha presentato l'Attila di Verdi. L'opera ritorna al Municipale, dopo un'assenza ultracentenaria, il 10 in anteprima con i giovani selezionati dalla Fondazione Toscanini, in "prima" l'11 e repliche il 13 e il 15. L'assessora comunale Manuela Bruschini ha sottolineato l'importanza della collaborazione dei Teatri di Modena e Ferrara, nonché l'eccezionalità della rappresentazione con un cast di alto profilo. Cristina Ferrari, responsabile della produzione lirica della "Toscanini", a sua volta ha dato rilievo allo sforzo produttivo di coinvolgere giovani artisti a misurarsi in un'opera di notevole impegno. Gualerzi, sempre ricco di spunti aneddotici, ha ricordato un triste incidente, in concomitanza con l'allestimento dell'opera a Venezia. Un quotidiano tedesco importante pubblicò il 25 febbraio del 1846 la notizia della morte del compositore. Verdi non si scoraggiò. Dopo le opportune smentite, attese tranquillamente alla messa in scena di Attila che alla "prima" nel marzo 1846 ottenne grande successo, tanto che ben 12 teatri si contesero nello stesso l'allestimento. Il critico ha ricordato come la gestazione dell'opera sia stata difficile per problemi personali di Verdi. Erano gli "anni di galera" e di difficoltà con i librettisti. Verdi si affidò primamente al fedele Piave. Poi il libretto fu passato a Solera, che da parte sua, preso dalle sue avventure, procrastinava la consegna del lavoro. Verdì si spazientì al punto di ritornare da Piave per ultimare il libretto, non senza le rimostranze del Solera, fuggito nel frattempo in Spagna. Di tutta l'operazione, ha confermato il relatore, proprio il libretto risulta essere la parte più debole. Verdi si preoccupava del rispetto degli accadimenti storici, con meno disinvoltura di Donizetti che inventava personaggi per dar corpo al dramma. I librettisti invocavano libertà di invenzione a loro volta. Verdi insisteva: «Voglio quattro caratteri decisi». E poi ebbe la meglio, dando a ciascuno il dovuto risalto.
Gualerzi pone Attila caposaldo del successo pieno di Verdi e della sua popolarità anche fuori confine. Il critico del tempo Casamorata, puntualmente citato dal relatore, vide in Attila l'apogeo del caballettismo. Il fascino sta appunto, ha sottolineato Gualerzi nella fusione della melodia con il ritmo. La vicenda si colloca nel 452, l'impero romano in decadenza. Attila è il condottiero venuto dall'est che Ezio, generale romano tenta in ogni modo di fermare. Sarà Papa Leone sotto le spoglie d'un santo eremita, ad alzare la mano per dire basta all'invasore. Attila distrugge Aquileia, i suoi fanno strage di donne e vecchi. Odabella vuole vendicare il padre ucciso. Il generale Ezio si avvarrà di lei per uccidere Attila. Gualerzi ha predisposto numerosi ascolti, per dar conto delle innovazioni e del trattamento musicale. Nel frattempo, finite le prove, il critico è stato raggiunto in teatro dal direttore Will Humburg, dal regista Paolo Panizza, da Roberto Servile (Ezio), da Dimitra Theodossiou (Odabella), Walter Fraccaro (Foresto). Gualerzi ha coinvolto i protagonisti di questa edizione nel suo racconto. In particolare il direttore Humburg coglie in Attila la predilezione di Verdi per le situazioni estreme, cui fa corrispondere la sua musica con tempi ora velocissimi, quasi impossibili, ad altri di una lentezza esasperante, ma finalizzati a rendere appunto situazioni di vita estreme.
Gian Carlo Andreoli