Mercoledì 4 Aprile 2007 - Libertà
La vita e le regole secondo Rodotà
Stasera incontro in Fondazione
La rassegna "Testimoni del tempo"
Questa sera alle 21 alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, Stefano Rodotà, uno dei più affermati giuristi italiani, nell'ambito dell'iniziativa Testimoni del tempo, a cura della Fondazione, moderatore Eugenio Gazzola, presenterà il suo ultimo libro La vita e le regole, un volume che pone all'attenzione dei lettori le questioni relative al rapporto tra diritto e potere.
Chi è che decide sulle possibilità da dare alle nostre vite? Noi stessi o un qualsiasi potere pubblico o privato? E, quando decidiamo noi stessi, fino a che punto il potere può lasciarci fare? Come e quanto può invece controllarci o videosorvegliarci, caso mai inserendo dei microchip sotto la nostra pelle e seguendoci fin nei più reconditi movimenti? Come distinguere, con la chiarezza e distinzione cartesiana della modernità, ciò che è pubblico e ciò che appartiene invece al nostro foro privato? Alla precisione e chiarezza con cui occorre affrontare questi problemi, fa da sfondo - secondo Rodotà - una materia tanto complessa da sfociare nella filosofia. Perché il più delle volte a porsi problemi sulla natura del diritto non sono i giuristi ma appunto i filosofi e i letterati. E, a tutti gli effetti l'ultimo libro di Rodotà è un testo filosofico. Tra gli argomenti trattati nei capitoli del volume, ci sono il corpo, la solitudine, il clone, il dolore, la cura e la fine. Un'analisi a tutto campo sui grandi temi di oggi: la privacy, il diritto di cronaca, i Dico, il diritto di una morte dolce e i problemi legati all'accanimento terapeutico.
Nel 1955 Rodotà si laureò in giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma, di cui attualmente è professore di diritto civile. Simpatizzante del Partito comunista italiano, come indipendente di sinistra fu eletto deputato nel 1979, diventando poco dopo membro della Commissione Affari Costituzionali. Nel 1983 venne rieletto, e venne nominato anche presidente del Gruppo Parlamentare della Sinistra Indipendente. Deputato per la terza volta nel 1987, entrò a far parte di tre commissioni: quella per gli Affari Costituzionali; quella degli Affari della Presidenza del Consiglio dei Ministri e quella degli Affari Interni. Nel 1989 viene nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal Pci, ma successivamente aderisce alla svolta della Bolognina che lo trasforma in Partito Democratico della Sinistra. Nell'aprile del 1992 torna alla Camera dei Deputati tra le fila del Pds, diventando tra le altre cose membro della Commissione Bicamerale. Al termine della legislatura, durata solo due anni, decide però non di ricandidarsi, preferendo occuparsi di diritto civile: già nel 1990 era stato nominato Presidente dei Giuristi italiani, ed in questa veste tentò nel 1995 di oscurare le reti televisive Mediaset tramite un referendum, che tuttavia non diede i risultati sperati.
Dal 1997 al 2005 è stato Presidente dell'Autorità garante per protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea. Ha scritto numerose opere di carattere giuridico e legislativo, tra cui Intervista su privacy e libertà e il recente volume La vita e le regole.
MAURO MOLINAROLI