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Domenica 1 Aprile 2007 - Libertà

Testimoni del tempo - Parla l'ex garante della privacy, mercoledì sera ospite in Fondazione

«Tensione aperta tra ragione e vita»
Rodotà: per far questo costruiamo una filosofia del limite

Può il diritto impadronirsi della nuda vita? La società deve rassegnarsi a essere chiusa nella gabbia d'acciaio di un'onnipresente e pervasiva dimensione giuridica? Viviamo in una società satura di diritto, di regole giuridiche dalle provenienze più diverse, imposte da poteri pubblici o da potenze private. Negli ultimi secoli infatti il campo di esercizio del diritto si è esteso, inglobando questioni affidate un tempo al governo della religione, dell'etica, del costume, della natura.

Le nuove tecnologie della vita - genetiche, riproduttive, di prolungamento artificiale della vita e di controllo, con la possibilità di accesso da parte di enti privati e istituzioni alla privacy individuale - hanno posto il diritto al centro di una fitta rete di questioni etiche e politiche. La consapevolezza sociale non è sempre adeguata alla complessità di questo fenomeno, che rivela anche asimmetrie e scompensi, con un diritto invadente in molti settori e assente dove più se ne avvertirebbe il bisogno.
Stefano Rodotà, redattore capo delle riviste Politica del diritto, Rivista critica del diritto privato e Diritto dell'agricoltura, dal 1997 al 2005 presidente dell'Autorità garante per protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea, palerà di questi temi mercoledì sera alle 21 alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, nell'ambito della serie d'incontri Testimoni del tempo.
Rodotà ha scritto numerose opere di carattere giuridico e legislativo, tra cui Intervista su privacy e libertà e il recente volume La vita e le regole. È anche collaboratore del quotidiano la Repubblica. Attualmente è direttore del Master di secondo livello in "Diritti della persona e nuove tecnologie" all'università La Sapienza di Roma.
Nel suo ultimo libro affronta in tutta la sua vastità, il tema del diritto in relazione alle scelte etiche, sociali e politiche della società contemporanea, alla pervasività del suo potenziale dominio e, di conseguenza, ai limiti da imporre al suo esercizio.
Qual è il ruolo del diritto nella società contemporanea?
«Il diritto della natura e dei limiti, e quindi delle condizioni di possibilità del diritto, è vecchio quanto la nostra civiltà. Il tema si ripropone oggi, anche se in un contesto molto diverso rispetto al passato. Più complicato. Almeno nel senso che, ad uno sguardo d'insieme e comparativo, il mondo classico o moderno, il mondo così come lo abbiamo conosciuto e interpretato fino al secolo scorso, sembra essere uscito fuori dai cardini. Lo scardinamento è una condizione tipica dei tempi di passaggio o transizione, di periodi storici in cui all'improvviso sopraggiunge il "nuovo". Le novità del nostro tempo sono così tante e sconvolgenti che sembra veramente una impresa titanica proporsi, di darne conto alla luce del problema sull'essenza del diritto. Vi è una diffusa e persistente difficoltà sociale nel metabolizzare le innovazioni scientifiche e tecnologiche quando queste incidono soprattutto sul modo in cui si nasce e si muore, sulla costruzione del corpo nell'era della sua riproducibilità tecnica, sulle possibilità stessa di progettare la persona. Il riferimento è rivolto ai temi della bioingegneria, alla possibilità che l'uomo oggi ha di intervenire sul corpo umano con protesi sempre più perfette, ma anche sulla stessa natura umana con interventi diretti o indiretti sul genoma e sull'apparato cromosomico».
Il diritto è oggi un elemento di libertà o di costrizione?
«La prima questione che si pone è quella del potere: chi è che decide sulle possibilità da dare alle nostre vite? Noi stessi o un qualsiasi potere pubblico o privato? E, quando decidiamo noi stessi, fino a che punto il potere può lasciarci fare? Come e quanto può invece controllarci o videosorvegliarci, caso mai inserendo dei microchip sotto la nostra pelle e seguendoci fin nei più reconditi movimenti? Come distinguere, con la chiarezza e distinzione cartesiana della modernità, ciò che è pubblico e ciò che appartiene invece al nostro foro privato? Alla precisione e chiarezza con cui occorre affrontare questi problemi, fa da sfondo una materia tanto complessa da sfociare nella filosofia. Il più delle volte a porsi problemi sulla natura del diritto non sono i giuristi ma appunto i filosofi e i letterati. E, in ultima istanza, un testo filosofico a tutti gli effetti è il mio ultimo libro. Tra gli argomenti trattati nei capitoli del volume, ci sono il corpo, la solitudine, il clone, il dolore, la cura e la fine, quello centrale è, a tutti gli effetti, il tema del caso. Il caso si palesa, ad un tempo, come regola e come segno dell'impossibilità della regola. Il diritto spesso s'inquadra nel limite che esso stesso racchiude».
Qual è il rapporto tra diritto e libertà?
«La libertà umana se è assoluta si contraddice: il potere deve perciò regolare la libertà di ognuno per permettere a quelle di tutti di svilupparsi. Un diritto che tutto regoli contraddice però anch'esso la libertà umana, che non ha più la possibilità di estrinsecarsi e casomai di sovvertire lo stesso diritto esistente per costruirne uno nuovo. È una dinamica e tensione continua quella che si crea fra il diritto e la vita».
Si tratta di salvaguardare sempre e comunque la dignità delle persone?
«I diritti essenziali alla libertà e dignità della persona, sono la vera "norma fondamentale" del nostro tempo. E' necessario costruire una filosofia del limite che tenga sempre aperta la tensione fra ragione e vita. A maggior ragione nel momento in cui la vita non è più con evidenza un dato di fatto indiscutibile».
Dai «Furbetti del quartierino» a «Vallettopoli», dove è il confine tra diritto di cronaca e diritto della privacy?
«Per quanto riguarda il primo caso il dovere di un cronista è quello di informare i lettori, perché i disastri o le furbizie compiute a livello finanziario, se pubblicati, tutelano i consumatori e i risparmiatori. In economia non esistono regole relative alla privacy; su Vallettopoli occorre capire dov'è la linea di confine: politici, sportivi e attori sono figure pubbliche e come tali hanno un'attesa di vita privata diversa rispetto agli altri cittadini. Per quanto riguarda i politici, poi la loro integrità morale può essere un valore di giudizio da parte degli elettori. Le notizie vanno date, i cittadini devono conoscere ed essere informati, saranno eventualmente il Garante e la Magistratura, a dare risposte definitive con le loro sentenze».

MAURO MOLINAROLI

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