Venerdì 30 Marzo 2007 - Libertà
Scrigno d'arte pensato nel Seicento
Ceduto al Comune di Piacenza quasi quarant'anni fa
La storia
«La prima notizia documentaria relativa a una chiesa parrocchiale di dedicata a San Vincenzo si riferisce alla sua fondazione nel 1100 e alla ricostruzione avvenuta nel 1278». È l'architetto Valeria Poli a tracciare la storia della della chiesa dei Teatini. «La chiesa aveva l'ingresso a ponente e si trovava al centro del vicolo detto di San Vincenzo. Viene ceduta ai padri Teatini - spiega l'architetto - arrivati a Piacenza nel 1571, rendendo necessario un adeguamento alle nuove esigenze come testimoniano alcuni interventi condotti dal 1574 al 1580. Si tratta però di un intervento che ben presto sarà reso inutile dal progetto della chiesa attuale che, iniziata nel 1595, viene consacrata il 29 giugno 1612. Chiusa nel 1810, viene riaperta nel 1822 per iniziativa di alcuni privati che nel 1843 cedono l'intero complesso conventuale ai Fratelli delle Scuole Cristiane che lo vendono negli anni 70 del XX secolo al Comune di Piacenza». «La costruzione della nuova chiesa - prosegue -, che presumibilmente riutilizza la precedente come transetto, viene commissionata dai padri Teatini, nel 1595, al confratello napoletano Pietro Caracciolo. Nel 1612 i Teatini abbandonano la chiesa vecchia anche se la nuova, consacrata il 23 ottobre 1616, verrà conclusa nel 1634». Dal punto di vista architettonico «l'edificio è caratterizzato, soprattutto nella facciata, dall'adozione degli elementi decorativi del linguaggio manierista. La facciata, in laterizio faccia a vista, è a doppio ordine (dorico al piano terreno e ionico in quello superiore). Si aprono ben tre accessi tra i quali si privilegia quello centrale con colonne in aggetto, rispetto al filo della facciata, sormontate da architrave e da cimasa centinata spezzata con al centro due volute con mascherone che regge il simbolo dell'ordine dei Teatini. L'impianto planimetrico è a pianta longitudinale, con transetto, suddivisa in tre navate da colonne di ordine tuscanico e conclusa, nella crociera, da una cupola sormontata da un alto tiburio sopralzato, esternamente concluso dal lanternino.
Nelle navate laterali si susseguono una serie di cupolette (come in S. Agostino), mentre la navata centrale è coperta da una volta a botte». Preziosità nell'interno a tre navate: «Un ciclo ad affresco (1706-12) con opere di figura di Robert De Longe (Bruxelles 1646- Piacenza 1709) e di Giovan Evangelista Draghi (Genova 1654-1712), di quadratura dei piacentini Andrea e Giambattista Galluzzi, mentre la volta a botte della navata centrale (1760-1) è affrescata dai lombardi Felice Biella (quadratura) e Federico Ferrario (figura). In zona presbiteriale si ricordano le tre scene del martirio di S. Vincenzo dipinte sempre da Roberto de Longe».