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Lunedì 26 Marzo 2007 - Libertà

L'opinione La voce dei piacentini
nella nuova Cariparma

Alcuni anni fa, al momento della fusione fra le Casse di Risparmio di Parma e di Piacenza e poi dell'acquisizione da parte del gruppo Intesa si erano levate non poche voci di dissenso, la mia fra queste, non tanto sulle fusioni per se stesse quanto sulle modalità, sugli accordi, sulle prospettive per il nostro territorio, per la nostra economia della costituzione di un gruppo parmense/piacentino prima, della confluenza di questo nel grande agglomerato bancario nazionale di Banca Intesa, a sua volta sorto dalla fusione di Comit, Cariplo ed Ambroveneto e della decisione della Fondazione di Piacenza di non partecipare all'iniziativa, nella quale era entrata invece quella di Parma con una quota significativa e con buona voce in capitolo nel massimo organo decisionale del nuovo gruppo.
I rappresentanti piacentini di allora poi si lamentarono di essere stati estromessi, a breve, dalle più alte cariche della banca con sede a Parma, ma ciò derivò dal fatto che Parma aveva la maggioranza azionaria e non erano stati presi accordi vincolanti ed a lungo termine perché la fusione comportasse una presenza paritaria o almeno proporzionale negli organi di direzione.
Vi furono inutili recriminazioni da parte dei nostri rappresentanti ed anche, si disse, dissapori personali con i parmensi, conclusi con la decisione, direi a caldo, di non partecipare all'iniziativa Banca Intesa, di vendere la partecipazione ed investire in altre iniziative di tipo diverso da quello bancario.
Fortunatamente, Banca Intesa comprese che la Cassa era una banca profondamente radicata nelle due province di Parma e Piacenza e scelse per la stessa una forma federale, cioè ne conservò il nome ed il marchio, con i nomi delle due province emiliane.
Ora, nel quadro della grande fusione fra Banca Intesa ed il San Paolo di Torino ed a seguito della necessità di cedere un certo numero di filiali nonché l'intera quota azionaria di Cariparma e Piacenza e di Friuladria, è intervenuto il Credit Agricole, già importante azionista di Banca Intesa e da tempo alla ricerca di un'espansione in Italia, per creare un altro gruppo, per ora di medie dimensioni, presente in una cinquantina di province ma concentrato soprattutto sui territori di Parma e Piacenza.
E' stato comunicato che la nostra provincia incide sulla raccolta del gruppo per circa il 43%, di poco inferiore a Parma, mentre gli sportelli piacentini rappresenteranno circa il 27% del totale, come Parma.
Ha ragione il sindaco Reggi ad essere scontento del fatto che il nome di Piacenza scompare dal marchio del nuovo gruppo e che il coinvolgimento futuro della nostra provincia sia stato solo marginalmente menzionato durante la presentazione dei giorni scorsi, presenti, oltre alle autorità, i massimi esponenti del Credit Agricole, il nuovo management del gruppo e molti esponenti dell'industria e della finanza.
A me pare magra consolazione la presenza e l'eventuale potenziamento del centro di formazione del personale nel Centro Studi di via San Bartolomeo (che non dovrebbe riguardare, secondo me, i 6750 dipendenti del gruppo com'è stato scritto e detto, ma ovviamente quella parte che sarà prescelta, come avviene in tutte le aziende, per essere avviata ad un percorso formativo).
Un fattore positivo potrà essere rappresentato, sotto l'aspetto occupazionale, da un eventuale concentramento a Piacenza del cosiddetto "back office", ammesso che non si decida, in futuro, di avvicinarlo almeno in parte all'operatività della finanza, prevista a Miilano e concesso che gran parte dei dipendenti sia piacentina.
Il Credit Agricole è un grande istituto francese ed internazionale in ulteriore espansione in Europa e in Italia e si può certamente pensare che non si accontenterà di possedere da noi una banca di medio livello, per di più concentrata in un'area limitata del paese, anche se fra le più sviluppate, e sicuramente l'area parmense/piacentina ne beneficerà. Peccato che Piacenza con la Fondazione si sia a suo tempo defilata e non possa ora far sentire di più la sua voce all'interno di questa iniziativa che ha tutti i numeri per avere successo.

GIACOMO MORANDI

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