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Lunedì 12 Marzo 2007 - Libertà

Scrivere l'arte - Ieri nuovo incontro alla Galleria Ricci Oddi

Anni Ottanta, quattro amici finiti male:
con Lagioia nell'Italia del secondo boom

Sono quattro amici cresciuti insieme nel periodo dell'ultimo miracolo economico italiano, ma in una Bari incapace di garantire anche a loro lo stesso tenore economico che sembra invece proposto a tutti nel Paese. E allora, nel 1988, si lasciano coinvolgere dal traffico di stupefacenti sperando che questo li metta in linea con il resto del mondo. Ma come spesso succede in queste cose, gli amici vanno a finire male.
Di questo narra il racconto di Nicola Lagioia letto ieri mattina alla Galleria Ricci Oddi per il penultimo appuntamento del ciclo Scrivere l'arte. Il concetto che sta alla base è lo stesso rappresentato dal dipinto scelto dallo scrittore per lasciarsi ispirare: quella Adorazione del vitello d'oro, un piccolo olio su tela del 1958, opera significativa tra quelle lasciate in eredità dall'artista piacentino Alfredo Soressi nel 1982. Si tratta proprio dell'adorazione di un idolo (la droga, il denaro facile che questa sembra promettere), di un idolo che è falso e rovinoso, ma in più - nel racconto di Lagioia - c'è la narrazione in presa diretta di quel momento di "fine della giovinezza" che è tema centrale in tanta parte della storia della letteratura. Chiude infatti il romanziere barese d'origine ma romano d'adozione: «Io arrivai dopo, quando tutto era successo. Semplicemente, una ragazza mi aveva trattenuto per tutta la mattina e così quel giorno non ero andato a spacciare insieme a loro. Si potrebbe dire che mi sono salvato in questo modo. Ma il tempo è un maestro capace di distruggere anche i suoi allievi prediletti, e il profilo affilato degli anni '90 era pronto a far scattare la tagliola. Non li ho rivisti per qualche anno, i miei migliori amici. E quando li ho rivisti non eravamo più noi».
Così l'io narrante sfugge alla retata della polizia, ma l'evitare il carcere non gli impedisce comunque di veder crollare il sogno di una vita diversa.
Ieri è stata l'occasione anche per vedere da vicino l'opera di Soressi che normalmente non è esposta. Di dimensioni piccolissime, bozzetto più che opera finita, si tratta però di un lavoro di un certo interesse che ci ricorda questo allievo di Francesco Ghittoni al Gazzola, prima dell'esperienza all'Accademia di Brera.
L'appuntamento si è svolto come sempre con il patrocinio dell'assessorato alla cultura del Comune e con la partnership della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Lions Club Sant'Antonino. Il ciclo si chiuderà domenica 18, sempre alle 10.30, con Marcello Fois, giallista di fama ormai internazionale i cui ultimi libri, il romanzo Memoria del vuoto e la raccolta di poesie L'ultima volta che sono rinato, sono stati pubblicati entrambi da Einaudi nel 2006. A ispirare il suo testo, vera e propria narrazione in versi, sarà Giovane operaio che riposa, olio su tela giovanile (data infatti al 1879) di Francesco Ghittoni.

GABRIELE DADATI

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