Sabato 17 Marzo 2007 - Libertà
Le culture del mondo nella musica ebraica
Nella conferenza-concerto in Fondazione con Moretti
PIACENZA - «Il Messiah non può essere stonato» dicono gli ebrei; e per loro la musica è arte imprescindibile, straordinario strumento di comunicazione e di espressione. Di musica nella tradizione ebraica si è parlato l'altra sera all'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano nella conferenza-concerto tenuta dal maestro Riccardo Joshua Moretti, docente di flauto al conservatorio di Parma dove tiene anche il corso di Composizione per musica da film e il seminario di Musica nella tradizione ebraica. Moretti ha condotto l'incontro dividendosi tra il ruolo di oratore e di pianista affiancato dal flautista Karsten Braghittoni, suo ex allievo e ora assistente in conservatorio.
Fra il pubblico molti giovani del liceo classico "Gioia" che con Moretti hanno fatto un percorso di approfondimento sull'ebraismo.
La serata è stata un piccolo excursus sulla musica nella tradizione ebraica attraverso il racconto e la musica. Moretti, insieme a Braghittoni, ha eseguito musiche originali di carattere ebraico da lui stesso composte e ha proposto l'ascolto di registrazioni di frammenti di brani.
Alla domanda «cos'è la musica ebraica?» Moretti non vuole dare una risposta precisa, non vuole rinchiudere in una definizione un mondo sonoro ampio e variegato che lungo la storia ha raccolto gli influssi di molte terre. Si può invece parlare di musica nella tradizione ebraica riferendosi principalmente alle radici ashkenazite dell'Europa Orientale e sefardite di discendenza iberica. L'ormai consueto riferimento alla musica klezmer è a suo avviso un po' riduttivo perché ha chiarito: «La musica klezmer sta alla musica nella tradizione ebraica come per esempio in Italia il liscio sta all'opera lirica». Le orchestrine klezmer ricordano le orchestre dei matrimoni e dei funerali di Goran Bregovic, gruppi itineranti solitamente composti da un percussionista, un violinista, un clarinettista, un contrabbassista o un basso tuba e un fisarmonicista. Nella tradizione ebraica al klezmer si affianca per esempio la musica chassidica le cui danze possono essere interpretate da ballerini che diventano acrobati e giocolieri e il cui canto è invece molto vicino al misticismo, tanto che l'interprete può anche raggiungere lo stato di estasi.
Passando dall'ascolto della registrazione del canto Schema Israel, interpretato con la cantillazione solitamente intonata in sinagoga, alla voce di Ofra Haza, splendida interprete ebraico yemenita, fino ad un brano contemporaneo di musica israeliana, Moretti ha proposto al pubblico differenti aspetti di musica ebraica. Un'arte ricca di registri linguistici e di movimenti armonici che uniscono il canto liturgico alle sonorità zingare o arabe; un'espressione che è un incrocio di stili che si sviluppano nell'alternanza di toni e di umori, passando dal canto dolente e monocorde del clima di preghiera della sinagoga all'esplosiva festosità di canzoni e ballate composte per le occasioni liete. In questo spaccato si sono inserite le pagine composte da Moretti, musiche originali che si ispirano e traggono la loro linfa dalla tradizione ebraica, musiche in cui il riso e il pianto si fondono, come nell'intensa Canto del cuore, nell'intima preghiera racchiusa in una «supplica» fino alla giocosa danza finale basata su un gioco di parole.
Lea Rossi