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Sabato 10 Marzo 2007 - Libertà

Piacenza Jazz Fest - Applausi e ovazioni allo Spazio "Le Rotative" per il doppio concerto

Dalla chanson al "gioco dell'hockey"
Intimismo per Kramer-Cholet, briosi Marcotulli-Sheppard

Piacenza - Il jazz è un genere dalle mille sfumature. Come nessun altro, dipende in gran parte dall'esecutore. Quando gli esecutori sono due per due - come l'altra sera allo Spazio "Le Rotative" -, ciò che accade è un po' affine alla coppia amorosa. Se non c'è feeling, capacità di guardarsi e capirsi al volo, talvolta d'inseguire l'altro e talora di farsi inseguire, per poi riprendersi con armonia, è meglio lasciar perdere. Perché lì, di fronte agli spettatori, l'inganno non regge.
La trombettista Hilaria Kramer ed il pianista Jean Christophe Cholet, entrambi di nazionalità svizzera, hanno mostrato come la musica brasiliana possa essere interpretata al lume di candela. La «Signora del pianismo jazz italiano» Rita Marcotulli ed il saxofonista inglese Andy Sheppard hanno costruito architetture vibranti, originali e talora scherzose.
Applausi e ovazioni per l'ennesimo appuntamento del Piacenza Jazz Fest 2007, organizzato dal Piacenza Jazz Club diretto da Gianni Azzali, che all'inizio della serata ha ricordato gli sponsor e i sostenitori della manifestazione, su tutti la Fondazione di Piacenza e Vigevano, e ringraziato la signora Donatella Ronconi, editrice di Libertà, per l'ospitalità.
«Riteniamo che il mondo del jazz, come altri mondi, tenda a valorizzare soprattutto la parte maschile - ha spiegato Azzali -. Quindi vogliamo dare un piccolo contributo, questa sera e l'altra sera con il concorso Note di donna che si è tenuto al Milestone, sostenendo il contrario».
Dopo aver ricordato i prossimi appuntamenti, Azzali ha presentato il primo duo protagonista.
Hilaria Kramer ha sussurrato note nella sua tromba, non le ha cantate né urlate. La malinconia della Canzone traspariva in quell'itinerario compiuto insieme a un ispirato Jean Christophe Cholet, partendo dal Brasile di Carlos Jobim e approdando alla Chanson française di Jacques Brel. Il bravo Cholet ha intinto la punta delle dita nei tasti e creato una scia di umori in corsa. Kramer ha risposto suadente, virando al cromatismo minore.
In programma anche un Tango originale, uno dei generi ai quali la Kramer si è dedicata in passato anche in altre formazioni, e Le lacrime della strega, composto da Cholet, che nell'ultima parte dell'esibizione inanellava arpeggiati e progressioni discendenti, che anelavano alla tonica. Un approdo finale sfumato e di grande effetto.
Con Rita Marcotulli e Andy Sheppard, da subito la serata si è fatta più vibrante. Ed era quasi inevitabile, esattamente come si attendeva chi già possiede l'album del duo, On the edge of a perfect.
A rompere il ghiaccio è stata una composizione della Marcotulli, G continuo, ritmica e allegra. Sheppard è stato un complice perfetto e ha proposto, insieme alla pianista, Le mani di Alice.
Grazia e stile, ma anche ironia a capacità di tenere il ritmo che sfociava spesso nel Ternario, in certi passi che quasi invitavano alla danza.
Molta ironia nella canzone di Sheppard The game of the hockey, dalle armonie evocative e dai suoni onomatopeici. Una delle prove che hanno fatto più emergere l'alchimia tra i due. Poi brani dal loro album e altre trascinanti melodie. Tra queste spiccava Waves and wind della Marcotulli: «Io vivo in campagna, in una zona molto verde e isolata e amo uscire ad ascoltare la musica della natura, non solo quella del pianoforte. Però, della serie non si è mai contenti, mi è capitato di sentire la mancanza del mare. E così l'ho creato al pianoforte».
E' proprio vero: per essere bravi musicisti occorre prima di tutto sentire la vita.

Eleonora Bagarotti

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