Mercoledì 14 Marzo 2007 - Libertà
De André, il testimone raccolto dagli amici
Anche Dori Ghezzi alla serata dedicata al grande cantautore genovese
Poeta, musicista, cantante, traduttore, amico, compagno, maestro. E ancora: sensibile, riservato, timido, ironico, spiritoso, onesto, colto, profondo, curioso, viscerale, grande, generoso, riflessivo, insicuro, spontaneo, geniale? Sono alcuni dei termini con i quali l'altra sera all'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano si è idealmente dipinto un ritratto di Fabrizio De André, in una serata dedicata al ricordo del grande cantautore scomparso otto anni fa, da parte di chi lo ha conosciuto da vicino e ha deciso di prendere nelle proprie mani il testimone che egli ha lasciato prima di andarsene, portando avanti le sue idee e le sue parole con la propria voce e sulle proprie gambe.
Come Franz Di Cioccio, front man della Premiata Forneria Marconi, che conobbe De André nel 1970 realizzando con lui l'album La buona novella, e che nove anni dopo lo convinse a compiere un'esperienza che per Faber, così schivo e introverso, era assolutamente nuova e straordinaria: la leggendaria tournée del 1978-79 con la PFM, un tour di 33 concerti in giro per l'Italia con la quale per la prima volta il rock in Italia incontrò la poesia. Oggi, 37 anni dopo aver conosciuto Faber e 28 anni dopo quella storica tournée, Di Cioccio sente ancora vivissime le emozioni trasmessegli da quell'incontro e da quella collaborazione, e con la PFM è tornato a girare per l'Italia a cantare De André, a dar voce e suono alle idee, ai valori, alle storie che raccontava Fabrizio, che hanno parlato al cuore e alla mente già di tre generazioni e che continueranno a farlo nei tempi a venire.
O come Riccardo Bertoncelli, firma storica del giornalismo musicale italiano, che quattro anni dopo la scomparsa di De André, in preda a un sentimento di venerazione per l'autore di Creuza de mà (venerazione nata, peraltro, da un iniziale scetticismo dovuto al fatto che chi, come Bertoncelli, si interessava al rock non poteva interessarsi ad altri generi di musica e tantomeno a quella d'autore), ha deciso di ricostruire, nel libro Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, la figura e la storia «di chi, come solo i grandi sanno fare, entra nella tua vita e ti insegna qualcosa di speciale».
O come lo scrittore e saggista Romano Giuffrida, che a De André ha dedicato già tre libri, soffermandosi in particolare ad analizzare il substrato culturale, politico, filosofico e letterario che sta dietro all'opera di Fabrizio, e che l'altra sera ha fornito al folto pubblico che ha seguito l'incontro una serie di input per scoprire quanti e quali autori siano riconoscibili nella poetica di De André: dal Leopardi di "Amore, amor, di nostra vita ultimo inganno", a Bakunin e alla lotta contro il potere, sotto qualsiasi forma esso si manifesti; dal Max Stirner dell'individualismo anarchico al Pasolini cantore degli ultimi, dei dannati e degli emarginati; da Tolstoj e dalla sua religiosità laica, a Pascal e alla sua pietà della tenerezza.
O come, infine, la piacentina Elena Valdini, collaboratrice e anima della Fondazione Fabrizio De André Onlus, che ha appena dato alle stampe Volammo davvero, sintesi antologica di cinque anni di incontri, dibattiti e momenti di riflessione su Fabrizio De André, per la presentazione della quale è stato organizzato l'incontro dell'altra sera, all'interno del ciclo Il pensiero curato da Eugenio Gazzola.
Alla serata, che è stata seguita da un pubblico partecipe ed eterogeneo, a dimostrazione della trasversalità dell'opera e della poetica di De André, ha partecipato anche Dori Ghezzi, compagna di vita, moglie e musa ispiratrice di questo artista straordinario.
CATERINA CARAVAGGI