Sabato 17 Marzo 2007 - Libertà
L'Affondo Cisl: lente e inadeguate le relazioni con gli utenti
La denuncia sui posti protetti: 160 in lista d'attesa nell'area urbana
C'è un patto da stringere sulla salute. I due attori principali sono, da un lato le famiglie piacentine, dall'altro i distretti sanitari. Chiamate ad agire le istituzioni e la comunità locale (sindacato, parti sociali, ma anche Fondazione, come organo facilitatore dei progetti). Il patto dovrà ottenere risultati importanti sui nuclei di cure primarie, cure domiciliari, specialistiche ambulatoriali, qualificazione dell'area dell'emergenza-urgenza.
E' il disegno strategico tracciato ieri da Sandro Busca, segretario provinciale dalla Cisl, promotrice del convegno "La sanità a Piacenza, un sistema in salute?" che si è svolto ieri mattina all'Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano presentato da Marina Molinari (segreteria Cisl). Busca dà un'impronta grintosa, tra proposte e provocazioni, alla sua relazione.
Chiede anzitutto un check up all'Ausl, perché, pur condividendone il piano strategico 2005-2007, lodando i passi in avanti fatti, ne registra «limiti, difficoltà, lentezze e inadeguatezza nella relazione con gli utenti e nella gestione». Porre la famiglia al centro - più che non i singoli pazienti - nasce dalla considerazione che la cura della persona, nel bene e nel male, ricade su chi le sta intorno. Le carenze sono forti. E forte è il richiamo a enti locali, Comuni e Provincia e alla Conferenza socio sanitaria per all'assunzione di «responsabilità precise», specie in un quadro demografico dove la popolazione anziana ultrasettantacinquenne è all'11.8% (record regionale). Molte le sollecitazioni. Nell'ottica di dar più centralità ai pediatri e ai medici di medicina generale e migliorando la qualità dell'accompagnamento alla salute, la Cisl vorrebbe veder spostata la specialista ambulatoriale di primo livello dai presidi ospedalieri al territorio e associate le Comunità montane nell'assolvere a certe funzioni. La vicinanza al territorio permette di leggere realtà che altrimenti ci sfuggono («abbiamo 4mila badanti, ma nel distretto urbano vengono erogati solo 500 assegni di cura»).
«Purtroppo la Conferenza socio-sanitaria non ha oggi un documento organico frutto della discussione e dell'apporto dei distretti» lamenta Busca. Spetta alla Provincia far da garante al coordinamento.
Altro spunto: la necessità di riequilibrare i posti protetti fra i vari distretti. «C'è squilibrio grandissimo nei posti convenzionati per non autosufficienti». Montagna e distretto urbano - quest'ultimo con liste d'attesa di 160 persone e senza disponibilità di posti convenzionati o a libero mercato - sono in «grandissima difficoltà». Fondamentale che l'assistenza domiciliare dia più «sicurezza».
E ancora: un "nodo" sono le dimissioni protette, la lungodegenza. I ricoveri devono essere calibrati, evitando dimissioni precoci, che preludono ai re-ricoveri. Necessario potenziare la riabilitazione, i posti di sollievo nelle strutture protette. Le cure ambulatoriali specialistiche di primo livello? Al 90% effettuate in ospedale, ingolfano reparti e cura degli acuti, vanno ricondotte ai distretti. Da correggere, infine, l'utilizzo improprio del pronto soccorso.
(p.s.)