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Sabato 17 Marzo 2007 - Libertà

Al convegno all'Auditorium forte richiamo agli enti per potenziare i servizi. Busca: «Occorre un patto fra le istituzioni»
«Sanità, sia più vicina alle famiglie»

Ripa di Meana: ma non si può dare tutto e ovunque

Più la cura è vicina, meglio si sta. E il convegno organizzato dalla Cisl provinciale sulla sanità piacentina si apre con la richiesta del segretario Sandro Busca di un patto tra istituzioni per valorizzare distretti, cure primarie, domiciliarità e pronto soccorso, dunque le "vicinanze" sanitarie intorno alla famiglia. Per superare «lentezze e inadeguatezze» dell'Ausl nella risposta ai cittadini.
E il manager dell'Ausl, Francesco Ripa di Meana, accettando di buon grado di indossare quella "casacca" del tutto impopolare che impone a chi gestisce di far tornare numeri e standard di prestazione, si dirà favorevole ad una costruzione sociale allargata del nuovo piano sanitario 2008-2010, ma nella consapevolezza che «non si può erogare tutto e ovunque». Un richiamo realista. Le eccellenze specialistiche per garantire qualità devono essere «concentrate», non necessariamente in città. Ma eccellenze nostre, dirà, sono anche gli infermieri di famiglia del Progetto Montagna, il centro di ematologia, alcune chirurgie specialistiche. Le case protette? Hanno standard superiori a quelli regionali.
La tavola rotonda - guidata da Giuseppe Magistrali - è ricchissima di suggestioni e, accanto alle critiche, c'è il riconoscimento del molto fatto in questi anni. L'assessora provinciale Paola Gazzolo richiama il nuovo piano regionale del Welfare da cui discende una intensificazione delle politiche di integrazione dei servizi su cui la Provincia - chiamata frontalmente in causa da Busca - conferma il suo impegno per un'assistenza equa e radicata. Ma calando nell'attualità i servizi si capisce che c'è anche tanto malessere. Non ha dubbi il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali nella necessità di una sanità territoriale, specie in montagna («Zerba e Cattaragna sono ad un'ora e mezzo dal servizio più vicino»). E per questo alla montagna «va dato di più, senza guardare solo alla spesa, e se un pediatra in montagna costa il doppio va tenuto comunque». E Carlo Giovanni Capelli, sindaco di Castelsangiovanni, alle prese con una viabilità lenta e irta di ostacoli, vorrebbe che anche le équipe mediche si spostassero verso il paziente, non solo il contrario. Stessa visione ha Giovanni Compiani, sindaco di Fiorenzuola d'Arda: «In una rete non devono esserci anelli deboli e anelli forti, noi dal territorio chiediamo il massimo delle cure di base e alcune eccellenze». Pienamente d'accordo con la domiciliarità e il decentramento delle cure anche Roberto Reggi, sindaco di Piacenza («in città, sull'assistenza domiciliare integrata, da 600 casi nel 2002 siamo a 1.400 odierni»). Meglio anche le famose liste d'attesa, considerando che dal 2002 al 2005 la Tac ha incrementato del 40 per cento, la risonanza magnetica del 141 per cento e del 99 per cento le ecografie: «Ma il miglioramento non è sufficiente, proprio perché cresce la domanda». Reggi vede anche positivamente un unico ufficio di piano intorno ai temi sanitari. Grande sfida sarà poi la gestione comune del fondo per la non-autosufficienza (4,6 milioni di euro su tre anni).
Un tono di denuncia sale dalle parole di Giuseppe Miserotti, presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza. Poco si è fatto nel Paese, in passato ma anche oggi, per motivare la professionalità dei medici, pochissimo per gli infermieri, i peggio pagati d'Europa («1.240 euro al mese, notti incluse»). Ma tutti, alla fine, sono presenti all'appello levato dalla Cisl. Anche la Fondazione, che pure non ha la sanità nella sua missione. E il presidente Giacomo Marazzi conferma l'attenzione vigile a quanto ruota intorno a questo delicato settore: dal volontariato all'associazionismo.

Patrizia Soffientini patrizia.soffientini@liberta.it

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