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Lunedì 12 Marzo 2007 - Libertà

Due quartetti della "Cherubini":da Mozart a Dvorak, applausi

Ensemble protagonisti

E' stata una prova coraggiosa, quella che "i ragazzi del maestro Muti" hanno sostenuto ieri pomeriggio al Teatro Municipale, nell'appuntamento con la stagione concertistica curata dalla Fondazione Arturo Toscanini.
Dopo la presentazione dello storico fondale, appena restaurato, che ha allietato la vista degli spettatori, anche l'udito ha avuto la sua dose di soddisfazione.
Per il secondo anno, infatti, due gruppi composti da alcuni componenti dell'Orchestra giovanile "Luigi Cherubini" si sono proposti al pubblico divisi in due quartetti, interpretando appunto la forma più aurea della letteratura cameristica. Pur essendo più avvezzi al repertorio orchestrale, le interpretazioni sono state applaudite dagli spettatori, per la verità poco numerosi anche a causa dell'assolato pomeriggio domenicale.
Il primo gruppo, composto dai violinisti Stefano Rimoldi e Camilla Mazzanti, dalla violista Silvia Vannucci e dal violoncellista Daniele Fiori, ha interpretato il Quartetto in Do maggior op. 76 n. 3 Hob. III.77 di Franz Joseph Haydn. Un'interpretazione decorosa per un brano che ha certamente implicato parecchie difficoltà esecutive, trattandosi di uno dei capisaldi della produzione da camera del compositore. Haydn fu uno dei principali punti di riferimento dello stile di fine Settecento, in particolare per quanto riguarda il quartetto d'archi che, come forma, si sviluppò nel quadro dello "stile galante" a metà del XVIII secolo, in sostituzione del "divertimento".
Con Boccherini, i primi Quartetti furono una sorta di sinfonie per archi. A partire da Haydn e Mozart, questi divennero il repertorio all'ultima moda. Con Beethoven questa forma si sviluppò ulteriormente, raggiungendo il massimo della sua ricchezza e del suo splendore.
Tutt'altra atmosfera con l'Americano di Antonin Dvorak. Il Quartetto in Fa maggiore op. 96 è stato interpretato dal secondo gruppo, composto da Luisa Bellitto ed Antoaneta Arpasanu ai violini, Antonio Buono alla viola e Misael Lacasta al violoncello, che hanno suonato con spontaneità.
Bello l'inizio del finale dell'Americano e trascinante lo slancio del primo movimento.
L'atmosfera melodica è stata resa in maniera soddisfacente anche nel secondo movimento, semplice ma di impatto immediato. Un'esecuzione che, grazie alla bravura degli esecutori ed anche alla sua cantabilità, è particolarmente piaciuta.
Ricordiamo che ora la Concertistica si ferma. Tornerà il 21 aprile con Magdalena degna da laudare, un'opera originale con musiche e regia di Lucio Dalla e testi di Alda Merini. Interprete principale sarà la piacentina Barbara Rettagliati.

e. bag.

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