Martedì 13 Marzo 2007 - Libertà
Tornava ogni estate alla Bovarina
Il ricordo della comunità fiorenzuolana:
«Un uomo ironico e positivo che ha amato la vita»
PIACENZA - (d.m.) «Mario Casella ha vissuto una vita felice. Aveva sempre un pensiero positivo, unito ad un'intelligenza fuori dal comune che lo ha portato a vertici professionali eccezionali. Diceva spesso che amava la vita. E davvero la amava. Era un gran lavoratore, ma non perdeva lo spirito ironico e autoironico. Brillante, spiritoso, tutt'altro che arrogante, nonostante la brillante carriera». Questo il ricordo che dell'avvocato Mario Casella traccia commossa Paola Manfredi, vedova di Marco Boscarelli, coetaneo e compagno di scuola dell'avvocato Casella. La contessa è rimasta molto legata all'avvocato Casella e alla moglie Maria De Luigi. «Tra noi c'è sempre stata un'amicizia profonda e vera, che durava fin da ragazzi, quando si giocava insieme al tennis club. Per me Mario è sempre rimasto il ragazzo di allora. Non si dava arie ed era semplice di gusti».
«Un uomo capace di prendersi a cuore gli interessi della comunità», ricorda il professor Giacomo Vaciago, che durante il suo mandato di sindaco di Piacenza affidò allo studio Casella una serie di consulenze per il Comune. Coetaneo, Fausto Catelli, 83 anni, vicino di casa alla Bovarina di Fiorenzuola ricorda: «Siamo cresciuti assieme. E lui, l'avvocato, era sempre rimasto affabile. Non dimenticava mai gli anniversari della classe 1923, che abbiamo festeggiato per i 50, i 60, i 65 e i 70 anni. Veniva a Fiorenzuola con la moglie. Era molto attaccato anche alla famiglia Mazzoni che dal 1939 gestisce l'azienda agricola alla Bovarina piccola. La signora Albina Mazzoni gli fece anche da balia». L'avvocato Casella rimase infatti orfano di madre, quando ancora era molto giovane: la madre cadde sotto i colpi di una mitragliatrice tedesca nell'estate del 1944.
Nel secondo dopoguerra l'avvocato con la moglie si stabilì a Milano. Ma il legame con la terra e la gente piacentina non è mai venuto meno. Il ritorno a Fiorenzuola, prima della malattia, c'era ogni estate, per almeno due mesi, e quando si poteva anche il fine settimana. «La villa l'aveva rinnovata negli ultimi anni, lasciando l'iscrizione latina "Nec solitudo nec tumulto": né solitudine, né confusione»: così ricorda il geometra Pierfiorenzo Orsi, amico di famiglia. «L'avvocato quando tornava in campagna, nella sua casa di famiglia, voleva il silenzio e la calma: non volle nemmeno inserire la linea telefonica nella villa». Nella sua casa riceveva anche la gente di Fiorenzuola che aveva bisogno. C'era da aspettare magari un mese, ma l'avvocato prestava attenzione a tutti. «Fece parte come rappresentante dei palchettisti della Commissione del teatro Verdi - ricorda Orsi, anch'egli membro della commissione - Fece anche da tramite con la Fondazione di Piacenza e Vigevano, di cui fu consigliere, perché si finanziasse il restauro del teatro».
(d.m.)