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Lunedì 5 Marzo 2007 - Libertà

Carabba sui segreti autunnali del bosco
dei faggi di Bruzzi

Lo scrittore ieri a "Scrivere l'arte"

Con il romanziere fiorentino Enzo Fileno Carabba, che ieri mattina ha incontrato il pubblico nel Salone d'onore della Galleria Ricci Oddi, il quinto ciclo di Scrivere l'arte ha compiuto il giro di boa di metà manifestazione.
Per lasciarsi ispirare nella scrittura del suo racconto Carabba ha scelto un'opera di Stefano Bruzzi, Autunno nel bosco dei faggi, che fu tra gli acquisti di Giuseppe Ricci Oddi, mentre la maggior parte delle opere che oggi possiamo ammirare nella saletta dedicata al maggior pittore piacentino dell'Ottocento arrivarono per donazione all'inizio degli anni Trenta.
Dopo la consueta introduzione del direttore Stefano Fugazza, che ha tracciato la vicenda dell'artista e della sua opera, Carabba ha potuto leggere il suo testo di qualità incantatoria. Si tratta infatti di un racconto che si fonda su una suggestione mitica legata al bosco - il bosco di faggi del dipinto di Bruzzi, appunto - che si porta appresso un passato incombente, una serie di segreti e una popolazioni di veri e propri fantasmi che lo animano.
Solo la zia della ragazzina che racconta la storia però lo sa bene fin dall'inizio, perché solo gli anziani conservano memoria dei misteri dei luoghi delle nostre campagne. Ma quando i misteri si manifestano, quando le cose inspiegabili si moltiplicano, anche i più giovani devono ammettere che la scienza non spiega tutto.
In linea con le tematiche e le suggestioni già presenti in un romanzo, Pessimi segnali (Marsilio, 2004), il racconto di Carabba offre passaggi incantevoli come questo: «Una volta fuori ci sedemmo poco più in là e mia zia tirò fuori dal sacco una sfera su cui era disegnato il mondo. Ecco, mi disse la povera vecchia. C'erano tutti i continenti come dio li ha creati e come devono essere secondo la scienza, ma invece di essere messi normalmente su una superficie piatta erano disposti appunto sulla sfera. Come se la terra fosse davvero rotonda. Io volevo spiegare alla zia che quell'aggeggio non dimostrava nulla se non la stoltezza delle vecchie genti di campagna. Uno poteva anche disegnare i continenti su una banana, se è per quello. Pensai che era meglio se non rivelavo alle autorità l'esistenza della caverna. Magari ritenevano la zia colpevole di stregoneria e venivano gli scienziati specializzati in disinfestazione ignea: cioè a dire la bruciavano per il suo bene».
Si vede bene in questo caso che chi dice la stranezza per il senso comune del racconto ha in fin dei conti ragione - noi lettori lo sappiamo che la Terra è rotonda - e così viene da credere che la vecchia zia abbia ragione anche in tutte le sue altre credenze così bizzarre.
La manifestazione, posta sotto il patrocinio dell'Assessorato alla cultura del comune di Piacenza e realizzato grazie alla collaborazione attiva della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Lions Club Sant'Antonino, si rinnoverà domenica prossima, quando nel salone d'onore sarà ospite lo scrittore Nicola Lagioia, barese di nascita ma romano d'adozione, che ha scritto un racconto ispirato al dipinto Adorazione del vitello d'oro (1958) di un altro artista piacentino, Alfredo Soressi.

GABRIELE DADATI

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