Giovedì 1 Marzo 2007 - Libertà
Ernesto Rossi, lettere dal carcere di Piacenza
Oggi la presentazione del libro
Quando si tratta di fascismo le rimozioni e i minimalismi sono sempre dietro l'angolo delle coscienze degli italiani. Lo conferma il libro che sarà presentato questa sera alle 18 alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, Reclusorio di Piacenza di Ernesto Rossi, le lettere dal carcere di Piacenza dal 1931 al 1933 (Edizioni Scritture). Interverranno Stefano Pareti, che ha curato il volume, Fabio Salotti, e Fabrizio Achilli, autore della prefazione. Pareti, in questi ultimi mesi, ha sviluppato un'intensa produzione libraria: Passaggio a Piacenza nel settembre 2006, Al cinema con Cat nel dicembre scorso, e ora questa nuova e articolata ricerca, effettuata presso la biblioteca Passerini Landi.
La figura di Ernesto Rossi, di area laica e radicale, è ricordata anche per le belle pagine di giornalismo d'inchiesta nei tredici anni di collaborazione, tra il 1949 e il 1962, al Mondo diretto da Mario Pannunzio.
Condannato a ben venti anni di reclusione durante il regime fascista, Rossi cominciò una lunga traversia che lo portò a conoscere le prigioni di Roma, Pallanza, Piacenza e, dal '39 al '43, il confino all'isola di Ventotene. L'antifascismo, indomabile e coraggioso, di questo giovane professore di economia, formatosi negli ambienti liberaldemocratici fiorentini e arruolatosi volontario nella prima guerra mondiale, si sviluppò grazie alla frequentazione di Gaetano Salvemini e la collaborazione a Firenze, insieme ai fratelli Rosselli e Piero Calamandrei, alla rivista Non mollare, che sulla scia di Piero Gobetti criticò l'Aventino e sostenne l'idea di un'opposizione intransigente al fascismo.
Al carcere di Piacenza, Ernesto Rossi giunge nel novembre 1931, proveniente da Regina Coeli, dove era stato scoperto un suo tentativo di evasione. Vi incontra altri detenuti politici di un certo rilievo e dalla ricca biografia antifascista.
A Piacenza non manca di progettare - servendosi di lettere alla moglie mimetizzate tra le spiegazioni matematiche - una fuga, con l'aiuto del cognato e, pare, con il coinvolgimento di alcune guardie. Ciò gli costa il trasferimento, nel novembre 1933, a Regina Coeli, dove per qualche tempo è posto in cella di isolamento e poi riunito al gruppo di Giustizia e Libertà del quale fa parte. I due anni "piacentini", tra il 1931 e il 1933, di Ernesto Rossi, di quest'uomo che non cessò mai di essere un uomo libero, neppure nei suoi tredici anni di prigionia, non possono certo avere inciso nella realtà cittadina, che avrebbe avuto senza dubbio bisogno di respirare un po' di quell'aria limpida proveniente dalla sua cella. E' vero, e non va dimenticato che in città, non distanti nel tempo e nello spazio (la falegnameria di Paolo Belizzi era a due passi, in via delle Benedettine) operavano gruppi di irriducibili antifascisti, come testimoniano gli arresti dei comunisti del 1930, e che sono pure di quegli anni gli scioperi nei bottonifici che qualche allarme procurarono al regime. Ma non possiamo altresì dimenticare che, proprio in quel lasso di tempo, nella prima metà degli anni Trenta, maturava un legame (più o meno profondo o fittizio) tra le impalcature ideologiche e organizzative del duce e la Piacenza in camicia nera. Il libro ci insegna che la democrazia va nutrita ogni giorno. Ed il nutrimento più appropriato è appunto la memoria.
MAURO MOLINAROLI