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Giovedì 1 Marzo 2007 - Libertà

«Piacenza sede di un museo prestigioso»
Il progetto del sindaco. Nel mirino anche la collezione Terruzzi

L'ospitalità offerta al prezioso lascito (ma altre città sono in lizza) si inquadra in una più ampia operazione allo studio

C'è anche Piacenza in corsa per ospitare la ricca collezione Terruzzi, la più importante raccolta privata d'Italia. Lo ha rivelato ieri l'agenzia Ansa riportando le dichiarazioni del ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli. La nostra città, insieme a Milano, Roma e anche Bologna e Venezia, è indicata nel novero dei candidati fattisi avanti per trovare degna casa alla collezione di Guido Angelo Terruzzi, non appena l'anziano imprenditore si decida a formalizzare quel lascito pubblico a cui è intenzionato. Interpellato sulla vicenda, il sindaco Roberto Reggi l'ha inquadrata così: «Sto lavorando a un progetto museale importante per la nostra città, ma che ancora non ha i contorni definiti, non ha ancora definitivamente acquisito i pareri che servono perché se ne possa parlare in maniera dettagliata, il ministro Rutelli è stato sensibilizzato a dovere, e la collezione Terruzzi si incardina all'ainterno di questo progetto».

Uno stordimento di capolavori unici, tele, arazzi, mobili, porcellane. Così appaiono da ieri le sale del Vittoriano, a Roma, dove per la prima volta dopo cinquant'anni è stata svelata al pubblico la misteriosa Collezione Terruzzi, la più importante raccolta privata d'Italia. Uno splendore, di cui la mostra romana, con i suoi 400 pezzi, è un primo assaggio. In attesa della fondazione e di quel lascito al pubblico, che il ministro Rutelli, sottobraccio all'anziano imprenditore, caldeggia con tutte le sue forze.
Per l'Italia è un dovere, ripete anche dalle pagine del catalogo il critico Vittorio Sgarbi. Perchè con i suoi oltre 5mila pezzi la collezione Terruzzi è certo la più imponente, ma anche straordinariamente ricca di qualità, soprattutto per quello che riguarda la pittura veneziana del Seicento e del Settecento: «I più bei Bellotto, i più bei Canaletto, svariati Sebastiano Ricci, Magnasco, Amigoni, Pellegrini, Antonio e Gaspare Diziani, Piazzetta, Tiepolo, Rosalba Carriera, Guardi, Longhi, Fortebasso - ha ricordato il critico d'arte oggi assessore alla cultura a Milano - oltre a pittori più antichi come Paolo Uccello, Cariani, Bassano, Luca Giordano, Strozzi». E a segnalare l'importanza della collezione Terruzzi era stato anni fa anche Federico Zeri, ammesso a studiare la raccolta e a suggerire utili integrazioni.
Orientarsi è difficile. Come districare gli occhi dalla profusione variegata e sempre eccellente di pezzi unici, messi in risalto dall'allestimento di Michelangelo Lupo, che per l'occasione ha rivoluzionato gli imponenti e bui ambienti del Vittoriano, movimentandoli con quinte e luci pensate ad hoc per illuminare di volta in volta i colori delle tele, le tarsie dei mobili, l'oro, il cobalto, il rubino delle principesche porcellane. Un filo conduttore, se c'è, è proprio quello de "Il fascino del bello", ha spiegato rinviando al titolo dell'esposizione la curatrice Anna Scarpa, «la cognizione a pelle di una certa qualità, la stessa che si può trovare indifferentemente su colori e forme stese su una tela, come sull'intaglio di un mobile, sul cesello di un argento, sulla trama di un arazzo, sulle trasparenze di una porcellana».
Riservato e un po' eccentrico come vuole la fama che lo accompagna da anni, con le scarpe di coccodrillo verde smeraldo, lo sguardo un po' frastornato dietro le lenti azzurrate, l'anziano imprenditore annuisce. «È una passione - ha raccontato accompagnando di tesoro in tesoro ministro e giornalisti - negli anni Ottanta sono arrivato a vendere d'un colpo 17 palazzi nel centro storico di Roma, tutto per investire nell'arte». Non ha mai smesso, sempre sul filo delle aste, sempre alla ricerca del capolavoro mancante («Un Caravaggio? Ah... se ne trovassero... »).
Al Vittoriano, l'allestimento sarà aperto fino al 20 maggio. Poi è in programma un'altra mostra a Milano. Ma la questione aperta è quella della collocazione definitiva di questo tesoro, che dovrebbe entrare a far parte di una fondazione alla quale si accompagna come bene immobile l'Hilton di Roma. «Vogliamo che la collezione resti nella disponibilità pubblica», ha sottolineato Rutelli. Ma c'è bisogno di un palazzo. Abbastanza grande e abbastanza bello per contenerla tutta. L'alternativa, ha fatto notare Terruzzi, «è vendere tutto e devolvere in opere umanitarie».
Ma il ministro ci tiene: «Dobbiamo rispettare la sua sensibilità, ma fare in modo che quando deciderà di dare la sua collezione abbia a disposizione uno dei più bei palazzi», ha sottolineato. Archiviata la delusione per palazzo Grassi a Venezia, le candidature restano tante, si diceva di Roma e Milano innanzitutto, ma anche Bologna e Piacenza e di nuovo Venezia.
La gara è aperta. L'importante, secondo Rutelli, «è che una città italiana ne sia la sede». Il sindaco di Roma Walter Veltroni si è detto «assolutamente disponibile e interessato, ci farà piacere discutere con loro e con il ministero». Mentre dalla colonne de Il Giornale Sgarbi si è detto sicuro che «la collezione Terruzzi verrà a MIlano».

gu.ro.

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