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Venerdì 2 Marzo 2007 - Libertà

Piacenza - Applaudita serata allo Spazio "Le Rotative" con i progetti "Changing Trane" e "Welcome"

Coltrane, un omaggio dal cuore
Ovazioni al trio di Scrignoli e all'ottetto di Di Castri

PIACENZA - Il doppio concerto che si è svolto l'altra sera allo Spazio "Le Rotative" di via Benedettine è stato un applaudito, originale omaggio al grande John Coltrane, che il Piacenza Jazz Fest diretto da Gianni Azzali ha giustamente preso in considerazione (e lo rifarà l'11 marzo con un incontro alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, uno dei massimi sostenitori della rassegna).
Di scena due formazioni ben note agli appassionati di musica jazz: dapprima il trio Scrignoli-Martino-Laviano, che ha presentato il progetto Changing Trane, ed infine l'ottetto del grande contrabbassista Furio Di Castri (composto da Ivan Bert alla tromba, Maurizio Rosa, Gianni Denitto e Gianni Virone ai sax, Fabrizio Rat Ferrero al pianoforte, Donato Stolfi alla batteria e Ugo Favaro al corno) con un ospite speciale come il virtuoso saxofonista Emanuele Cisi. L'ensemble ha presentato il progetto Welcome - A tribute to John Coltrane, presentato in precedenza anche a Torino, Sarajevo e Gaza.
Coltrane campeggiava sui muri grazie alle splendide proiezioni di Giancarlo Carraro e, dall'alto, ispirava la performance degli studenti del liceo artistico "Cassinari", preparati dalla docente Cristina Martini. E anche alle Rotative, come il tutti gli altri concerti, era presente il banchetto di Emergency.
Ma chi era John Coltrane? Nato nel 1926, muove i primi passi in formazioni di r&b. A 23 anni entra nell'orchestra di Dizzy Gillespie. Nel '55 la sua voce cattura il mitico Miles Davis che lo vuole nel suo quintetto. Questa esperienza gli permette di arricchire il suo fraseggio e, tra il '59 e il '61, di vivere il momento di maggiore maturità. Con Giant steps e My favourite things, Coltrane si afferma come prodigioso interprete dei sax tenore e soprano. L'interesse per la musica indiana e una forte spiritualità lo costringono a una ricerca ulteriore, verso sonorità mistiche che emergono, a metà degli anni Sessanta, nei capolavori A love supreme e Ascension. L'estetica della musica di Coltrane è sempre più caratterizzata dagli stilemi del Free jazz e rappresenta una fase di ulteriore sperimentazione, che si incontra nelle musiche di Interstellar space e di Expression. Fino a quel maledetto 17 luglio del 1967, in cui John muore.
Quella del chitarrista Valerio Scrignoli, del saxofonista Giulio Martino e del percussionista Alfredo Laviano è stata una rilettura di Coltrane in chiave moderna e liberamente personale. Nessuna volontà di "scimmiottare" il grandissimo musicista, caso mai di trasmetterne il nucleo artistico. Questo è emerso chiaramente in Afro blue, brano composto da Mongo Santamaria ma molto amato da Coltrane, e nei classici come Naima, ballata completamente rivista dal trio, After the rain e Dear Lord, per le quali si sono levate ovazioni.
Tecnicamente ferrato, il trio ha iniziato la performance con la chitarra "a fil di voce" e un sottofondo di carezze di batteria. Le atmosfere si sono fatte più ritmate e roboanti, lungo il percorso in cui il sax di Martino ha saputo vibrare di grande energia. In certi finali, la chitarra synth di Scrignoli ha virato al rock con i suoi ripetuti effetti (il nome dello strumento indica un sintetizzatore musicale predisposto per esserne controllato). Originale l'uso delle percussioni del bravo Laviano.
La compagine di Di Castri, composta da un gruppo di giovani talenti della sua classe di Jazz del conservatorio di Torino, ha omaggiato Coltrane con piglio e coesione, talora cedendo spazio al fantastico Cisi e accompagnandolo coralmente in certi punti. Canzoni come Welcome, Central Park West e Fifth house erano dense - come aveva dichiarato presentando il progetto lo stesso Di Castri - di sonorità del mondo dei grandi trascorsi jazzistici, non solo legati a Coltrane. Un compositore che il contrabbassista ha doverosamente considerato «troppo difficile da emulare, perché per i musicisti di jazz è come la Bibbia». Anche l'ultima esecuzione è volata direttamente al cuore degli spettatori e Di Castri, coordinatore, ha letteralmente brillato anche al contrabbasso.
Momenti da ricordare.

Eleonora Bagarotti

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