Lunedì 26 Febbraio 2007 - Libertà
Rosella Tiadina e il distacco della guerra
"Scrivere l'arte": la scrittrice ispirata da un dipinto di Gerolamo Induno
Evidentemente la Storia, nel suo assestarsi, lascia liberi degli anfratti, è solo un corso principale a fianco del quale si aprono numerose vie e in queste vie è possibile, per uno scrittore, inserire le sue piccole storie, la narrazione di quello che resta fuori dalle pagine dei quotidiani e poi dei manuali. E riempire questi spazi è quello che ha fatto con il suo racconto Partenze Rosella Tiadina.
La scrittrice nativa di Magenta ma piacentina d'adozione è stata protagonista ieri mattina nel Salone d'onore della Galleria d'arte moderna Ricci Oddi del secondo appuntamento di Scrivere l'arte. Partendo dal dipinto La partenza del coscritto, un olio su tela del 1862 di Gerolamo Induno, Tiadina ha raccontato cosa succede nella vita di una persona - e nella vita dei suoi cari - quando questa è chiamata a combattere in guerra. Cosa significa il distacco, che valore ha il congedo dalla propria quotidianità per partire alla volta di un compito che potrebbe essere l'ultimo.
La scelta del racconto è stata singolare, perché Rosella Tiadina ha voluto prendere spunto dal dipinto solo per una prima lunga scena a cui agganciarne una seconda e una terza che parlano di altre guerre, in altri paesi, in un sovrapporsi di paesaggi narrativi dove quello che conta è il rappresentare nel testo il distacco dalla normalità che la guerra comporta. Partenze, appunto.
Il caso di questa scrittrice, unica voce femminile della rassegna, è del resto legato a una volontà di incontrare il pubblico su terreni sempre diversi, se è vero che è autrice per bambini con un libro come Il cane venuto dallo spazio (Cassola, 2001; disegni di Guido Morelli), mentre con il trittico narrativo di Amore e (poco) altro (Nephos, 2004), in procinto di una nuova edizione, ha incontrato il favore del pubblico adulto.
Non solo le Partenze, però, sono rappresentate con abilità nel racconto, ma anche il sentimento che prende chi resta dopo che la partenza del soldato è effettivamente avvenuta. Lo si misura bene nella conclusione, che è ambientata ai giorni nostri. "Allora è crollato tutto e ho pensato che libertà e democrazia sono belle parole, ma che a migliaia di chilometri da qui, a rischiare di saltare in aria per una bomba, c'è proprio lui, mio figlio, e che una manciata di foto potrebbe diventare l'unica cosa che mi resta di lui. Mi sono alzato, sono andato ad abbracciare Amanda e Vicki, in silenzio, ma avevo tanta voglia di gridare: "Torna, ragazzo mio, ma torna davvero, sulle tue gambe, non in una bara avvolta nella bandiera a stelle e strisce!""
Il successo di pubblico ha anche in questa occasione premiato l'iniziativa promossa dal direttore Stefano Fugazza con il patrocinio dell'assessorato alla Cultura del Comune di Piacenza - con la gradita presenza dell'assessore Alberto Squeri - e la collaborazione della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Lions Club Sant'Antonino, che significativamente ha dovuto spostarsi dall'aula didattica "G. Sidoli" ormai insufficiente a contenere gli appassionati al più ampio Salone d'onore.
L'appuntamento è ora per domenica 3 marzo, quanto il romanziere fiorentino Enzo Fileno Carabba racconterà a modo suo l'Autunno nel bosco dei faggi di Stefano Bruzzi, partendo da quest'opera per allargarsi anche ad altre del più significativo pittore piacentino dell'Ottocento conservate dal museo.
GABRIELE DADATI