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Sabato 17 Febbraio 2007 - Libertà

«L'educazione, sfida collettiva»
Patriarca: i giovani hanno bisogno di testimoni autentici

Il presidente nazionale dell'Agesci al convegno su famiglia, scoutismo e scuola in dialogo

Scoutismo, famiglia e scuola insieme per la grande sfida dell'educazione. Una proposta che viene dall'Agesci di Piacenza nel decimo anniversario dell'iniziativa "Basi Aperte", il progetto di educazione applicata che dal 1997 si tiene durante la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica nelle dieci basi scout nazionali, tra cui la Base "Rasperini" di Spettine (Bettola) che anche quest'anno a marzo ospiterà numerossimi studenti piacentini. Lo scoutismo è molto popolare nel territorio piacentino: sono infatti oltre mille gli scout che fanno parte di questo movimento.

«L'Agesci - ha affermato Silvia Riboni, responsabile scout della zona di Piacenza - è impegnata nell'educazione e in concomitanza con le celebrazioni del centenario della fondazione del movimento mondiale dello scoutismo vogliamo condividere questo impegno con la scuola, le famiglie e le altre associazioni giovanili». «Questo perchè - ha continuato Dante Alfarone, rappresentante dell'Ufficio scolastico provinciale, la collaborazione con lo scoutismo è molto valida perché sempre di più i ragazzi hanno bisogno punti di riferimento e valori e principi alla base del vivere civile».
Ad aiutare nel confronto, gli insegnanti Edoardo Patriarca e Pierpaolo Triani, e Sergio Cametti, responsabile nazionale di "Basi Aperte" in un'aula Magna dell'Isii Marconi gremita per il convegno dal titolo "La sfida dell'educazione: famiglia, scoutismo e scuola in dialogo", organizzato dall'Agesci - ettore Specializzazioni di Spettine e patrocinato dall'Amministrazione provinciale. «L'educazione è una sfida collettiva e permanente - ha esordito Triani, docente di Pedagogia alla Cattolica - che non può essere delegata nessuno e non può essere tolta nemmeno ai ragazzi». «Oggi - ha continuato - è necessario un nuovo esplicito patto educativo nella consapevolezza che l'educazione resta un impegno comune, che non può essere delegato ad un'unica realtà, i cui contenuti chiedono di essere condivisi in percorsi comuni e che abbiano l'attenzione che i ragazzi non sono i destinatari dell'educazione, ma i soggetti». «Non si può attribuire ai giovani tutta la responsabilità della società di oggi - ha spiegato Patriarca, insegnante, scout e presidente nazionale dell'Agesci -, perché loro sono specchio di ciò che trasmettono gli adulti. Hanno bisogno soprattutto di testimoni autentici ed entusiasti». «Il problema - ha affermato - è cosa siamo noi adulti perché non siamo più capaci di 'bene-dire', di credere in un'educazione che si può costruire in un percorso quotidiano nella famiglia». Lo scoutismo quindi educa, segna il percorso di crescita del gruppo con i singoli.

Nadia Plucani

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