Martedì 13 Febbraio 2007 - Libertà
Concertistica - Ovazioni al Quartetto viennese di scena con l'oboista Gabriel al Municipale
Hugo Wolf, incandescente Schumann
E uno spiazzante ma applaudito Schonberg di Überbrettl
PIACENZA - Forse il pubblico piacentino non era pronto per un programma inusuale, a metà modernissimo e volutamente giocato sui contrasti. O forse occorrerà aspettare che, in futuro, il maestro Muti proponga una lezione-concerto incentrata sulla musica da camera e una seconda su compositori meno "accessibili" come Arnold Schönberg.
L'altra sera per la Concertistica curata dalla Fondazione Toscanini, al Teatro Municipale, di fronte a un pubblico scarso, si è innanzitutto goduto di una perla di stile ed eleganza, con i bravissimi esecutori dell'Hugo Wolf Quartett, ai quali si è unito nella Phantasy quartet di Britten e nel Quartetto in fa maggiore di Mozart l'oboista Martin Gabriel dei Wiener Philarmoniker.
I violinisti Sebastian Gürtler e Regis Bringolf (che si sono alternati nel primo e nell'ultimo brano del primo tempo), il violista Wladimir Kossjanenko ed il violoncellista Florian Berner hanno sublimato, in particolare, Robert Schumann nell'espressione del Quartetto in la maggiore n. 3 op. 41. La scuola viennese sta ancora dando i suoi frutti, veniva da pensare ai pochi eletti presenti. Peccato, davvero, non riscontrare attenzione nei giovani studenti di musica, forse troppo impegnati nel loro studio e nelle altre molteplici attività, che avrebbero certamente assistito a una prova di grande destrezza e sensibilità, non riscontrabile di frequente.
Schumann è culminato in quel suo universo fantastico, senza eccessiva sfrenatezza, tra sussulti e abbandoni all'unisono. L'affiatamento dei giovani strumentisti li ha condotti sull'onda vibrante ed energica della pagina, passando dal lirismo dell'Andante all'Assai agitato, per sfociare in un Adagio "vivo" e mai trascinato ed infine nel ritmico Allegro, eseguito con stupefacente perfezione.
Ottima la prova di Gabriel, altrettanto in sintonia con i membri dell'Hugo Wolf, sia nel brano di apertura, intessuto in quella originalità britteniana di considerevole valore, tra rigore formale e invenzione musicale, sia nel celeberrimo Quartetto mozartiano, che ha strappato numerose ovazioni agli spettatori.
Il secondo tempo ha condotto in un universo ben distante, come in una sorta di macchina del tempo. E, diciamolo pure, di non immediata decodificazione.
Sul palcoscenico, molto applauditi per l'impegno e l'abilità che occorrono per mettere in scena il Pierrot lunaire op. 21, i membri dell'Überbrettl Ensemble, specialisti del genere proposto. Al centro della scena Cristina Zavalloni, nota interprete che ha incarnato fisicamente, con movenze danzanti, i moti dell'animo della musica e della poesia di Giraud, alla quale Schönberg si è dedicato. Zavalloni è stata più attrice che cantante, rispetto ad altre interpretazioni, mostrando duttilità e personalità. A fine performance, è stata molto apprezzata.
Impossibile tuttavia non sottolineare quanto i sottotitoli della traduzione tedesca di Hartleben, presenti in altre occasioni, avrebbero permesso al pubblico di apprezzare maggiormente l'opera, considerata da alcuni critici e musicologi un capolavoro del Novecento. Del resto la difficoltà ad abituarsi alla totale atonalità (il compositore è stato uno dei primi del XX secolo a scrivere musica completamente al di fuori dalle regole del sistema tonale) ha disorientato una parte di pubblico, curiosa ma un po' "in crisi" di fronte a un repertorio che, proposto di rado e pochissimo studiato, spiazza come un unico Picasso circondato da dipinti del Rinascimento.
Schönberg ideò il metodo dodecafonico, basato su una sequenza (da cui il termine "musica seriale") di dodici note: quelle della scala musicale cromatica (pantonalità).
Pierrot lunaire, considerato un manifesto dell'espressionismo musicale, fu rappresentato quasi in contemporanea con la Sagra della primavera Stravinskij, raccogliendo anche fischi.
Una fiaba grottesca e macabra, con una sua logica strutturale ed espressiva, ben narrata dall'Überbrettl.
Eleonora Bagarotti