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Martedì 30 Gennaio 2007 - Libertà

Cortemaggiore, tornano a risplendere
gli affreschi della "Madonnina"

Anteprima - Completato il complesso lavoro di restauro dell'interno della chiesa sede della confraternita della Santissima Trinità

Tornano a risplendere gli interni affrescati della chiesa della Madonnina a Cortemaggiore.
Dopo la ricollocazione in loco dei dipinti del Bonisoli ora i tempio, posto alla fine del borgo in direzione di Cremona, vede completare i lavori di restauro delle pareti e delle volte e la sistemazione degli impianti di climatizzazione e della pavimentazione.
La cerimonia di presentazione è annunciata per sabato 10 febbraio e avrà un prologo nello stesso pomeriggio in Collegiata dove verrà inaugurata la collocazione dell'immagine con la riproduzione del San Cristoforo del Polittico del Mazzola e sarà presentato il descialbo - ossia il ripristino dell'antica superficie pittorica - di un'arcata dell'edificio religioso.
Il complesso lavoro di restauro del ciclo pittorico della Madonnina attribuito al Bonisoli, affidato alla restauratrice Roberta Parizzi dello Studio Barbieri di Modena che aveva in precedenza curato i lavori dell'oratorio di san Giuseppe, è stato seguiti dal dottor Angelo Loda della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici ed ha beneficiato di un contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
L'Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, oggi conosciuto comunemente come "La Madonnina", fu costruito fuori porta San Giuseppe nel 1660, allo scopo - come si legge in un antico documento nell'Archivio delle Confraternite - di salvaguardare "dalle ingiurie del tempo la delicata immagine di una Madonna con il Bambino, ab immemorabili affrescata su di una pilastra in località Giardino, fondo di proprietà della facoltosa Famiglia Bovarini". L'iniziativa fu presa dal sacerdote Antonio di Mala Voglia, il quale, "spinto da nobile e religioso affetto verso la Santa Vergine ed al di Lei culto, pensò il modo con cui vederla da tutti tributata del dovuto onore e, dopo aver conferito del suo disegno coll'Arciprete e previa licenza di Monsignor Vicario Generale Diocesano, il dì 25 di Aprile 1660 incirca incominciò la fabbrica de l'Oratorio, in cui collocò l'anzidetta S. Imagine e nel corso di poco più di un anno, non tanto colla limosina de' divoti quanto collo sborso del proprio erario di Lire Vecchie di Parma 6.790, potè vedere compiuto l'edificio in poco tempo".
Il tempio ha forma a croce greca e misura 22,20 metri di lunghezza e 6,90 di larghezza. La canonica venne eretta nel 1681 dalla Confraternita del Riscatto o della SS. Trinità, che poneva nell'Oratorio della Madonnina la sua sede ufficiale.
Nella prima metà del Settecento, per iniziativa del sacerdote Gian Battista Agosti l'interno della chiesa era stato completamente decorato con affreschi e pregevoli tele dai pittori cremonesi Carlo Bonisoli e Giuseppe Natali.
Già agli inizi del secolo scorso la chiesa necessitò di interventi conservativi. Nel 1934, per il solenne ricevimento del cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, legato alla Madonnina perché imparentato per via materna alla famiglia Bovarini, che aveva donato il terreno su cui l'Oratorio era stato a suo tempo costruito, vennero fatti alcuni restauri sia all'interno che all'esterno.
In seguito ha subito gravissimi danni: nel 1976 il tetto stava ormai crollando e l'oratorio fu adibito a deposito di damigiane e botti. L'incuria e il degrado avevano perciò provocato la caduta di grandi superfici di intonaco e le infiltrazioni di acqua piovana avevano innescato piccole e grandi fenditure. Tanti i danni causati dalla corrosione dell'acqua e dei sali, con la consumazione delle pellicola pittorica, la perdita dell'intensità di tono, e con la presenza di macchie diffuse sull'ampia superficie dipinta oltre a "spanciature" con intonaci prossimi alla caduta.
Il lavoro di restauro è stato quindi particolarmente difficile e delicato ma il risultato soddisfacente oggi è sotto gli occhi di tutti e questo autentico scrigno, ridotto ad un magazzino abbandonato e degradato, torna all'antico splendore.
Accanto alle tele restaurate in precedenza dalla Soprintendenza hanno ripreso tono le tematiche delle pareti e delle volte sulle quali campeggia una glorificazione di Maria e altre scene della Vergine di cui due putti a lato dell'altare celebrano la gloria attraverso i cartigli "Ave Maria" e "Gratia Plena".
Rimesso in luce anche lo stemma gentilizio collocato sotto al dipinto di San Domenico che vuole ricordare la liberazione di Sforza Pallavicino, quinto marchese di Cortemaggiore, che fu comandante delle truppe di Ferdinando I d'Asburgo inviato in Ungheria contro i Turchi nel 1552 caduto loro prigioniero durante la battaglia di Digul e riscattato per intervento del sovrano stesso (a questo proposito si veda anche il dipinto "Offerta di denaro al Sultano per un riscatto").
In collegiata il descialbo di un'arcata - In occasione della presentazione dei lavori di restauro nella chiesa Collegiata verrà inaugurata la collocazione dell'immagine con la riproduzione del San Cristoforo del Polittico di Filippo Mazzola (l'originale è conservato nel Museo di belle arti di Budapest). Inoltre verrà presentato il descialbo di un'arcata della chiesa parrocchiale, un intervento questo che mette in luce parte del ricco corredo di affreschi presente in collegiate e ricoperto nel Seicento con strati di calce (pare siano addirittura 18 ) in occasione della famosa peste di manzoniana memoria.

CARLO FRANCOU

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