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Sabato 27 Gennaio 2007 - Libertà

Il cardinale Tonini: un viaggio nel cuore della vera Africa

«Io, umile erede di monsignor Scalabrini»

Strana Piacenza, città piena di sorprese. Ha figli nobili che riescono sempre a lasciarci di stucco. Sì, perché noi siamo così, sorprendenti, come il cardinale Ersilio Tonini che ha presentato il suo ultimo libro "Le ragioni del cuore", qui è cresciuto in anni lontani, quando la città era prudentemente timida e scontrosa. Tonini è un novantaduenne con lo spirito di un ragazzino, che per una volta lascia stare i media e il Grande Fratello per spiegare l'opera che ha avviato in Burundi. Quando parla del progetto ci lascia piacevolmente sorpresi, è come se si esprimesse a futura memoria, perché il suo ospedale in Burundi è in buone mani. Se lo sono accollati le Banche di credito cooperativo della Lombardia, la Provincia di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi che succederà a Tonini, quando verrà a mancare e l'Università di Verona.
Eminenza, cos'è "Le ragioni del cuore"?
«Ricostruisce nella prima parte la biografia attraverso i suoi ricordi e le emozioni, dalle origini fino all'impegno in Africa, in Burundi, il mio Burundi. Credo che dall'intervista di Pierfranco Rossetti emergano l'amore e la stima verso i miei genitori, la passione per la filosofia, e, naturalmente, la completa dedizione alla chiamata del Signore».
E' soddisfatto di questa iniziativa rivolta alla gente che soffre, al Terzo Mondo?
«Sono soddisfatto, perché mai come in questo caso hanno avuto un peso determinante gli aiuti arrivati dinanzi ai vari appelli che ho avuto modo di lanciare».
Come nasce il suo impegno verso l'Africa?
«Nel 2003 è nata la Fondazione per il sostegno all'Africa, o Fondazione Pro-Africa, per idea del dottor Walter Rossetti oltre che del sottoscritto, che in Burundi era stato negli anni Novanta. Mi sento, in piccolo, un umile erede di monsignor Scalabrini. Piacenza in tal senso, verso coloro che soffrono ha una grande tradizione ed io ne sono un umile sostenitore».
Qual è l'obiettivo della Fondazione?
«Quello di porgere un aiuto reale e concreto ai paesi del centro-Africa in via di sviluppo. L'ideale della Fondazione è infatti quello di portare il Burundi, dotato di una grande pulsione verso il progresso ma totalmente privo di risorse finanziarie e strutturali, come del resto tanti altri Paesi dell'Africa, a superare quella linea di confine che li separa dalla modernità. Per fare ciò si propone di fornire questo Paese delle strutture basilari al miglioramento e delle condizioni di vita della popolazione e della nascita di un mercato del lavoro. E in questo senso, grazie all'Università di Verona abbiamo creato un ospedale, dotato di quattro reparti, per fare fronte a una situazione di grande disagio. Serve personale medico ma soprattutto personale infermieristico».
In quale città è stato attivato il progetto?
«A Ngozi, nella regione Nord del Burundi, dove nel 1999 era sorta per iniziativa di privati una libera università. Le strutture però risultarono presto insufficienti o inadeguate e l'organizzazione stessa dei corsi di laurea era problematica, mancando i professori e i libri di testo su cui studiare. Inoltre, avendo attivato un corso di laurea in medicina, era di fondamentale importanza la presenza di un ospedale dove poter praticare la disciplina. In questi anni la Fondazione ha preso parte alla ristrutturazione dell'ospedale di Ngozi, così da trasformarlo in una struttura adeguata all'insegnamento. E' stato dotato di nuove apparecchiature e, insieme all'università di Verona che si occupa della parte didattica all'università di Ngozi per la formazione di paramedici, stiamo avviando un grande percorso».

Mauro Molinaroli

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