Lunedì 29 Gennaio 2007 - Libertà
I palazzi piacentini simboli nei secoli
di magnificenza
Interessante incontro in Fondazione
Piacenza, "città di passo", di conventi ed aree militari ma anche di palazzi. Simbolo di una società gerarchica, differenziata, ben radicata nel Medioevo ed ora tramontata, il palazzo testimoniava ricchezza economica, potenza militare e gusto artistico dei proprietari.
Concepito non solo per esigenze quotidiane, concentrava rappresentanza, mondanità e cultura, conteneva opere d'arte e spesso, per eleganza, equilibrio compositivo e monumentalità, era anche espressione d'arte partecipando così alla storia urbanistica, sociale e del costume. E all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Marco Horak, presidente dell'Associazione palazzi storici di Piacenza, e Carlo Emanuele Manfredi, delegato provinciale dell'Associazione dimore storiche italiane, davanti ad un folto pubblico hanno tenuto Parole ed immagini sul nostro passato: visita virtuale ai palazzi storici di Piacenza, interessante conferenza organizzata dall'associazione culturale "Amici del Romagnosi".
Presentati da Pierangelo Torlaschi, preside dell'Istituto tecnico Romagnosi e da Mario Ambrogi, presidente degli "Amici del Romagnosi", con l'ausilio di un brillante sussidio informatico realizzato da studenti della medesima scuola, hanno brevemente ripercorso storia ed evoluzione di alcuni tra i più significativi palazzi del centro storico cittadino. «La nobiltà piacentina - ha iniziato Manfredi - è un ceto sociale che ha fino a dieci secoli di vita, non è una casta e le famiglie più titolate hanno sempre avuto preminenza amministrativa. I Farnese poi nobilitarono un buon numero di famiglie ma il cursus honorum avveniva lentamente. La costruzione del palazzo era occasione per controllare i nobili. A Piacenza c'era una nobiltà "magnatizia" titolata ed una semplice. Piacenza poi privilegiava il titolo per il prestigio e non l'antichità».
«Nessuna città della pianura Padana ha palazzi così grandi - ha continuato poi Horak - costruiti nella seconda metà del '500, poi tra fine '600-primi del '700 per la forte ripresa economica con una presenza in città di artisti ed architetti prestigiosi. A Piacenza in particolare ha lavorato Ferdinando Galli Bibiena realizzando, tra l'altro, Palazzo Costa e gli affreschi di San Cristoforo ma ha dato una grande impronta, ha influenzato anche la pittura, soprattutto il Panini. Ha appreso, specialmente dal Caramosino, l'enfatizzazione e la verticalizzazione degli spazi evidenti negli scaloni, macchine teatrali inserite in corpi di fabbrica».
Infine proiezione e commento di suggestive immagini, di esterni e di particolari architettonici interni, di alcuni tra i più importanti palazzi.
FABIO BIANCHI