Venerdì 26 Gennaio 2007 - Libertà
Quattordici progetti per Piacenza 2020
Tante idee, manca il sogno
Quattordici progetti bandiera, anzi ventuno. Ma manca il Sogno.
L'ultimo palcoscenico del piano strategico, allestito ieri a palazzo Gotico, vede scorrere traguardi che opportunamente il sindaco Roberto Reggi definisce realistici e fattibili. E' vero. Ma non c'è la Fantasia.
La statura di gran parte dei progetti è quella di una corretta gestione amministrativa, non si alza fino a diventare visione di futuro per la comunità. E lo slancio genuino, apprezzabile e sincero di tante forze sociali nell'immaginare una città migliore, quel misto di socialità e ambientalismo che permea i progetti - frutto maturo di un percorso durato sei anni - sbatte contro la penuria di risorse. Non ci sono i Soldi.
Tuttavia, le istituzioni con portafoglio del nostro territorio, dalla Fondazione alle banche locali, saranno caldamente invitate, per lettera, a dar priorità a questi progetti nelle loro linee di finanziamento.
Le idee vincenti, su quaranta presentate, ci restituiscono un profilo di Piacenza che per il suo futuro vuole, nell'ordine: un hospice, un'università più forte, informazione sugli alimenti a tutela della salute. E poi, in ordine sparso, aree produttive convenzionate, la salvaguardia del latte bovino, la tutela della montagna, politiche abitative per i deboli, educazione alla pace. Un gradimento particolare riguarda il potenziamento delle linee ferroviarie per una mobilità davvero sostenibile e meno inquinante, il famoso metrò leggero cadenzato alla mezz'ora e la valorizzazione di tutte le politiche di risparmio energetico. Grande assente, l'arte.
Si tirano le somme. Nel salone del Gotico si consuma l'ultimo l'appuntamento ufficiale per i membri del comitato strategico, gli esponenti della società civile, i tre enti promotori rappresentati ai massimi livelli. C'è il sindaco di Piacenza Roberto Reggi, il presidente della Provincia Gian Luigi Boiardi, il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Parenti.
«Siamo orgogliosi del lavoro fatto» esordisce Reggi nel presentare le idee piazzate al top (le più gettonate di ciascun asse strategico, con due progetti inseriti per volontà dalle amministrazioni sulle politiche abitative e la valorizzazione del sistema ferroviario), anche chi è fuori però ha nobiltà e carte giuste per essere appoggiato. La Pedemontana, fortissimamente voluta da Parenti, e la visione progettuale del Politecnico non sono nella lista d'oro, ma solo perché il loro percorso naturale sarà assorbito nei piani strutturali di Comune e Provincia. Reggi - che all'ultimo salva anche altri progetti - vede coniugati nei risultati, l'impegno sociale, quello ambientale e lo sviluppo, una visione «equilibrata». E Boiardi apprezza la «grande voglia di muoversi insieme, di riflettere sull'avvenire, di condividere traguardi» che il piano strategico ha sollevato. «Tutti lodevoli i progetti, e meritevoli, ma si realizzano solo se ci sono risorse - chiosa Parenti - se il territorio saprà produrre ricchezza e il nostro compito è crearla». Intervengono Gianni Copelli (segretario della Cgil) per insistere sulla Città del ferro ma anche per riflettere sulle aree militari; Massimiliano Borotti (segretario Uil) invita a tenere le porte aperte per nuove idee e Sandro Busca (segretario Cisl) a riconvocare periodicamente il comitato per verificare l'avanzamento dei progetti di questo «cantiere aperto», con un forte richiamo alla concretezza di realizzazione.
Le scintille s'accendono soprattutto sulle aree in convenzione dentro i piani regolatori (progetto arrivato quarto). Giovanni Ambroggi (direttore Cna) propone di introdurre in tutti i piani strutturali comunali una quota di aree convenzionate, al che Federico Scapra (Lac) obietta che non si vincola proprio nulla e non si potrà imporre nulla neppure ai finanziamenti della Fondazione, e poi bolla con un giudizio severo i progetti («otto su dieci potevano essere fatti senza scomodare nessuno»). E sulle aree anche Carlo Capelli (sindaco di Castelsangiovanni) conviene che non si impongono criteri dall'alto nei piani regolatori, si valutano delle necessità reali, e ricorda certi bandi andati deserti e certe metrature rimaste invendute nel suo Comune.
Alberto Bottazzi (direttore Libera Artigiani) ritiene a sua volta che le quote di aree non si possano imporre, ma soprattutto mette in guardia da quello che fu il «fallimento» del primo piano strategico, l'incapacità di passare dai progetti - come il ponte-bis di Po, il porto fluviale - ai fatti («Ma sono ciò che Piacenza chiede») mentre Giovanni Compiani (sindaco di Fiorenzuola) loda soprattutto la buona interazione trasversale che potrà scaturire dai progetti - anche per economizzare sulle risorse - sintesi fra economia, ambiente e società. A Rino Curtoni sta a cuore il ruolo più ampio possibile del mondo studentesco e nel metodo, ritiene che la rigidità su certi assi strategici possa essere stemperata.
Soddisfatta Angela Cordani (Federconsumatori), consapevole che il progetto sull'informazione del rischio alimentare - presentato dalla sua associazione - coniuga la sicurezza sul cibo con la valorizzazione dei prodotti piacentini. Ma motivi di critica arrivano da Stefano Borotti (Unicoop), che con condivide i criteri della graduatoria vincente, i voti finali, e chiede e ottiene che vengano reintegrati progetti con alto tasso di condivisione.
A Giuseppe Castelnuovo (Legambiente) fa piacere la valorizzazione data ai progetti sulle energie alternative e il ferro, ne vedrebbe bene uno anche sull'uso sostenibile dell'acqua. Le aree convenzionate nei piani regolatori? «Purché non siano in aggiunta ad altre produttive, ma quota parte».
Patrizia Soffientini