Giovedì 25 Gennaio 2007 - Libertà
Intervista al filosofo Rino Genovese che oggi sarà ospite con Italo Testa alla Fondazione per il ciclo di incontri "Il pensiero"
Rino Genovese: «Difficile definire
la natura umana in modo univoco»
Questo pomeriggio alle ore 18, nell'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via S. Eufemia 12, Italo Testa incontrerà il filosofo Rino Genovese nel terzo incontro del ciclo Il Pensiero.
Ricercatore in filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e autore di diverse pubblicazioni, tra cui Cuba, falso diario (1993); La tribù occidentale. Per una nuova teoria critica (1995); Convivenze difficili. L'Occidente tra declino e utopia (2005), Rino Genovese ha organizzato insieme a Italo Testa una jam session filosofica, che è stata poi riportata nel libro Ragione impura (Bruno Mondadori, 2006), di cui si parlerà nell'incontro di oggi e riguardo al quale abbiamo già voluto rivolgergli alcune domande.
La discussione riportata nel libro riguarda principalmente la metafisica, partendo dall'affermazione che in questa che viene definita "era post-metafisica", la metafisica sia in realtà ancora assolutamente vitale. E' così? L'uomo è un animale metafisico?
«La metafisica, cioè la filosofia dei princìpi ultimi, viene data generalmente per morta. La maggior parte dei filosofi del Novecento, sulla base di teorie molto diverse tra loro e talvolta usando lo stesso termine "metafisica" in accezioni differenti, ne ha decretato la fine. Noi siamo partiti da uno scritto di Italo Testa, già servito da base per una conferenza, che invece si è provato a mettere in dubbio la tesi che il bisogno metafisico possa essere dissolto. Ma nella discussione sono emerse posizioni anche molto critiche nei confronti di questa ripresa della metafisica. Perché, si è detto, a proposito dell'uomo parlare di "animale metafisico" e non piuttosto di "animale simbolico", come faceva Cassirer? La mia personale opinione è che la natura umana non sia definibile in maniera univoca: non si può dire soltanto "animale metafisico" o soltanto "animale simbolico" o soltanto "animale razionale", come Aristotele. Una tipica questione metafisica - cercare di cogliere la specificità della natura umana - si ripropone nei termini di una sua incessante problematizzazione».
Al tema della metafisica viene associato nel libro il tema dell'immaginazione, in un intreccio di immagini e concetti nel quale lei sembra voler dare ai secondi un ruolo di controllo sulle prime. E' questo, più in generale, il ruolo della filosofia? Il controllo su tutte le altre scienze e le espressioni del sapere umano?
«Combinare insieme metafisica e immaginazione può apparire strano; ma proprio se si riflette sulla capacità di farsi immagini della realtà e anche della non realtà si può vedere all'opera quella capacità di aprire mondi possibili tipica della metafisica. Qui il significato del termine "metafisica" si avvicina molto a quello di "teoria": indica, in un certo senso, la componente non empirica - o appunto metaempirica - presente in ogni teoria. Anche gli scienziati più attenti ai dati empirici sanno bene che senza immaginazione teorica non si va molto lontano. L'intreccio di immagini e concetti è essenziale in qualsiasi costruzione teorica. La controversia tra i partecipanti alla discussione ha riguardato, in buona misura, l'importanza da dare alle immagini rispetto ai concetti. E' una questione di gradi. Qualcuno si è mostrato incline a conferire alle immagini una centralità anche maggiore di quella che di solito si assegna ai concetti. Ma nessuno di noi ha sostenuto la tesi che la filosofia sia un sapere dominante rispetto alle altre forme di sapere».
Nel suo intervento, Italo Testa afferma che la forza catturante delle immagini metafisiche si ritrova in alcune forme di letteratura (come il noir e la fantascienza) e di cinema. E' così anche a suo parere? Siamo di fronte, con queste due espressioni artistiche, a una sorta di "metafisica per le masse"?
«Sì, credo che si possa parlare di "metafisica per le masse" riguardo a certi prodotti artistici o letterari. Un film o un racconto sugli zombi, per esempio, propone un'immagine dell'oltretomba, di qualcosa che è al di là della realtà empirica. Ma non bisogna confondere queste forme degradate di metafisica con la metafisica in quanto attività filosofica. Il proliferare delle immagini metafisiche, a mio parere, è tenuto a freno dal discorso teorico tipico della filosofia. Le filosofie operano delle scelte: distinguono il vero dal falso, ciò che per loro vale la pena di pensare da ciò che non vale la pena di pensare. Invece certi generi artistici e letterari di consumo, oppure atteggiamenti culturali come la "new age", non discriminano, o discriminano debolmente, tra un'immagine e un'altra immagine. Fanno cioè della cattiva metafisica».
CATERINA CARAVAGGI