Martedì 16 Gennaio 2007 - Libertà
Intervista al fondatore dell'associazione, che venerdì sarà ospite alla Fondazione per la rassegna "Testimoni del tempo"
«Con Slow Food lungo il Po»
Verrà ripercorso il viaggio di Soldati del '57
Il prossimo ospite della rassegna I testimoni del tempo, organizzata da Eugenio Gazzola e promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano sarà Carlo Petrini, fondatore della prestigiosa associazione Slow Food, paladina del gusto e sostenitrice del piacere del cibo. Come d'abitudine ospiterà l'incontro l'Auditorium della Fondazione in via Sant'Eufemia 12: l'appuntamento è per venerdì alle 21. In attesa di prendere parte alla serata, abbiamo intervistato Carlo Petrini e abbiamo scoperto che mangiando si può anche studiare e che Slow Food pare essere sensibile al fascino enogastronomico di Piacenza. Leggere per credere.
Signor Petrini, lei è fondatore di un'associazione tanto innovativa quanto lungimirante, Slow Food, nata nel 1986, volta a promuovere e sostenere la cultura gastronomica: ma cosa si intende con questa espressione? In che senso il cibo può essere considerato cultura?
«Il cibo, il modo di produrlo, di prepararlo e di consumarlo è uno degli aspetti più rilevanti di ogni cultura umana. La conferma ci viene dall'insegnamento del grande intellettuale francese Jean Anthelme Brillat Savarin che fu il primo, tra Settecento e Ottocento, a utilizzare il termine gastronomia, sostenendo che si tratta di scienza multidisciplinare e complessa, con importanti implicazioni in diversi campi del sapere umano. L'insieme delle tradizioni gastronomiche e la produzione agroalimentare vanno considerate a buon titolo come una delle espressioni della cultura e dell'identità di un popolo, radice nel passato e possibilità di ulteriore sviluppo nel futuro».
Slow Food: si potrebbe tradurre "cibo lento"? e del resto è nota la vostra avversione per il fast food (cibo veloce); tuttavia mi chiedo se sia effettivamente possibile nel mondo contemporaneo fare esperienze di slow food: dove e come trovare il tempo?
«Se non fosse possibile trovare il tempo per un rapporto equilibrato con il cibo non potrebbe esistere Slow Food, che ha fatto della lentezza una delle sue ragioni di essere. Attraverso questo approccio, Slow Food promuove il diritto al piacere, a tavola e non solo. Nata come risposta alla frenesia portata a regola di vita, l'associazione studia, difende e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni angolo del mondo, per la salvaguardia del diritto al piacere. Slow Food si sforza, con i suoi progetti, di rieducare i sensi assopiti, insegna a gustare e a degustare; dopodichè decidere di dedicare più o meno tempo al cibo è una libera scelta di ogni individuo».
A sostegno di un'idea alternativa (o forse sarebbe meglio dire complementare) di cultura, come quella incarnata da Slow Food, è nato il 4 ottobre 2004 il primo ateneo al mondo interamente dedicato alla cultura del cibo. Che tipo di figura professionale esso intende formare? E con quale offerta formativa?
«L'Università di Scienze Gastronomiche si pone come fine la preparazione di laureati con conoscenze scientifiche e umanistiche, capaci di operare nella produzione, trasformazione, distribuzione e promozione degli alimenti e delle bevande di qualità, per il mantenimento della biodiversità, per un rapporto organico tra gastronomia e scienze agrarie. Il corso di laurea triennale in Scienze Gastronomiche, che si svolge nella sede piemontese di Pollenzo, fornisce competenze storiche, umanistiche, scientifiche, gestionali e nell'ambito della comunicazione alimentare. I Master post lauream, che si svolgono nella sede di Colorno, nascono invece con l'obiettivo di offrire una migliore conoscenza degli alimenti con particolare attenzione al loro valore gastronomico e sensoriale. Ovviamente si rivolgono a chi già ha conseguito una laurea ed eventualmente vissuto un'esperienza professionale, ma vuole approfondire le proprie conoscenze in materia».
Appunto nell'ambito del programma di stage dell'anno accademico 2006/2007 promosso dall'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, è stato organizzato il "Viaggio lungo il fiume Po", iniziativa volta a ricordare il cinquantenario del celebre "Viaggio nella Valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini", organizzato dallo scrittore Mario Soldati. Ci parli di questa iniziativa; tra l'altro so che coinvolgerà in un certo senso anche la nostra città di Piacenza?
«L'idea è quella di rendere omaggio a una grande figura intellettuale che rappresenta un punto di riferimento insostituibile nella cultura italiana e che ha adottato un modo di guardare alla gastronomia del tutto originale ed innovativo. Il viaggio dell'Università vedrà coinvolti in un percorso a tappe oltre 150 studenti e il corpo docente, che per 25 giorni (dal 26 settembre al 20 ottobre 2007) andranno a rivisitare i luoghi e a svolgere attività didattica nelle sedi più significative dislocate lungo l'asse del fiume Po. Il mezzo di trasporto utilizzato sarà la bicicletta, per rievocare un modo di viaggiare che consenta di apprezzare le bellezze di questi luoghi e delle città che saranno attraversate, oltre che ovviamente il loro patrimonio enogastronomico. Il progetto sarà caratterizzato dall'attenzione verso i problemi ecologici che gravano sull'ecosistema fluviale: lo scopo è quello di monitorare il reale stato di salute del fiume e sensibilizzare le popolazioni locali rispetto all'esigenza della sua salvaguardia. Il programma del viaggio prevede anche il passaggio e la sosta sul territorio della provincia e della città di Piacenza, provando a mettere in risalto le tradizioni enogastronomiche che ancora oggi la sua campagna conserva».
SALVATORE MORTILLA