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Sabato 20 Gennaio 2007 - Libertà

Jazz Club - Via alle selezioni del concorso per Solisti "Bettinardi", primi
talenti in vetrina

PIACENZA - Il concorso nazionale "Chicco Bettinardi", la competizione per giovani musicisti che il Piacenza Jazz Club ha ideato e organizzato con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano per mettere in luce i "nuovi talenti del jazz italiano" e per onorare la memoria dell'indimenticabile amico cui è dedicato, ha ottenuto, nei suoi tre anni di vita, risultati importanti. I vincitori delle scorse edizioni, così come altri finalisti e beneficiari di premi speciali, hanno continuato a mettersi in luce, suonando in giro, incidendo, vincendo altri prestigiosi concorsi.
Il "Bettinardi", insomma, rivela talenti veri (e porta loro fortuna). E, se il buon giorno si vede dal mattino, tutto lascia pensare che succederà lo stesso anche nella quarta edizione che si è aperta l'altra sera con la prima semifinale della sezione riservata ai solisti (da quest'anno ce n'è, per la prima volta, anche una riservata ai gruppi, oltre alla competizione per arrangiatori e a un premio "al femminile" per compositrici).
Questa edizione del concorso, incidentalmente, è anche la prima a essere ospitata nella bella sede del Milestone, il club in via Emilia Parmense 27 che è diventato la "casa" del Jazz Club e, per esteso, di tutti gli appassionati piacentini di questa musica: appassionati che si sono presentati all'appuntamento piuttosto numerosi, nonostante la micidiale "controprogrammazione" predisposta dal Fillmore con il concerto di Fresu, Salis e Kocani Orkestar.
La giuria presieduta da Giuseppe Parmigiani (affiancato dal musicologo Jody Borea e dal giornalista Oliviero Marchesi) ha affrontato, nella serata inaugurale, i primi 3 dei 12 semifinalisti, accompagnati dal trio "di casa" del Jazz Club: Stefano Caniato al piano, Mauro Sereno al contrabbasso, Luca Mezzadri alla batteria. Il migliore in campo fra i concorrenti è stato probabilmente Pietro Valente, un batterista padovano che ha impressionato per il suo bagaglio tecnico rotto a tutti i trucchi del mestiere ma anche per gusto, fantasia, "visione" da bandleader: ha aperto, ambiziosamente, con un'"effettistica" composizione di suo pugno (Di mare in male) e ha continuato con eccitanti versioni dello standard Softly as in a morning sunrise e Monk's dream del grande Thelonius.
Il trombettista bolognese Roberto Righini, alle prese con la superclassica Joy Spring di Clifford Brown seguita da Jeanine di Duke Pearson e Invitation, ha mostrato sensibilità e buoni spunti di improvvisazione. Ma la sorpresa più piacevole, considerata la giovanissima età del "candidato", è venuta forse da Mattia Cigalini: un saxofonista contralto di Agazzano che ha 17 anni appena ma che, se non si perderà per strada, promette rose e fiori per l'avvenire: colpisce positivamente per tecnica e grinta in Ladybird di Tadd Dameron, perde qualche punto in Body and soul (nessun ragazzo di quell'età saprebbe interpretare una ballad come si deve) ma si riscatta con una trascinante esecuzione a perdifiato di quell'inno alla voglia e al piacere di suonare che è Donna Lee di Charlie Parker. Fatto sta che il "voto del pubblico" (frutto di un referendum che regala un bonus al voto di giuria) è andato a Mattia. Ed era un voto vero, non di una claque di amici e parenti.

Alfredo Tenni

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