Sabato 13 Gennaio 2007 - Libertà
De Andrè, l'ultimo poeta della musica
Castelsangiovanni: il grande cantautore ricordato con un concerto jazz
Certe rievocazioni peccano di retorica e nostalgia ma l'altra sera al Teatro Verdi di Castelsangiovanni il concerto Ricordando De Andrè in jazz ha abilmente evitato qualsiasi luogo comune. Affiatati musicisti hanno soprattutto ricordato Fabrizio De Andrè (1940-99) ma anche proposto sofisticati brani jazz per ricostruire, idealmente, l'ambiente dell'ultimo poeta della musica leggera italiana, cantautore medioevale e favoliere anarchico attratto dall'epopea di deboli ed emarginati.
Protagonisti della serata Ellade Bandini, batterista di talento, Sandro Gibellini, fra i più grandi chitarristi italiani, Dado Moroni, virtuoso del piano, Ares Tavolazzi contrabbassista superpremiato e Danila Satragno, vocalist di straordinaria sensibilità.
Inizio con pezzi storici del jazz, da Without a song di Vincent Youmans a Caravan di Duke Ellington, poi largo a De Andrè con esecuzione di Khorakhanè in un'atmosfera soft e sonorità folk nella ben cadenzata voce di Satragno, della celeberrima Bocca di rosa con traduzione veloce intervallata da romantici inserti strumentali. Quindi Che cosa c'è, hit di Gino Paoli, esponente di spicco della scuola genovese, amico e sodale di De Andrè e, solo Satragno e Moroni, la dolce Princesa e la struggente La canzone di Marinella, eccellente in entrambe Satragno con note accarezzate e versi assaporati.
Grande jazz con la tristezza ammorbidita di Bye bye blackbird cantata anche da Miles Davis ed ancora De Andrè, Jamin-a con gran lavoro di batteria e Creuza de ma, autentico viaggio spirituale nella magia e nei suoni del Mediterraneo che solo De Andrè sapeva rendere in modo così naturale nonostante le leggi dello spettacolo.
Il quintetto non ha dimenticato Bruno Lauzi, paroliere e cantautore di spessore, genovese, amico di Faber, con Almeno tu nell'universo rinverdita anche da Mia Martini e, a chiusura, altro popolarissimo motivo di Paoli, Senza fine, valorizzato soprattutto da Mina.
Perché ricordare De Andrè? Fu un innovatore, un leader indiscusso nonostante carattere schivo e scarso feeling con il pubblico a parte il tour con la Pfm di fine anni '70, interessante e per alcuni aspetti tuttora ineguagliato per la generale armonia concerto "live". Seppe costruire solide basi musicali, elaborare arrangiamenti raffinati lasciando così maggiore respiro musicale ai testi, alcuni divenuti trascinanti ballate. I suoi antieroi, superati gli anni della contestazione, narrano di delusioni, amarezze ed isolamento, sono una saga moderna, un'antologia dei vinti, l'invenzione geniale di uno chansonnier contestatore, un cantautore senza etichette capace di dar voce ad umili e perdenti, di riversare in poesia rabbia e malcontento di una generazione mantenendo uno stile invidiabile. Stracolmo il Verdi, sinceri applausi, ottima organizzazione (Associazione Castello Immagini e Città di Castelsangiovanni, contributi di Fondazione di Piacenza e Vigevano, incasso a favore di Avis e Aido).
Fabio Bianchi