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Giovedì 11 Gennaio 2007 - Libertà

S. Vincenzo, rilettura storica
Recupero del complesso con chiesa e convento

Le linee guida del restauro dell'edificio che da domani ospiterà la scuola media del Conservatorio "Nicolini"

Esteso su una superficie di oltre 5.500 metri quadri, il complesso dell'ex San Vincenzo per trent'anni, dopo la definitiva partenza dei Fratelli delle Scuole Cristiane nel 1972 e la vendita dell'edificio al Comune, ha vissuto in uno stato di abbandono e di progressivo degrado, che ha coinvolto soprattutto la monumentale chiesa cinquecentesca, ricca di affreschi, ma non ha risparmiato neppure altre parti, ridotte a poco a poco all'inagibilità.
Ora però è iniziato il riscatto del complesso, del quale è terminata la prima fase che verrà inaugurata domani, quando suonerà la campanella per gli studenti della scuola media del Conservatorio "Nicolini". A loro è stato infatti destinato il blocco costruito nel 1911, il cui fronte su via San Vincenzo si estende per una cinquantina di metri, arrivando quasi all'incrocio con via Gaspare Landi.
Il restauro, che è stato finanziato interamente dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, per un milione e 650mila euro, ha consentito il recupero di 1.650 metri quadrati di superficie: aule e laboratori che hanno comportato un generale intervento di consolidamento strutturale e, in particolare, di risanamento del piano seminterrato.
Prima di focalizzare l'attenzione sull'edificio oggetto del loro recupero, i progettisti, Enrico De Benedetti e Marcello Spigaroli, sono partiti da una lettura storica dell'intero complesso, stratificato nel tempo e nel quale si sono succeduti più cantieri. Accanto alla chiesa di San Vincenzo, eretta dai teatini tra il 1595 e il 1612, restano alcuni ambienti del convento dei religiosi chiamati dal loro confratello, il beato Paolo Burali, vescovo di Piacenza dal 1568 al 1576. Questa ala, affacciata su via Scalabrini, è attualmente sede di uffici comunali. La cartografia storica mostra come il primitivo convento avesse due chiostri, dei quali è sopravvissuto parzialmente solo quello minore. Al di là, si apriva una vasta area coltivata a orto. E' dunque qui e anche al posto del precedente chiostro maggiore che sono andate a disporsi le scuole, il convitto e il cinema del Collegio San Vincenzo, aperto dai Fratelli delle Scuole Cristiane negli anni '40 del 1800. I teatini erano stati soppressi nel 1810, i loro beni incamerati dal governo e pare che il convento, all'arrivo dei nuovi inquilini il 10 novembre 1843, non si trovasse in buove condizioni.
La relazione storica di De Benedetti e Spigaroli ha evidenziato almeno tre fasi edilizie: nel 1934-36, la costruzione dell'edificio in continuità con la chiesa, con funzione di convitto per studenti; nel 1911, la costruzione dell'edificio che completa il fronte su via San Vincenzo (quello che ora è stato recuperato) e, nel 1934-54, l'edificio più recente con funzione di cinema e dormitorio, gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dunque riedificato.
Nel 1934 vennero anche uniformati i 140 metri della facciata su via San Vincenzo. Il progetto di De Benedetti e Spigaroli, con i quali ha collaborato per la parte strutturale Paolo Vegezzi, ha dovuto confrontarsi innanzitutto con problemi di carattere statico: «I muri e le volte, che in chiave presentavano uno spessore di soli cinque centimetri, erano stati costruiti in mattoni forati. Per fermare il degrado delle strutture portanti del tetto, lo avevano puntellato con sostegni che andavano a gravare sulle volte, troppo sottili per reggere questo ulteriore carico».
Al rifacimento della copertura è stato dunque affiancato il consolidamento delle volte, ricoperte da un guscio di calcestruzzo, mentre la struttura del tetto è stata rinforzata, aggiungendo capriate a intervalli, a loro volta appoggiate su pilastri nascosti nella muratura. I progettisti precisano di aver rispettato l'originaria disposizione delle aule. E' stato però inserito un nuovo blocco scala-ascensore, nel volume prossimo all'angolo con via Gaspare Landi, per motivi di sicurezza e per consentire il superamento delle barriere architettoniche. Rampe per disabili affiancano anche le scale di accesso al seminterrato, adibito a laboratori. Per alloggiarle, è stato sfruttato lo spazio dello scannafosso, allargandolo, in modo da consentire una migliore illuminazione dei locali e risanare le murature. Del piano scantinato è completamente cambiato il volto degli interni, dei quali la documentazione fotografica testimonia l'estremo degrado, con montagne di faldoni e vecchie schede elettorali impilati tra ragnatele, polvere e addirittura il proliferare di vegetazione dalle finestre rotte.

ANNA ANSELMI

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