Venerdì 29 Dicembre 2006 - Libertà
Diego Maj: la Cina adesso è più vicina
«Abbiamo portato "L'uccello di fuoco" ed è stato un grande evento»
Parla il direttore di Teatro Gioco Vita di ritorno dal Paese che, in 12 anni, ha sviluppato grande interesse per la cultura italiana
PIACENZA - Diego Maj, lo guardi e sembra che il tempo per lui non passi mai. Perché ha personalità e sa catturare chi lo ascolta. Quando inizia a raccontare le sue esperienze teatrali tende a sminuirsi, quasi a sdrammatizzare, come si trattasse di cose da poco. Poi affonda, si lascia andare, parla e allora capisci che questo imprenditore della cultura, tutto piacentino ma per nulla piacentino, di cose belle ne ha messe insieme, da quando nel 1971 fondò il Teatro Gioco Vita.
E così, tra una domanda e una risposta, trova il modo di raccontare la propria esperienza vissuta recentemente in Cina, mostrandoti un catalogo di oltre 400 pagine. S'intitola "2006 L'anno dell'Italia in Cina" ed è a cura della Presidenza del consiglio dei ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria e scopri che all'interno, nella sezione Teatro e danza accanto al Piccolo Teatro di Milano, al Corpo di ballo del Teatro alla Scala, a una retrospettiva di Bernardo Bertolucci e a Italiana, una rassegna di cinema italiano contemporaneo, c'è anche il Teatro Gioco Vita che ha presentato a Pechino, all'Oriental Pioneer Theatre, in coproduzione con il Teatro stabile di innovazione, Fondazione nazionale della danza - Reggio Emilia, L'uccello di fuoco di Stravinskij, una fiaba per musiche, ombre e danza.
Lo spettacolo è stato promosso dal Ministero per i beni e le attività culturali con la collaborazione della Regione Emilia Romagna. Le figure sono di Enrico Baj, la regia e le scene di Fabrizio Montecchi e le coreografie di Mauro Bigonzetti. Scopri anche che a Pechino, in quell'occasione era presente il ministro degli esteri, Massimo D'Alema e ti rendi conto che il Teatro Gioco Vita tornerà nella capitale cinese nel 2007, considerato grande il successo di pubblico ottenuto, oltre che i consensi della critica internazionale.
«Sono passati dodici anni dalla prima rappresentazione cinese - spiega Diego Maj - abbiamo riproposto L'uccello di fuoco, uno degli spettacoli più importanti e di maggior successo. Questa edizione, grazie al prestigioso contributo artistico di Mauro Bigonzetti e della Fondazione nazionale della danza, non è stata una semplice ripresa ma una nuova versione, una matura e significativa evoluzione dello spettacolo originale. Pur incentrata sull'impianto scenico e drammaturgico originario, questa nuova versione ha visto pertanto una più ricca integrazione, grazie anche all'estensione delle parti coreografiche, di ombre e danza. E poi, ricordo perfettamente, nel 1994, quando aderimmo all'invito per la prima volta, trovammo in Cina una situazione molto diversa, più pionieristica, meno accattivante e meno propensa al nuovo, seppure con tutta la buona volontà degli organizzatori. Non c'era l'entusiasmo di oggi nel dare il giusto risalto alla cultura italiana. Non c'erano forse le basi, i presupposti. Occorreva uno sforzo da parte nostra e da parte loro».
Prosegue Diego Maj: «La Cina di oggi è un'altra cosa, si è trattato per noi, di un'esperienza di grande interesse. A mia insaputa, mi sono accorto che conoscono il Teatro Gioco Vita più di quanto io credessi, c'è più informazione, una disposizione maggiore verso l'economia, la storia e la cultura italiana. Tutto ciò sta a significare che il lavoro svolto, a tutti i livelli, dalle istituzioni agli operatori economici italiani, è stato molto importante, tutti hanno seminato molto bene. E soprattutto grazie al lavoro svolto dall'Istituto italiano di cultura, la sensibilità verso il mondo dell'arte, della letteratura e dello spettacolo è davvero migliorata. La dottoressa Maria Weber, direttore dell'Istituto italiano di cultura, ha avuto nei nostri confronti, un'attenzione straordinaria. Possiede una grande conoscenza e una particolare sensibilità. Ho avuto modo di conversare a lungo con lei, una donna dalle grandi qualità umane e dotata di una competenza davvero rara. Nelle tre sere in cui è stato rappresentato L'uccello di fuoco, l'Oriental Pioneer Theatre è stato gremito, molti giovani, c'erano spettatori di età compresa tra i 20 e i 50 anni. Un evento. Ho provato una grande soddisfazione e anche un po' di emozione per gli attestati di stima ricevuti. Significa che in questi anni non si è lavorato invano e che il linguaggio della cultura raggiunge ogni Paese, in particolare la Cina e Pechino, metropoli aperta al nuovo, alla moda, alle innovazioni, alle eccellenze. Una realtà, quella delle grandi metropoli cinesi che stride con la provincia agricola del Paese che vive in una forte arretratezza rispetto al fervore che si avverte nella capitale. Convive, in questo Paese, un'anima capitalista insieme con un comunismo che non sembra destinato a sparire».
Tornando all'evento, Diego Maj tiene a precisare che L'uccello di fuoco, è uno spettacolo teatrale d'ombre e danza interamente costruito sul racconto coreografico che Igor Stravinskij ha composto nel 1909 per i Balletti russi. La definizione di "racconto coreografico", a suo avviso, non è impropria perché L'uccello di fuoco è una fiaba raccontata attraverso la musica. E così è anche lo spettacolo messo in scena dal Teatro Gioco Vita. «Siamo riusciti - spiega - a fare esplodere il potenziale spettacolare racchiuso nel teatro d'ombre. Nel proporlo, abbiamo scelto come interlocutore la danza, un linguaggio che dona corpo all'incorporeità dell'ombra e, per natura, è in grado di porsi come medium scenico tra le ombre e la musica. Sulla scena infatti sono danzatori - animatori i tre performers che danno vita all'universo di figure tratte dall'opera di Enrico Baj e animano le ombre di grande impatto visivo di Teatro Gioco Vita attraverso il gesto coreografico di Mauro Bigonzetti. Per dare una nuova vita sulla scena alla grande musica di Igor Stravinskij».
Ma la soddisfazione di Maj è soprattutto per il riconoscimento e la stima manifestata da Maria Weber. In lui c'è l'orgoglio di avere fatto ancora una volta centro. Di essere al tempo stesso avanguardia, eccellenza e conferma nel panorama culturale italiano.
Mauro Molinaroli