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Giovedì 4 Gennaio 2007 - Libertà

Tumore al colon, si punta sulla prevenzione. L'unità gastroenterologica dell'ospedale impegnata nella diagnosi precoce

L'invito a eseguire il test rivolto alla popolazione compresa tra i 50 e i 69 anni

La prevenzione di alcuni tumori è entrata a far parte dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e le Regioni dovranno attuare, se non lo hanno già fatto, programmi di screening per la diagnosi precoce.
Negli anni scorsi l'attenzione delle Regioni si era appuntata prevalentemente sulla prevenzione del cancro al seno e all'utero, ma dopo una raccomandazione dell'Unione Europea agli Stati membri di attuare interventi di screening per la diagnosi precoce e la prevenzione anche del cancro del colon e dopo l'inserimento nell'apposito programma del Piano sanitario nazionale 2005-2007, molte Sanità locali si sono date da fare anche per questa patologia.
Diciotto regioni e Bolzano hanno approvato lo scorso anno atti deliberativi per offrire alla popolazione a rischio (in modo più o meno esteso) esami per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto.
Dalla Toscana, che ha cominciato nel 2003, alla Basilicata che ha avviato un piano di screening a ampio raggio, l'Italia sembra dunque mettersi al passo per raggiungere un importante obiettivo: ridurre il più possibile le morti per questo tumore, che è il secondo, per incidenza e mortalità, dopo il cancro del polmone per gli uomini e dopo il cancro al seno per le donne.
Nella nostra regione, dal 21 marzo 2005 è stato attivato un programma di screening che prevede l'invito a tutta la popolazione residente, di età compresa fra i 50 e i 69 anni, ad eseguire, con cadenza biennale, un primo test di base che è la ricerca del sangue occulto nelle feci. Ai soggetti positivi per questa indagine viene proposto di sottoporsi ad una colonscopia (test di II livello).
A Piacenza, il dottor Fabio Fornari, primario della Unità operativa complessa di Gastroenterologia del nostro nosocomio, ha assunto fin dall'inizio, su indicazione dell'Azienda Usl, il ruolo di coordinatore di questa importante iniziativa.
«In sintonia con quanto disposto dalle normative regionali, abbiamo messo in campo le nostre forze migliori per dare il via e attuare un'opera di prevenzione ad ampio raggio - dice, seduto al tavolo della sua scrivania con un pacco di fogli tra le mani, intento a snocciolare una serie di dati che fanno riflettere e non poco - ci siamo mossi con grande impegno e i risultati sono molto significativi, inducono a riflettere e sono anche molto gratificanti per tutti coloro che si sono dedicati a questa attività di prevenzione e diagnosi precoce. Dai dati in nostro possesso, a distanza di circa 18 mesi dall'inizio dello screening, la mortalità per questa malattia potrebbe calare notevolmente. Non dimentichiamo che il tumore all'intestino è più diffuso di quanto si creda, si tratta di una malattia subdola, che purtroppo ancora molto spesso esordisce sul piano clinico già in fase avanzata. Inoltre, nel 90 per cento dei casi, il tumore derivi dalla trasformazione maligna di lesioni dell'intestino ancora benigne quali i polipi adenomatosi che possono essere individuati e asportati durante l'esecuzione della colonscopia. In questo modo, senza ricorrere ad un intervento chirurgico, eliminiamo le lesioni precancerose, ancor prima che si siano trasformate in tumore maligno attuando una vera opera di prevenzione primaria».
Aggiunge Fornari che in base alle disposizioni della legge regionale e alle linee guida sono stati invitati, attraverso una lettera recapitata a domicilio, a sottoporsi gratuitamente allo screening, uomini e donne residenti nel territorio provinciale in età compresa tra i 50 e i 69 anni. «I cittadini - spiega - possono ritirare la provetta per l'esecuzione dell'esame sulle feci nelle farmacie e consegnare il campione presso il centro screening di Piazzale Torino o in provincia presso gli altri punti di raccolta indicati nella lettera di invito. La percentuale d'adesione al test di primo livello, vale a dire il sangue occulto nelle feci, è stata del 40,8 per cento. Abbiamo inviato a partecipare allo screening 54.211 persone; al marzo 2007 (quando si concluderà il primo round) avranno ricevuto la lettera d'invito circa 70mila soggetti pari a un terzo dell'intera popolazione provinciale. La percentuale di adesione nella nostra provincia è in linea con la media del tasso di adesione regionale dove si registrano percentuali più elevate a Reggio Emilia e a Ravenna e più basse a Bologna e in Romagna. Il 5,8 per cento (1295 soggetti) ) fra coloro che hanno accettato di sottoporsi all'esame, è risultato positivo. La percentuale di positività è più elevata negli uomini (7.6 per cento) rispetto alle donne (4,8 per cento) ed è maggiore dopo i 60 anni».
L'adesione al secondo livello (accettazione della colonscopia in questo 5,8 per cento di positivi) è stata del 74% circa. Nei 957 soggetti che si sono sottoposti alla colonscopia, il 5,7 per cento, nonostante non avvertisse disturbi di sorta, era affetto da tumore maligno, e il 43 per cento ( 378 persone) da polipi precancerosi che sono stati sottoposti a polipectomia per endoscopica. L'essenzialità di questi dati dimostra con estrema precisione l'importanza di questo screening che nei prossimi anni assumerà un ruolo sempre più significativo per ridurre la mortalità per tumore dell'intestino.
«Prevenire e diagnosticare precocemente significa salvare vite umane - commenta Fornari - evitare alle persone sofferenze, ridurre gli interventi chirurgici, ridurre la necessità di chemioterapia. Tutto questo si traduce anche in un forte risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta perciò di un vero investimento in salute i cui benefici effetti andranno anche oltre le nostre più rosee previsioni e potranno essere valutati appieno solo tra alcuni anni».
Fornari, nel ricordare che il lavoro è stato molto intenso ed ha coinvolto tanti professionisti precisa: «E' occorso un forte impegno da parte del Centro Screening di piazzale Torino coordinato dal dottor Giorgio Gatti; particolarmente meritevole e degna di plauso è stata la collaborazione dei farmacisti, e del Laboratorio Centrale dell'Ospedale di Piacenza (diretto dalla dottoressa Enrica Poggi)».
Il medico piacentino vuole sottolineare la grande professionalità dei medici endoscopisti che hanno eseguito gli esami colonscopici con tutte le implicazioni terapeutiche connesse ed in primo luogo «tutti i miei collaboratori, medici ed infermieri della Unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva del "Gugliemo da Saliceto", che a parità di risorse hanno notevolmente incrementato il numero di esami eseguiti in questo 2006 e la buona riuscita del programma non sarebbe stata possibile senza la collaborazione dei colleghi endoscopisti delle Chirurgie di Piacenza, Fiorenzuola e Castelsangiovanni, per coprire l'intero territorio provinciale e per non creare troppi disagi nella popolazione potendola inviare al proprio ospedale di riferimento».
Per Fornari si tratta di un investimento sul futuro: «Occorre proseguire ed estendere questo programma di screening del carcinoma colo-rettale e mi auguro che negli anni a venire la sensibilità dei cittadini sia sempre maggiore ed i tassi di adesione al I e II livello possano ulteriormente migliorare. Il direttore generale dell'Azienda Usl di Piacenza , Francesco Ripa di Meana, si è dimostrato, fin dall'inizio, molto sensibile a questo programma; ci ha dato il suo appoggio, ci assicura l'aiuto dell'Azienda e credo che sarà attento alle necessità di risorse umane e tecnologiche per il prossimo futuro fin dalla discussione del budget 2007. Anche i sindaci dei comuni di Gropparello, Rottofreno, Pianello e Borgonovo hanno dimostrato una particolare sensibilità al problema ed hanno organizzato incontri di informazione e aggiornamento con la popolazione. Anche la Lega Italiana per la lotta contro i tumori (nella persona del suo presidente provinciale professor Rodolfo Canaletti) ha offerto un contributo economico per un contratto annuale per un'unità di personale amministrativo. Un ringraziamento particolare e molto sentito va infine alla Fondazione di Piacenza e Vigevano e al suo presidente Giacomo Marazzi, che ha erogato una borsa di studio per un giovane medico, specialista in gastroenterologia, il quale opera presso il reparto di Gastroenterologia e sta sviluppando studi e ricerche avanzate sul materiale statistico e clinico che stiamo raccogliendo; si tratta di un ulteriore ricchezza umana e professionale al servizio della sanità piacentina, un altro investimento sul futuro».
I dati regionali (aggiornati ed elaborati al maggio 2006) confermano il lavoro straordinario che i gastroenterologi stanno svolgendo in tutta la nostra regione. In Emilia Romagna su circa 600mila persone invitate a partecipare al primo livello (la ricerca del sangue occulto fecale), ha risposto il 43 per cento. Il 7,8 per cento degli uomini è risultato positivo (le donne positive sono il 4,9 per cento) e sono state effettuate circa diecimila colonscopie, dalle quali sono emersi 765 tumori maligni e 5231 polipi di cui 3176 ad alto rischio di trasformazione maligna. Alla fine dei primi due anni di screening sarà invitato oltre un milione di persone.
«Si tratta di un'operazione straordinaria di prevenzione - conclude Fornari - che credo non abbia eguali nella sanità italiana, e pochi altri esempi nel mondo occidentale, che dimostra ancora una volta la grande qualità del nostro Servizio Sanitario».

Mauro Molinaroli

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