Mercoledì 27 Dicembre 2006 - Libertà
«Il mio Don Pasquale malinconico». L'allestimento di De Rosa da domani a sabato
Parla il regista dell'opera con Muti e la Cherubini che ha debuttato a Ravenna: in arrivo al Municipale
PIACENZA - «Festa del teatro rara e preziosa» è stato definito nei giorni scorsi il debutto a Ravenna di Don Pasquale, con la direzione musicale di Riccardo Muti.
L'allestimento dell'opera voluto dalla Fondazione Toscanini in collaborazione con Ravenna Festival era stato avviato al Municipale dove ora vi ritorna, secondo appuntamento della stagione lirica, domani in anteprima (ore 19 riservata a studenti e ospiti delle case di riposo), venerdì in "prima" (alle ore 20,30 per il turno A di abbonamento), con replica sabato ( alle ore 17 per il turno B).
Successo annunciato per la bella idea di impegnare giovani artisti, l'Orchestra Cherubini voluta e plasmata dal maestro Muti, e un bel gruppo d'interpreti guidati in scena dal maestro Claudio Desderi, impegnato anche come protagonista assoluto a muovere il racconto di Giovanni Ruffini per la musica di Gaetano Donizetti.
Opera buffa in tre atti, Don Pasquale, composta a tempo di record, debuttò con successo immediato a Parigi nel gennaio 1843 al Theatre Italien. Ora la Fondazione Toscanini la propone per le scene di Italo Grassi, già impegnato nella recente edizione di Così fan tutte, con i costumi realizzati dalla pluripremiata Gabriella Pescucci, la regia affidata a un giovane, Andrea De Rosa, impostosi all'attenzione del pubblico e della critica con un'originale messa in scena di Elettra di Hofmannsthal, vista nello spazio Rotative di Libertà nella rassegna di prosa Altri Percorsi.
Andrea De Rosa è napoletano. Studi di filosofia e apprendistato teatrale con Enzo Moscato e Mario Martone. Al San Carlo di Napoli è stato assistente di Martone per Don Giovanni, Così fan tutte, Idomeneo, ripreso poi a Trento.
Vien subito da chiedergli dell'originale Elettra proposta di teatro "in cuffia" (gli spettatori udivano tutto quello che avveniva in scena e altro attraverso auricolare).
«Leggendo il testo - ricorda De Rosa -, mi sono ricordato di precedenti esperienze, di un cortometraggio girato per mettere a fuoco il rapporto spazio-suono nelle esperienze di non vedenti. La rilettura della tragedia greca mi ha suggerito un rincorrersi di voci, suoni interni ed esterni allo spazio evocato ben oltre a quello che si può vedere. Mi interessava dar modo allo spettatore di essere continuamente sollecitato non solo dalla presenza fisica degli attori, mediata da un trasparente così da risultare spiata, ma dai rumori , dalle voci della casa, da presenze inquietanti».
Lo spettacolo ha ottenuto grande successo grazie alla perfezione dei suoni e delle voci, realizzata dalllo specialista Hubert Westkemper.
Ora arriva il Don Pasquale.
«Un'opera che si offre come una novella del Boccaccio. Con un vecchio gabbato, illuso di poter competere con giovani più prestanti in fatti d'amore. E' detta "opera buffa" ma non la trovo divertente, piuttosto malinconica, perché noi spettatori finiamo per identificarci con don Pasquale e vederci così ingenui, pronti a cadere nel tranello».
Spazi aperti, senza quinte...
«Per lasciare alla musica la possibilità di rendere le situazioni. Abbiamo provato al Municipale, poi a Ravenna, in perfetta collaborazione con i maestri di alta scuola musicale e scenica Muti e Desderi, da cui abbiamo tanto da imparare. E' stata anche per me un'esperienza bellissima».
Gian Carlo Andreoli