Martedì 19 Dicembre 2006 - Libertà
Bollettino storico piacentino:
il numero dei cent'anni dedicato a Stefano Fermi
Nel centenario della nascita del Bollettino storico piacentino, il ventesimo volume della collana "Biblioteca storica piacentina", appena uscito, è interamente dedicato al suo fondatore, Stefano Fermi. Su quest'ultimo, docente di lettere dai molteplici interessi storici e culturali, si era tenuto un anno fa, nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese, un convegno, del quale il recente libro Stefano Fermi e il Bollettino storico piacentino, edito da Tipleco, raccoglie gli atti, a cura di Vittorio Anelli, alla guida oggi, insieme a Carlo Emanuele Manfredi, del Bollettino storico piacentino. Alla presentazione, all'auditorium della Fondazione, coordinata da Vittorio Anelli, in realtà non si è parlato solo del convegno, della figura di Stefano Fermi e del ruolo di catalizzatore da lui svolto nell'ambiente piacentino, ma anche delle prospettive future della longeva rivista, che attualmente, pubblicata dall'Associazione Amici del Bollettino storico piacentino, ha sede presso l'Archivio di Stato. Il direttore di quest'istituzione, Gian Paolo Bulla, nel suo saluto, ha voluto ricordare recenti donazioni di documenti, acquistati dagli Amici del Bollettino storico piacentino sul mercato antiquario. Per Anelli, il convegno per il secolo di vita del periodico si è dimostrato un'occasione di studio con più livelli di implicazioni: «Il Bollettino storico piacentino non è solo uno strumento per studiare la storia della città. I numeri dei primi cinquant'anni sono essi stessi storia della città». Il libro si apre con la ristampa del Ritratto di Stefano Fermi, scritto nel 1978 da Piero Treves, studioso della letteratura dell'800 italiano e in particolare di Pietro Giordani, che Fermi aveva contribuito a valorizzare. Seguono i saggi sulla formazione politica di Fermi (Angelo Cerizza), sugli studi relativi al primo '800 (William Spaggiari), sul riordinamento delle carte Fermi all'Archivio di Stato (Anna Riva), sull'ideazione della rivista e possibili influenze recepite dal fondatore quando era studente universitario a Firenze (Giovanna Rabitti), sulla fisionomia della rivista (Daniela Morsia), sulla tutela dei monumenti (Maria Luigia Pagliani), sulla storia del medioevo e dell'età moderna (Pietro Castignoli) e la storia dell'arte (Antonella Gigli). Pagliani ha ribadito come Fermi ritenesse il fare cultura un'attività di servizio verso la città. Aspetti che rimangono nel suo successore, Emilio Nasalli Rocca: "Pubblica tutti i rinvenimenti archeologici piacentini". Questi elementi, «l'aspetto del dibattito e del servizio potrebbero ora essere recuperati attraverso uno strumento misto: la rivista e il sito internet», del quale Anelli ha annunciato la prossima messa online. Spaggiari ha rievocato «l'umiltà» e «il rigore intellettuale» di Fermi, che provava «fastidio per le generalizzazioni, convinto che storia locale non significasse storia minore». A Firenze, ma soprattutto tra Cagliari e Sassari, dove insegna all'università, proseguono intanto le ricerche di Giovanna Rabitti, che sta aggiungendo nuovi tasselli alla mappa degli eventuali modelli per l'impostazione programmatica della rivista di Fermi. Massimo Baucia, conservatore del Fondo Antico della Biblioteca comunale Passerini Landi, si è soffermato sulle carte Fermi custodite in via Carducci, evidenziando l'importanza di strumenti di lavoro come indici ed elenco autori e soggetti, cui si sta lavorando. Infine, da Carlo Emanuele Manfredi il ricordo di Nasalli Rocca, sul quale tornerà in un saggio sul prossimo numero del Bollettino storico piacentino.
An.Ans.