Mercoledì 13 Dicembre 2006 - Libertà
Heidegger, pensatore tormentato
All'auditorium della Fondazione conferenza del filosofo Franco Volpi
Parlare di filosofia oggi significa sia cercare il senso della propria vita ma anche ridiscutere i presupposti di tale ricerca. In entrambi i casi ci si imbatte in un personaggio scomodo, il tedesco Martin Heidegger (1889-1976), il pensatore più tormentato del Novecento non solo europeo. Essere e tempo (1927), opera emblema di una vastissima produzione, è una riflessione tuttora fondamentale sull'importanza dell'essere, sull'ermeneutica contemporanea lontano dall'eredità ottocentesca, dal maestro Husserl e da una spesso contorta fenomenologia nonché dal superficiale esistenzialismo. E ieri, all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Franco Volpi, filosofo e docente universitario, nella conferenza Nel sentiero di Heidegger, moderatori Eugenio Gazzola e Franco Toscani, ne ha ripercorso l'imprescindibile contributo nel trentennale della morte e nei quasi ottant'anni dalla pubblicazione di Essere e tempo.
Preliminare ed inevitabile il riferimento ai discussi legami di Heidegger con il nazismo «ma - ha esordito Volpi - Hannah Arendt diceva che aveva la saggezza del protofilosofo poco avvezzo alla politica o, come sosteneva Thomas Mann, non aveva lo spirito mercantile anglosassone. Nel nichilismo di Heidegger c'era separazione tra filosofia e politica tanto che il grande problema dell'intellettualità contemporanea è che Heidegger ha staccato filosofia e politica».
Ma, ha continuato Volpi, «ci sono modi di interpretare, precondizioni, che non lo immunizzavano, non aveva l'armamentario ideologico del marxismo. In Essere e tempo spegne tutti i fari di orientamento, procede in assenza di Dei, intende la stessa esistenza nella più radicale finitudine. Ha la pretesa di andare alla fonte ma la rifondazione non è più possibile». Stuzzicato da Toscani Volpi ha poi accennato al complesso problema della traduzione dei suoi testi spesso condotta «in modo arbitrario da studiosi che non conoscevano la lingua tedesca e che si sono anche allontanati dall'originale greco».
Ancora stimolato da Toscani Volpi ha analizzato i difficili rapporti con l'esistenzialismo del "primo" e "secondo" Heidegger che, «in polemica con l'esistenzialismo umanistico di Sartre, sposta il dibattito su verità dell'essere, su abitare dell'uomo per capire se la finitudine umana sia riscattabile. Non vuole perdersi nella filosofia della vita o in Husserl o nei neokantiani ma costruire un edificio non teorico da utilizzare per una forma bella e compiuta, un'estetica dell'esistenza». Incontro interessante dunque per comprendere come nella temporalità si iscrivano ontologia dell'essere ed "unità estatica" di passato, presente e futuro.
FABIO BIANCHI