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Sabato 16 Dicembre 2006 - Libertà

Progetti bandiera alla prova "pagella"
Primi giudizi dell'università, ma la discussione non decolla

Entro il 7 gennaio il comitato strategico deve scegliere le priorità. Convegno finale a febbraio per evitare il "ciclone" elezioni

Guai a chiamarle pagelle, guai a parlare di voti. «Non siamo ad un concorso». Il professor Enrico Ciciotti (docente di Economia e tutor del percorso strategico) è molto chiaro su questo punto: l'università fornisce griglie tecniche per valutare i progetti arrivati da tutta la società civile, non fa il lavoro del comitato strategico, non boccia o promuove. Peccato però che la discussione sulle idee risulti congelata.
Ad ogni buon conto, i trentanove progetti in corsa per Vision 2020, ovvero il futuro di Piacenza così come lo immaginiamo, escono dalle mani dei professori dell'Università inchiodati ad alcuni numeretti (da uno a cinque) per un primo giudizio su vari fronti: dalla loro coerenza con la missione del piano, alla fattibilità, dalla sostenibilità, al respiro temporale.
Difficile pensare che questo primo esame non influenzerà i membri del comitato. C'è anche, qua e là sulle schede, un "ng" ovvero "non giudicabile" che non ha valenza negativa, ma ricorda il tragico "non classificato" di liceale memoria.
E' questa valutazione, nel complesso, la vera novità emersa ieri dalla riunione del Comitato strategico nell'aula consiliare del Comune, presenti il sindaco Roberto Reggi, il presidente della Provincia Gian Luigi Boiardi e il presidente camerale Giuseppe Parenti. L'Università ha fatto un buon lavoro, ha avuto parecchio filo da torcere nel pesare idee e progetti tanto diversi fra loro, nel fornire al comitato una bussola con cui muoversi. Poi è chiaro che ciascuno decide per sé e ogni membro del parlamentino strategico deve mettere, indipendentemente dai giudizi, il suo voto finale sulle priorità, mica tante, da portare avanti. Ieri nell'aula che vede le riunioni del consiglio comunale, si sono fissati nuovi paletti temporali: c'è tempo fino al 7 gennaio per esprimere i singoli giudizi, poi il 12 gennaio li si sottopone alle giunte dei tre enti promotori (Comune, Provincia e Camera di Commercio), quindi tornano in Comitato strategico il 25 gennaio e infine a metà febbraio, il grande convegno per presentare le scelte fatte.
Il punto è che non parte la discussione pubblica, o forse avverrà privatamente tra i membri del comitato, ma alla fine è un'occasione di dibattito mancato per la città o relegato ormai ad una sola seduta.
Dal parlamentino arrivano a Ciciotti domande per lo più tecniche, il sindaco di Fiorenzuola Giovanni Compiani mette l'accento sulla sostenibilità, Monica Bolledi (Politecnico) sull'uso degli indicatori, Stefano Borotti chiede e ottiene una dilazione per aggiornare alcuni progetti già in cantiere.
Il più critico è l'ambientalista Fabrizio Binelli, a cui non piacciono i «tempi stretti» dei lavori, che si interroga sulle valutazioni fatte a monte dall'Università, e teme che tutto si riduca ad una «somma di numeri». «I progetti condivisi devono uscire da una discussione» è il suo appello, perché da qui nasce un consenso corretto. Binelli contesta anche i numeri statistici presentati per fotografare la nostra realtà: «Le aree tutelate non sono il 10 per cento ma meno dell'1 per cento, non ci sono indicatori sull'uso del suolo e sull'energia rinnovabile». C'è chi, come Massimiliano Borotti (segretario provinciale Uil) sembra ammettere una certa fragilità («Il cabotaggio è inferiore a quanto ci si aspettava»), allora meglio tenere il ventaglio delle idee aperto a nuovi contributi per «irrobustire la visione». Il tempo però incalza, e il sindaco Reggi ritiene che si debba arrivare ad una sintesi finale entro febbraio, per tener fuori i progetti dalle strumentalizzazioni, «nell'interesse di tutti» prima del ciclone elettorale. E poi nulla vieta di lasciare una «finestra aperta» sul terzo piano strategico. E per Boiardi, essendo questo lavoro solo un punto di partenza e non di arrivo, c'è tutto il tempo di sviluppare un impegno corale. E' anche per Federico Scarpa è opportuno chiudere entro febbraio, mentre nel dibattito emergono per ora pochi dubbi sui progetti in sé. Alla fine, solo Sandro Busca (segretario provinciale Cisl) è a chiedersi dove sia finito il progetto sul turismo sociale, non era forse incluso nelle fabbriche della felicità?.
Uno su quaranta "fattibile" - E qui la mattinata finisce. E' impossibile tirar le somme dell'istruttoria svolta dall'Università. Però qualche curiosità si può dire: solo un progetto su quaranta di merita il 5, voto massimo, per fattibilità organizzativa: riguarda la "comunicazione del rischio alimentare a tutela della salute". Sulla fattibilità finanziaria, svettano i progetti per l'uso sostenibile dell'acqua del Trebbia, il piano di salvaguardia del latte bovino. E nemmeno l'hospice territoriale porta a casa il 5, la criticità, qui, à la costituzione della fondazione.

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