Martedì 5 Dicembre 2006 - Libertà
Dalla prima pagina
Ricerca e impresa a Piacenza nuovi talenti per innovare
Perché conosciamo tutti il genio nazionale, la capacità innovativa quasi "naturale" degli imprenditori nostrani, che riescono a volte a vincere la concorrenza estera, pur con mezzi decisamente inferiori.
Allora una possibile spiegazione sta nella minore dimensione delle nostre imprese. Infatti le nostre grandi imprese hanno indici di spesa in R&S (ricerca e sviluppo) confrontabili con le loro concorrenti di pari dimensione all'estero. Il nostro problema (ma anche la nostra forza per altri versi) è che l'Italia ha troppo poche grandi imprese e un numero di piccole imprese assai superiore a quello degli altri paesi.
E allora? Gli studiosi ed i policy maker suggeriscono da tempo alcune ricette. Per prima cosa strumenti di sostegno alla ricerca privata attraverso sussidi e incentivi fiscali.
E' quello che la Regione Emilia Romagna sta facendo con sforzi finanziari enormi da anni. In secondo ordine incentivi ai consorzi fra imprese che si uniscono per progetti di ricerca associati.
E' quello che, grazie ai finanziamenti della regione e della nostra Fondazione, si sta cercando di fare anche a Piacenza, con i noti laboratori e centri di eccellenza nati in questi due ultimi anni. In terza battuta, ma unita alle prime due, azioni per favorire uno scambio proficuo tra centri di ricerca, università e imprese. Anche in questo caso Piacenza si è mossa, grazie anche alla nostra Camera di Commercio.
Il Patto per Piacenza del 2002 e il Piano Strategico Piacenza 2020 hanno inserito così nei propri obiettivi la nascita ed il sostegno a queste nuove forme di partnership tra centri del sapere teorico ed applicato e mondo imprenditoriale. Ma allora abbiamo fatto tutto ciò che dovevamo fare? No, perché queste ricette se hanno fini solo strumentali, per intercettare risorse pubbliche, sia dal lato delle imprese che da quello delle università, non servono a niente.
Se l'interesse per i progetti di ricerca è fittizio, di facciata, può dare risultati illusori e solo redistributivi, di rendita. Occorre cioè un salto di qualità culturale che coinvolga tutti, dalle scuole superiori, all'istruzione terziaria, fino alle imprese, anche quelle di piccola dimensione.
Le quali, come insiste sempre Giovanni Ambroggi della Cna, possono investire in ricerca solo ad una condizione: che uniscano le forze per ripartire i costi, per raggiungere insieme quelle dimensioni minime che possono giustificare progetti di ricerca ambiziosi. Questi sono alcuni temi del dibattito che si avrà oggi all'Università Cattolica con il convegno "Ricerca&Impresa", organizzato dalla nostra Camera di Commercio. In cui ci sarà una bella iniziativa: la premiazione di una classe del Liceo Scientifico Respighi della nostra città, che ha vinto il premio nazionale di Unioncamere "Scuola, Creatività e Innovazione" che verrà consegnato con tutti gli onori a Roma il 7 dicembre.
Il progetto premiato consiste nella progettazione di un distributore automatico di medicine per uso domestico denominato "Silver Piller 3000" e ancora una volta testimonia lo spirito innovativo e inventivo, che sappiamo esistere nella nostra terra, anche fra i nostri giovani, se adeguatamente sostenuti da istituti e insegnanti capaci e motivanti, quali quelli del Respighi.
Perché senza nuovi talenti e persone che cercano di innovare, ogni sforzo per favorire il rapporto tra ricerca e imprese risulterebbe inutile.
Paolo Rizzi