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Mercoledì 6 Dicembre 2006 - Libertà

Coroli, il vescovo della gioia
Un piacentino missionario in Amazzonia

Domani alle 17,30, all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via Sant'Eufemia n. 12, verrà presentato il libro di Fausto Fiorentini Il vescovo della carità e della gioia. La testimonianza del Servo di Dio mons. Eliseo M.Coroli, missionario in Amazzonia; introduce e coordina l'autore; intervengono: monsignor Luigi Ferrando, vescovo di Bragança (in video); monsignor Lino Ferrari, vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio; suor Edir Silva delle Suore Missionarie di Santa Teresina; il dottor Giuseppe Zorzan, già medico in Brasile; padre Francesco Silva, barnabita; don Giuseppe Castelli, già missionario in Brasile. Il gruppo degli amici del Servo di Dio monsignor Eliseo M. Coroli ai presenti farà omaggio della pubblicazione.
Chi era monsignor Coroli di cui è stata avviata nei mesi scorsi la causa di beatificazione? Probabilmente a Piacenza, sua terra d'origine, lo ricordano in pochi; diversa la situazione nello Stato brasiliano del Parà, dove, ad esempio, hanno chiamato con il suo none, "Dom Eliseu", una città di recente fondazione. Vediamo in breve la sua scheda biografica: nasce il 9 febbraio 1900 a Castelnovo Valtidone di Borgonovo e subito è necessaria una parentesi sulla sua famiglia: è profondamente religiosa e tra i nove figli altri faranno la scelta religiosa tra cui il fratello Paolo, pure lui missionario barnabita in Brasile. Nel 1911 Eliseo entra nella scuola apostolica dei Barnabiti di Genova; il 22 novembre 1917 fa la professione religiosa, quindi il servizio militare presso l'ospedale militare di Novara (allora non era ancora in atto il Concordato); nel 1920 riprende gli studi; il 15 marzo 1924 viene ordinato sacerdote a Roma; il 22 dicembre 1924 parte missionario in Brasile.
Il 5 gennaio 1930 viene inviato nella parrocchia di Ourém, nella Prelazia del Gurupy, poi Prelazia di Guamà, poi Diocesi di Bragança; nel 1932 viene nominato prefetto apostolico della Prelazia (in pratica il responsabile); il 5 agosto 1938 viene inviato a Bragança e qui inizia la lunga serie delle sue opere: nel 1938 inaugura il Collegio di S. Teresina per la formazione spirituale e culturale delle future religiose; il 10 agosto 1940 viene eletto primo vescovo - prelato della Prelazia che diventerà, per suo impegno, la diocesi di Bragança do Parà; il 13 ottobre 1940 viene ordinato vescovo a Rio de Janerio; fonda le missionarie di S. Teresina che ottengono l'approvazione diocesana nel 1976 e pontificia nel 1981; nel 1954 realizza l'ospedale dedicato alla Madre della Divina Provvidenza; nel 1960 dà vita a "Radio educadora"; il marzo 1965 inaugura il seminario; realizza in questi anni il "Centro de Treinamento" per la formazione degli operatori pastorali. Il 29 luglio 1982 muore a Bélem do Parà e il 3 marzo 1994 tutti i tredici vescovi delle diocesi dell'Amazzonia danno parere favorevole all'introduzione della causa di beatificazione che ha il nulla osta della Santa Sede il 20 maggio 1996. Il 10 agosto 1996 a Bragança vi è avvio ufficiale del processo diocesano. Postulatore il barnabita padre Francesco Riboldi.
Questa la scheda, in estrema sintesi, della vita del Servo di Dio Eliseo Maria Coroli che, nato nel Piacentino, ha scelto la strada della missione impegnando la propria vita in luoghi in cui la civiltà solo negli ultimi decenni ha fatto la propria comparsa. Quando è giunto nel Brasile del Nord negli anni Venti mancavano le strade e per raggiungere le cappelle e i villaggi dell'interno spesso si doveva stare in viaggio, con piccole barche o a cavallo, per intere giornate. Quando si parla del Brasile occorre dimenticare le dimensioni europee: ad esempio la diocesi di Bragança, che nasce dalla Prelazia di Guamà da lui guidata, dev'essere equiparata al nord-ovest italiano. Non solo mancavano le strade, ma anche ogni forma di struttura sociale, dalle scuole agli ospedali. Iniziò con un istituto per formare i giovani; cercò aiuto in una congregazione di suore italiane, ma poi ne creò una sua che ora ha duecento religiose ed opera in diverse diocesi. Pensò all'assistenza sanitaria ed iniziò dalla Maternità per aiutare le donne che spesso partorivano abbandonate a se stesse. Ora, a Bragança, vi è un ospedale completo. Istituì un seminario per la formazione di un clero locale (inizialmente vi erano solo missionari). Un'opera geniale fu "Radio educadora": si tratta di una potente emittente, che raggiunge anche le diocesi vicine, usata per la catechesi e per l'istruzione in genere; è una specie di Non è mai troppo tardi via radio e la struttura ha dimensioni brasiliane: vi lavorano circa trecento volontari.
Uno dei problemi dei missionari in queste terre era l'istruzione della popolazione. Avevano bisogno di aiuti qualificati e li cercarono negli istituti religiosi. Fece lo stesso anche Coroli che riuscì in un primo tempo ad ottenere alcune suore da una congregazione italiana, ma poi ne fondò una sua, le Missionarie di S. Teresina, la santa per la quale aveva una particolare devozione. Ora le "sue" duecento suore sono una presenza importante in tutto il Parà. Sono tutte specializzate (sono insegnanti, infermiere...), ma soprattutto hanno una particolarità: hanno fatto un quarto voto, oltre ai tre tradizionali, quello della gioia. Monsignor Coroli era infatti un sostenitore dell'apostolato della gioia (da qui il titolo del libro), tutto doveva essere fatto con amore e con il sorriso. Potrebbe sembrare un'ingenuità, ma tutti i biografi sottolineano un particolare che merita di essere preso seriamente in considerazione: il 6 febbraio 1975 il presule piacentino compie la visita ad limina a Paolo VI, come devono fare periodicamente tutti i vescovi, e il papa, il mercoledì successivo, afferma in un'udienza pubblica: «Un missionario venuto in questi giorni a visitarci, ci diceva del risultato di una sua felice iniziativa intitolata "apostolato della gioia". Non è questa un'autentica e sapiente interpretazione del Vangelo, il messaggio della buona novella?». Tre mesi dopo il papa pubblica l'esortazione apostolica sulla gioia cristiana Gaudete in Domino (9 maggio 1975). Pura coincidenza o il documento pontificio è stato in qualche modo influenzato dall'incontro tra papa Montini e il barnabita piacentino?
Il libro di Fiorentini inizia, dopo la premessa di monsignor Ferrando, con un capitolo dedicato alla vita di Coroli; è poi la volta delle opere ampiamente documentate con foto; un terzo capitolo riporta un'antologia di affermazioni del missionario tratte dai suoi scritti; un quarto cita giudizi che, in diverse occasioni, sono state espressi su di lui, mentre l'ultima parte analizza il rapporto tra la nostra diocesi e il vescovo missionario. E' noto che la Chiesa di Piacenza-Bobbio è impegnata da oltre quattro decenni, con sacerdoti e laici, ad aiutare alcune Chiese sorelle del Brasile. Ebbene, all'inizio di tale impegno vi è proprio questo vescovo. Nei primi anni Sessanta, quando era a Roma per partecipare al Concilio, ha fatto diverse puntate nella nostra diocesi per incontrare i parenti, che ancora vivono a San Nicolò, e l'amico monsignor Malchiodi. Nel 1964 ha visitato il seminario e alcune parrocchie piacentine, ha descritto le necessità della sua gente e Piacenza ha risposto con generosità. E questo è stato anche un ulteriore incentivo, per diversi sacerdoti piacentini, a dedicare alcuni anni alla missione. E' così che nell'agosto del 1964 parte per la Prelazia del Guamà, quella di Coroli, don Giuseppe Castelli, che, anni dopo, rientrato in Italia, sarà parroco alla Besurica, ma ancora oggi resta legato ai suoi amici brasiliani.
Il missionario piacentino rientra quindi a pieno titolo nella storia della Chiesa piacentina e Fiorentini non manca di sottolinearlo: anzi, si può dire che questa sia stata la molla che ha mosso l'autore impegnato da anni, anche nella veste di responsabile dell'ufficio stampa della diocesi, a contribuire alla nascita per Piacenza di una "memoria pastorale", esigenza espressa in diverse occasioni dallo stesso vescovo Luciano Monari attento al nuovo, ma con un occhio rivolto alla tradizione.
Di Coroli è in corso il processo di beatificazione (proprio nei mesi scorsi è iniziato nella diocesi brasiliana di Bragança) e l'autore del libro si muove con cautela: riporta dati, documenta le opere, fa parlare lo stesso protagonista, rifacendosi ai suoi scritti, e diversi testimoni. Ad esempio il vescovo barnabita Andrea Maria Erba, membro della Congregazione delle Cause dei Santi, sottolinea come il confratello abbia operato "in un contesto politico molto difficile, adoperandosi opportunamente e con senso della misura, per la difesa dei poveri e degli oppressi, della giustizia sociale, della concordia e della pace".

GIULIO RICCI

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