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Venerdì 24 Novembre 2006 - Libertà

Tarkovskij e i suoi scrittori preferiti
Con interventi degli studiosi Lodato, Pagani e Zhuravel

Interessante serata in Fondazione per i 75 anni dalla nascita del geniale regista e letterato

PIACENZA - Andreij Tarkovskij non è solo il geniale regista che tra gli anni sessanta e ottanta rivoluzionò il modo di vedere il cinema, ma anche un intelligente autore teatrale e un letterato colto e raffinato, che riuscì ad unire alla devozione nei confronti dei "modelli" classici la capacità di rielaborarli e ricostruirli in una chiave intimista, al tempo stesso individuale e universale.
La sua vita e il suo ruolo di intellettuale durante il regime sovietico sono stati argomento di discussione di Una serata per Tarkovskij l'evento organizzato mercoledì sera dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, dalla Fondazione Gorbaciov-Italia e dall'Università degli studi di Pavia per celebrare il ventesimo anniversario della sua morte. L'omaggio a Tarkovskij anticipa le celebrazioni del 75°anniversario della nascita che all'inizio del 2007 prevedono un convegno in programma a Piacenza e con la presentazione, a Pavia, del volume degli Atti, alla presenza del figlio del regista e dello sceneggiatore Tonino Guerra, amico del regista.
La serata, che si è svolta nell'auditorium della Fondazione, è stata introdotta dal professor Nuccio Lodato, docente di Storia e critica del cinema all'università di Pavia, che ha spiegato come i sette film (L'infanzia di Ivan, Andreij Rublev, Solaris, Lo specchio, Stalker, Nostalghia e Sacrificio) girati da Tarkovskij hanno rivoluzionato il cinema mondiale.
Quindi la dottoressa Maria Pia Pagani, studiosa dell'università di Pavia ha illustrato col giornalista Marco Beretta alcuni temi cari al regista, facendo riferimento ai Diari da lui redatti dal 1970 al 1986. La ricostruzione del pensiero di Tarkovskij e delle influenze esercitate su di lui dai grandi letterati russi ed europei si è alternata alla lettura drammatizzata di brani scritti da Andrej Tarkovskij e dal padre Arsenij, poeta celeberrimo, da Shakespeare e Dostoevskij, che il cineasta russo amava particolarmente Il contralto Mariacinzia Bauci e il maestro fisarmonicista Pierantonio Gallesi hanno cantato alcuni brani di musica popolare tipica dell'area russa, e hanno poi letto un passo dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, che era l'autore preferito di Tarkovskij («Dostoevskij potrebbe diventare la chiave di volta di tutto il mio cinema» scriveva il regista nei suoi Diari), il monologo di Ofelia dall'Amleto di Shakespeare, che Tarkovskij mise in scena con uno strepitoso successo nel 1977, e alcuni testi poetici di Arsenij Tarkovskij.
«La cultura italiana e quella slava hanno molti aspetti comuni, a partire dalla sensibilità nei confronti della vita e dell'arte» ha detto durante il suo intervento Veronica Zhuravel, presidentessa dell'associazione culturale italo-slava "Il volo della Gru" di Vigevano. «Vorrei che oltre a Tarkovskij gli italiani avessero la possibilità di conoscere anche altri artisti dell'area slava. Pochi hanno sentito parlare dei registi cinematografici Dovzenko e Paradzanov, nessuno ha mai sentito nominare i nostri poeti e scrittori, come Varan Salamov, e i nostri pittori, nonostante il loro valore artistico».

Alessia Strinati

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