Sabato 2 Dicembre 2006 - Libertà
In Fondazione il libro "Mare Padanum", pillole di ottimismo
Le storie magiche di Maurizio Rossi
«Leggere i libri di Maurizio Rossi è un gesto di gioia, di terapia della letteratura». E questo, per lo scrittore e poeta Alessandro Fo, docente all'università di Siena, è solo uno dei motivi che da anni lo tengono avvinto alle pagine del narratore piacentino, il cui ultimo volume di racconti, Mare Padanum, è stato presentato ieri all'auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Quattro storie che arrivano in libreria dopo la raccolta di poesie Orme sulla terra (1979), le opere narrative Vanno a morire gli eroi (1980), Poi viene il vento (1981), Racconti piacentini (1985), Mille non più mille (1998), Tre racconti di Maurizio Rossi (2002) e un silenzio di quattro anni.
In realtà, Rossi ha continuato a scrivere e, complice il critico Antonio Pane, che lo ha messo in contatto con l'editrice campana Lavieri, ha "distillato" dalla sua dispensa ricca di inediti i quattro racconti di Mare Padanum. Nel pomeriggio, coordinato da Gaetano Rizzuto, direttore di Libertà con cui Rossi in passato ha collaborato, si è parlato del linguaggio, molto originale, della narrazione e delle altrettanto mirabolanti avventure che coinvolgono i protagonisti, Gerbasius e Panfilius. La vita è colta - ha osservato Fo - attraverso uno sguardo bifocale: «Lo sguardo grottesco comico (che ricorda Plauto), ma anche l'apertura all'umanità che ritroviamo nella pensosità di Terenzio». Come in Pollaio di notte, dove Rom-Rom, malato di un tumore al polmone, viene guarito miracolosamente dal gallo Bernardo Becone: «Abbiamo la cura folle del gallo magico, ma anche la condizione dolente di chi, come Rom-Rom vive ai margini della società».
Tra le altre caratteristiche del libro evidenziate da Fo: la capacità tecnica con la quale vengono descritte macchine assurde e la nobilitazione dei personaggi, attraverso i nomi latini. In Claudio Dixit è adombrato il filologo Claudio Vela, docente all'università di Pavia, autore della postfazione del testo. Vela ieri ha letto brani dal volume per illuminare sulla «sintassi rutilante» delle pagine di Rossi: «Più che nel linguaggio, dove troviamo una sontuosità di espressione, è nella sintassi, inventiva nelle strutture». I continui rimandi, per analogia, da un oggetto all'altro, «in una rete inesauribile», possono «ricordare, in modo però tutto diverso, Antonio Pizzuto. Per il resto, Maurizio Rossi - ha annotato Vela - è un outsider». Domenico Pinto, direttore editoriale della collana di narrativa "Arno" di Lavieri, ispirata allo scrittore tedesco Arno Schmidt, (si è inaugurata con il suo romanzo Dalla vita di un fauno), si è detto disponibile a proseguire la collaborazione con Rossi, che ha ancora tante storie in serbo per i suoi lettori. Mare Padanum, nelle parole dello stesso autore, è «un grande contenitore, un film ad altissima densità di immagini che suggerirei di far scorrere alla moviola». Rossi ha precisato di evitare volutamente di mettere il punto con frequenza nei suoi periodi: «Amo un modo di narrare ad effetto "slavina", in cui il punto frenerebbe il moto travolgente della narrazione. È vero che a volte il fiato manca, ma alla fine quel piccolo sforzo porta a un giovamento notevole».
Quelle di Rossi sono «storie magiche, perché tutti abbiamo bisogno di trasformare le nostre angosce in qualcosa di positivo». Ecco allora questi racconti come efficaci «pillole di ottimismo». L'incontro, presente un folto pubblico, si è aperto e chiuso in musica, con la Sonata KV 303 di Mozart, eseguita da Rita Mascagna al violino e da Sara Rossi (figlia dello scrittore Maurizio) al piano, cui nel finale, per il trio Fairy Tales di Schumann, si è aggiunta Rita Urbani alla viola.
ANNA ANSELMI