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Domenica 26 Novembre 2006 - Libertà

Il Germoglio continua a crescere
Monari: «E' il segno della nostra capacità di amare»

La festa per i 25anni di vita della cooperativa sociale che favorisce l'integrazione e il lavoro di persone svantaggiate

Anche le galline ovaiole stanno benissimo al Germoglio dove non vengono semplicemente allevate, ma si sono «accasate». Producono 450 uova biologiche al giorno, che i clienti si contendono, e razzolano allegre. Qui vivono magnificamente accuditi anche i cavalli e nelle serre spuntano viole, ciclamini e crisantemi così belli e forti da far invidia.
In venticinque anni di vita le cooperative sociali Germoglio e Germoglio 2 non solo sono molto cresciute, proprio come la pianta del fagiolo magico delle favole, ma hanno saputo raccogliere intorno a loro tutta una città. E ieri nel salone parrocchiale della chiesa di Santa Franca alla festa di compleanno (accompagnata dalle canzoni di Maurizio Sesenna), la città c'era, nelle presenze del vescovo Luciano Monari, del sindaco Roberto Reggi e di numerose autorità, fra le quali Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Giuseppe Parenti, presidente della Camera di Commercio, Anna Braghieri, presidente dell'Opera Pia Alberoni, il colonnello Giovanni Dragotta, comandante dell'Arma dei Carabinieri.
Commuovono le immagini del video realizzato per documentare l'attività delle due Onlus, che restituiscono il profilo di realtà solidaristiche capaci di far quadrare i conti. Il Germoglio, coop sociale di tipo B, nasce nel 1981 grazie alla tenacia di dodici soci fondatori, portatori di handicap e i loro familiari, per fornire a giovani disabili e a persone svantaggiate un inserimento e un'integrazione sociale e grazie al terreno ceduto dall'Istituto Madonna della Bomba. L'azienda si specializza in attività avicola e florovivaistica, oggi ha 4mila metri quadrati di serre e 1.700 di esposizione. Il Germoglio 2 nasce in seguito, è una coop di tipo A e gestisce un centro riabilitativo diurno che ospita portatori di handicap adulti affetti da patologie medio gravi e gravi.
«Abbiamo un vissuto intenso» racconta Renzo Rigoni, presidente onorario, affiancato da Marco Tanzi, che guida il Germoglio 2 e da Mariano Cobianchi, presidente del Germoglio.
Più di settanta fra soci, volontari, educatori e persone in difficoltà oggi danno vita alle due cooperative, che nel tempo hanno affrontato e superato forti problemi. Il nome di Germoglio, ricorda il vescovo Monari citando la Bibbia, è uno dei titoli del Messia. «Per capire la storia bisogna imparare ad amare, bisogna essere innamorati. Se un uomo è intelligente o potente o forte ma non ama, non può capire, solo chi vive come quel germoglio di David può comprendere». E le due coop sono l'espressione della capacità di amare che esiste nella nostra società.
Reggi ha voluto sottolineare come l'esperienza del Germoglio e quella festeggiata - sempre ieri - di Unicoop, derivino entrambe da intuizioni, progettualità maturate tanti anni fa nella Caritas diocesana di don Giuseppe Venturini e rivelatesi vincenti. «Qui i ragazzi sono profondamente amati» ma le cooperative, ha aggiunto, riescono anche nell'impresa di tenersi in equilibrio economico e finanziario mentre realizzano la loro missione solidaristica a cui il Comune guarda con gratitudine.
Il segreto del Germoglio? Un po' di incoscienza iniziale ma anche fiducia nella provvidenza e la determinazione di superare gli ostacoli, racconta una delle fondatrici, Anna Riscazzi. «Per me, da oltre vent'anni, stare qui è una droga - confida l'operatrice Giovanna "Laura" Boselli che si occupa dell'amministrazione - è vero che viviamo in emergenza economica e organizzativa, ma personalmente non riuscirei mai a staccarmi. Stare al Germoglio mi dà un senso di libertà e di meraviglia. Se mi sorprendo della cattiveria umana, accade lo stesso per la grande bontà di uomini e donne, che non ti aspetti».

Patrizia Soffientini

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