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Martedì 28 Novembre 2006 - Libertà

Un museo, teatri e sontuose dimore
di famiglie patrizie

Le 250 pagine del libro Il centro storico di Piacenza -Palazzi, case, monumenti civili e religiosi - Il secondo quartiere di Piacenza - degli Anguissola o di S. Antonino sono un concentrato di tante notizie storiche e artistiche, ma anche di mille curiosità scovate da Giorgio Fiori nelle sue pazienti indagini archivistiche.
In questa zona della città, si incontrano anche un museo, la Galleria d'arte moderna Ricci Oddi, e due teatri, il Municipale e i Filodrammatici. Tre edifici che presero il posto di precedenti costruzioni, che Fiori ci racconta, facendole riaffiorare da un passato dimenticato. Dove sorge la Ricci Oddi, almeno fino al 1810 si trovava un monastero femminile, di antichissima fondazione, forse dedicato a San Siro, vescovo di Pavia. Veniva già ricordato in un diploma di re Liutprando del 744. Con le soppressioni napoleoniche, le religiose vennero allontanate e fu comprato "da un certo Bartolomeo Rossi, che di professione faceva l'impresario, specializzato nella demolizione di antichi edifici in disuso per ricavarne materiale da riciclare per nuove costruzioni; così infatti fece demolire totalmente l'antica chiesa e parte del monastero". Dopo altri passaggi di proprietà, l'area venne messa a disposizione di Giuseppe Ricci Oddi per la creazione del museo destinato a ospitare la sua collezione. "Tale Galleria fu in gran parte costruita ex novo, utilizzando però sul lato destro dell'ingresso parte del superstite chiostro del monastero".
Se il Muinicipale si insediò sulle fondamenta di Palazzo Landi Pietra, il Teatro dei Filodrammatici sorse ancora sui resti di una chiesa, dedicata a S. Franca, dalla quale prende il nome la via. Il convento delle francescane fu soppresso nel 1810 e, circa un secolo dopo, si preferì ribattezzare la strada via Solferino, per commemorare la battaglia del 1859, combattuta a fianco dell'esercito francese contro gli austriaci. "Nel 1943 - prosegue Fiori - durante la Repubblica di Salò, il nome Solferino che ricordava l'antica alleanza con il popolo francese fu tolto e fu ripristinato il precedente di S. Franca che conserva tuttora". Non molte tracce rimangono invece del complesso conventuale, diventato di proprietà demaniale e, nel 1848, sede della Guardia nazionale civica e di un presidio del Genio militare. La chiesa venne trasformata in teatro nel 1908; il convento in scuola di musica (oggi Conservatorio "Nicolini"), fortemente danneggiata dai bombardamenti dell'11 gennaio 1945. Tra i personaggi celebri che si incrociano nel quartiere di S. Antonino, il letterato Pietro Giordani, che nacque il 1° gennaio 1774 al numero civico 8 di quella che oggi è via Giordani. La casa fu in seguito venduta al conte Gottardo Pallastrelli, padre di Bernardo, studioso di storia locale. Questi fece trasportare qui "vari mattoni già dell'Archiginnasio Piacentino, che aveva sede in via Chiapponi". Il libro consente di percorrere diversi itinerari, in base agli interessi di ciascuno, soffermandosi sugli affreschi e stucchi di Palazzo Scribani Rossi in via Scalabrini o di Palazzo Malvicini Fontana di Nibbiano in via Verdi, "una delle più sontuose dimore del patriziato piacentino".

An.Ans.

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