Sabato 25 Novembre 2006 - Libertà
Municipale - Parla il violoncellista stasera con la "Cherubini", in programma il "Concerto" di Schumann
Moser: «Che onore suonare con Muti»
In programma anche Schubert e la Settima di Beethoven
B>Piacenza - Il violoncellista Johannes Moser sarà protagonista del "cuore" del concerto, che stasera alle 21 al Teatro Municipale segnerà il ritorno dell'Orchestra giovanile "Luigi Cherubini" diretta dal maestro Riccardo Muti. Una presenza ormai quasi "fissa" nella nostra città, segnalata nei giorni scorsi da molti giornali italiani. Il programma è cambiato rispetto a quello del libretto della Stagione concertistica diffuso dalla Fondazione Arturo Toscanini (nel precedente annuncio c'erano errori dei quali la scrivente non è responsabile, ci scusiamo con interpreti e lettori).
Oltre al Concerto per violoncello di Robert Schumann, che vedrà sugli scudi Moser, la serata includerà l'esecuzione dell'ouverture Die Zauberharfe di Franz Schubert e la Settima sinfonia di Ludwig van Beethoven.
Con Moser, giovane ma affermato talento in ambito internazionale, abbiamo affrontato argomenti legati alla musica seria ma anche alla musica pop, rock e metal, che nel tempo libero il violoncellista ha ammesso di ascoltare e coltivare, anche se non mischierebbe mai il suo lavoro di esecutore classico con qualche strano progetto sperimentale, oggi tanto di moda a dispetto dei risultati non sempre brillanti.
Moser, lei ha raggiunto la celebrità internazionale nel 2002, vincendo il concorso "Ciaikovskij". Consiglierebbe a un giovane studente di partecipare ai concorsi?
«A dire il vero, quello è stato il modo con cui ho iniziato la mia carriera, ma partecipare ai concorsi, anche se importanti, non è per me fare realmente esperienza con la realtà della musica. Quindi, a un giovane consiglierei soprattutto di suonare, suonare e suonare. La cosa fondamentale è esibirsi il più possibile».
Lei tiene molti concerti all'anno e ha già suonato con Riccardo Muti. C'è qualche episodio e luogo che ricorda con maggior piacere?
«Non so rispondere così su due piedi. Sono stato a New York ed è stato straordinario, ma lo è stato anche in Spagna e altrove. Posso però dire che la cosa più gradevole, per me, è quando la gente mi cerca a fine concerto e vuole parlarmi. E' molto bello. Soprattutto, sono grato al maestro Muti. Lui non è certo una persona che ti fa sentire "in debito", anzi ti mette molto a tuo agio, pur chiedendoti il massimo. Credo che questo sia il segreto dell'empatia che esiste tra lui e i ragazzi della "Cherubini". Muti, come tutti sanno, è davvero un grandissimo direttore d'orchestra, ma crea anche quelle condizioni di rispetto reciproco che sono rare da trovare. Provate a immaginare: un giovane come me che lo ascolta con rispetto ma anche con timore. Lui invece riesce a togliere la paura e così resta solo un enorme rispetto. Una situazione ideale per poter lavorare bene insieme. Personalmente rispetto Muti non solo per il nome che ha, ma per la persona che è»
Come stanno procedendo le prove?
«Per me eseguire più volte lo stesso pezzo resta comunque un'esperienza misteriosa. Per questo non ho un compositore preferito. Ogni progetto, ogni orchestra, ogni direttore rende uniche le mie interpretazioni. Questo mi sorprende continuamente. Nel programma di stasera abbiamo Schumann: la cosa grande è che non ci sono definitive conoscenze quando si affronta un compositore come lui».
Il violoncello e gli archi sono spesso utilizzati in brani pop-rock. Cosa pensa della fusion? Accetterebbe di partecipare a un progetto di questo tipo?
«Non tutti sono i Beatles e non tutti i progetti riescono bene. A parte alcune eccezioni, quindi, io non credo nella fusion. Penso sia un'idea campata per aria. Per quanto mi riguarda, preferisco proseguire nel campo della musica classica e non mischierei mai le due cose. Dopo di che, a casa ascolto Zappa, che per me è geniale, Pink Floyd e perfino Jamiroquai. Ammetto anche di possedere un violoncello elettronico e di divertirmi a suonarlo: lo attacco al mio Makintosh e cerco di ricreare il suono dei Metallica. Ma nella musica classica ci sono già talmente tanti progetti da affrontare, che se mi mettessi a lavorare seriamente anche su altri generi non finirei più. E poi, come dicevo poco fa, già suonare il Concerto di Schumann diventa ogni volta un pianeta diverso nella costellazione musicale della sua pagina. Diciamo che, stasera con Muti, per me sarà sicuramente toccare uno degli apici più alti di questo universo».
Dopo il concerto di stasera, la "Cherubini" diretta da Muti inizierà una mini-tournée prestigiosa: domani suonerà al "Coccia" di Novara per i 50 anni dalla morte di Guido Cantelli, direttore d'orchestra della Scala di origini novaresi (una serata significativa, dato che Muti nel 1967 vinse il "Premio Cantelli" per giovani direttori d'orchestra); lunedì si esibirà al "San Carlo" di Napoli, alla presenza del Presidente della Repubblica Napolitano, e martedì suonerà al "Regio" di Parma.
Eleonora Bagarotti